«Pronti a porre il veto al bilancio europeo se ci tagliano i fondi»

Francesco Casaccia

da Roma

L’Italia è pronta a porre il veto sul bilancio dell’Unione europea per il periodo 2007-2013. È quanto annuncia il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, al coordinamento delle regioni meridionali. Un annuncio che raccoglie consensi ovunque, anche nel centrosinistra. La posizione dura del nostro Paese è motivata dalla proposta lussemburghese per un diverso riparto dei fondi strutturali che toglierebbbe alle regioni del Mezzogiorno 7-8 miliardi di euro.
Di fronte a questo pericolo, il Paese fa quadrato intorno a Fini e al governo. Alla riunione delle regioni meridionali, presso la sede della Regione Campania a Roma, c’è anche il ministro per le Politiche comunitarie, Giorgio La Malfa, quello per la Coesione e lo sviluppo, Gianfranco Miccichè, alcuni eurodeputati e il presidente dei Ds, Massimo D’Alema. La discussione verte proprio sul bilancio comunitario e sulla proposta del Lussemburgo che sarà esaminata dal Consiglio europeo del 16 e 17 giugno.
«Se dovesse essere necessario - avvisa Fini - ci assumeremo la responsabilità di porre il veto. Mi auguro, comunque, che non sia necessario». Il vice premier definisce «una lodevole iniziativa», l’incontro tra le Regioni meridionali, «perché chiama a un tavolo il governo, le Regioni del Sud, i parlamentari europei di ogni estrazione politica per discutere il bilancio dell’Unione europea». Secondo Fini, infatti, è importante e fondamentale «rendere evidente in sede europea che la nostra posizione non è solo quella del governo, ma che è stata sottoscritta dal Parlamento e da tutte le Regioni». Nonostante, l’Italia abbia puntato i piedi non chiude la porta alla trattativa. «In questa fase, dopo il voto francese, la politica resta un aspetto primario per le prospettive dell’Unione. È chiaro a tutti - prosegue il ministro degli Esteri - la necessità di conciliare gli interessi nazionali con quelli di Bruxelles». D’altra parte, prosegue Fini, «Chirac considererebbe provocatoria, dopo il referendum, la nostra posizione di reperire risorse attraverso meccanismi di cofinanziamento della politica agricola comune. Perché tutti sanno che la Pac tutela in particolar modo gli interessi francesi. Anche Blair - aggiunge il capo della Farnesina - riterrebbe inaccettabile la nostra proposta sui meccanismi di rimborso britannico». Dunque, il nostro Paese continua a puntare sul dialogo e la mediazione. Nei prossimi giorni ci saranno altre riunioni come quella di ieri in vista del Consiglio europeo del 16 e 17 giugno.
Pollice verso sulla proposta lussemburghese anche da parte di La Malfa. «L’insoddisfazione che emerge dai referendum - spiega il ministro per le Politiche comunitarie - è largamente collegata all’andamento negativo dell’economia. Si può, dunque, discutere il livello della spesa complessiva, ma devono essere assicurati alcuni obiettivi, come la solidarietà nei confronti delle regioni più deboli».
Anche D’Alema la pensa in questo modo. «Alla caduta del consenso verso l’Europa - precisa il presidente dei Ds - si risponde rafforzando l’Europa. Ma se noi tagliamo i fondi strutturali, se tagliamo gli investimenti per la competitività, pensiamo che nel Mezzogiorno d’Italia possa crescere il consenso d’Europa? Il consenso diminuirà uilteriormente e, quindi, credo che sarebbe una risposta totalmente sbagliata». Identico ragionamento anche dal ministro per l’Attuazione del programma, Stefano Caldoro. «Dopo il voto francese sulla Costituzione Ue - dice - è assolutamente necessario un forte accordo tra gli Stati membri sulle prospettive finanziarie dell’Unione Europea». Il presidente degli europarlamentari di Forza Italia, Antonio Tajani, conferma che la Cdl «farà sentire forte la voce a Strasburgo quando si discuterà la relazione Boege sulle prospettive finanziarie». E mentre Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, chiede di evitare «il pericolo che i costi dell’Ue ricadano sul Sud», Maurizio Gasparri di An ritiene necessario aprire rapidamente «un grande dibattito sul futuro dell’Europa».