Proposta di Confagricoltura: «Alle imprese i terreni statali»

Una proposta precisa. Gli agricoltori chiedono al governo di mettere a disposizione delle loro imprese i terreni dello Stato «per far crescere i produttori in dimensione e competitività». È l’idea che ha lanciato il numero uno di Confagricoltura, Federico Vecchioni, al «Forum futuro fertile» che riunisce gli agricoltori a Taormina. L'agricoltura, ricorda Vecchioni, rappresenta il 2,5% della ricchezza nazionale, ma il sistema che le ruota intorno ha un peso decisamente superiore che può arrivare fino a un sesto dell’intera economia nazionale. Più agricoltura è uguale a meno recessione, recita lo slogan dell'incontro.
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ospite del Forum, non lascia cadere la proposta. Egli ricorda come l’Italia sia un Paese duale e come il Centro-Nord sia una delle aree più ricche d'Europa. Il Sud invece ha continuato ad arretrate. «Dagli anni Novanta al 2000 sono stati spesi circa 100 miliardi al Sud, perdendoli». Il federalismo fiscale servirà a rendere maggiormente responsabili i politici locali delle risorse erogate. Ma è necessario anche quello che Tremonti definisce «un federalismo demaniale». «Non ha senso - dice Tremonti - che una gran massa di immobili sia gestita da Roma. Si deve permettere il passaggio di questi attivi ai territori e questi ultimi li ridiano all’economia».
Secondo i calcoli di Confagricoltura in mano agli enti pubblici (sia nazionali sia locali però) ci sono 2,6 milioni di ettari di terreni inutilizzati. Il valore approssimativo dovrebbe avvicinarsi ai 10 miliardi di euro. Una massa critica per far crescere la dimensione delle aziende e per rendere in termini assoluti più produttivo il suolo italiano.
A Taormina si è anche messo in evidenza come la superficie agricola nazionale sia in costante calo e dunque come non ci si possa permettere uno sfruttamento inefficiente. Dagli anni Ottanta sono stati persi 3 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata, pari a circa un quinto della superficie agricola complessiva. Un’enormità. La richiesta di Vecchioni riguarderebbe solo una parte di queste terre inutilizzate: 300mila ettari.
Il presidente ha poi affrontato i temi del commercio internazionale. Ha ribadito la necessità di combattere il protezionismo. Anche se la ricetta di scambi puramente liberi non piace agli agricoltori. «La liberalizzazione totale degli scambi - si legge in uno studio citato al Forum - determinerebbe una flessione delle produzioni agroalimentari e un aumento dei prezzi delle materie prime agricole». La liberalizzazione avrebbe, si ritiene, un effetto di piazzamento a danno delle agricolture tradizionali, tra cui quella europea. Il forum continua oggi e domani.
NP