Project Malawi, un sogno nel cuore dell’Africa

Marco Lombardo

Esiste un Paese dove non ci sono anziani e dove i bambini non riescono a diventare vecchi. Esiste un Paese di cui quasi nessuno sa niente perché è un puntino nel mondo, ma dove abitano 13 milioni di persone e un milione di queste sono piccoli orfani. Esiste un Paese dove l’Aids conta 900mila casi, dove manca un’intera generazione perché la trasmissione avviene ancora prima che uno nasca, nella pancia della mamma, che morirà di sicuro lasciando al mondo un bambino già spacciato. Esiste un Paese dove operano in tutto due - ma proprio due - pediatri e dove a un bambino per studiare basterebbe un euro e mezzo l’anno, ma spesso non li ha. Questo Paese è il Malawi, un puntino di 118mila chilometri quadrati nell’Africa australe dove l’aspettativa di vita supera a stento i 37 anni e dove ogni anno è carestia, anche se lì c’è il terzo lago più grande dell’intero continente. Perché questa è l’Africa.
Eppure il Malawi non è spacciato, perché lì qualcosa sta nascendo grazie al Project Malawi, un’idea che ha legato Banca Intesa e Fondazione Cariplo con alcune organizzazioni umanitarie per qualcosa che non sia la solita beneficenza. Project Malawi è un programma decennale per far rinascere un Paese agendo su quattro direttive ben precise. In primo luogo la salute, cioè cura dell’Aids, grazie al piano Dream che la Comunità Sant’Egidio ha già sperimentato con successo in Mozambico, dove si è arrivati al risultato di far nascere sani da madre sieropositiva il 95% dei bambini. E dove la speranza di vita di chi è malato conclamato sta crescendo: «Vogliamo agire proprio guarendo le madri per dare un futuro ai figli». E per fare questo si stanno formando medici e infermieri sul luogo, perché si dice - e senza scherzare - che ci sono più dottori malawaiani a Londra che nella capitale Lilongwe e dintorni.
Poi c’è il problema della cura degli orfani, spesso cacciati dai villaggi che ora Save the Children sta battendo palmo a palmo per riorganizzare le famiglie in comunità. Il terzo fronte è quello della prevenzione, del dialogo tra giovani per un corretto comportamento sessuale che l’organizzazione Magca-Sam Scout, forte di un’organizzazione di giovani volontari, sta cominciando faticosamente a diffondere abbattendo la diffidenza di chi non ha mai pensato che un problema del genere esista. E infine lo sviluppo locale e la microfinanza curato da Cisp, lì dove chi coltiva i campi lo fa ancora con la zappa perché l’aratro è un lusso.
La regia di tutto questo è appunto di Banca Intesa e Fondazione Cariplo che hanno già stanziato 3 milioni di euro e altri 6 sono in arrivo per il 2008. In mezzo è partita la raccolta e l’appello, già raccolto da molti correntisti, dai dipendenti e da alcuni partner. Perché il Malawi è un malato grave, gravissimo, ma non senza speranza: ha una democrazia parlamentare, ha risorse da valorizzare, ha un buon tasso di scolarità, non ci sono conflitti interni. «Insomma, non è solo una questione di soldi - dice l’amministratore delegato di Banca Intesa Corrado Passera - ma di progetti. Nel 2006 inaugureremo i primi tre centri sanitari dei dieci in programma. Abbiamo firmato un accordo diretto col governo del Malawi, coinvolgeremo più organizzazioni possibili per fare fronte comune. E poi faremo controllare periodicamente il nostro lavoro. Insomma, ci serve l’aiuto di più persone possibili». Per darlo c’è un conto corrente Banca Intesa già aperto e intestato a Project Mmalawi Onlus, numero 6000/29, Abi 3069, cab 05092 (numero verde 800.616.161).