La prostituta accetta i buoni-pasto

Via del Campo c'è un ticket restaurant. Adesso a Genova per pagare le prostitute usano i buoni pasto del Comune. Quanto fa? Tre Luch Time o due Buonochef club. Come il piatto pomodoro e mozzarella al bar dell'angolo: anche il risto-bordello si consuma rapidamente. E, a suo modo, toglie pure la fame.
Poi dicono i liguri. Sono geniali. Di più: in fatto di soldi sono come Valeria Marini quando si tratta di chirurgia estetica. Le provano tutte, insomma. Anche a costo di mandare la logica a gambe all'aria: che affidarsi alla burocrazia fosse un casino, infatti, ormai l'avevamo capito. Ma che anche i casini, ora, si affidino alla burocrazia è una vera sorpresa.
Il ragionier Fantozzi Ugo ne sarebbe orgoglioso: il manuale del perfetto travet da tempo insegna che i buoni pasto si possono usare per ogni evenienza. Ora, scopriamo, anche quella evenienza. Non si smette mai di imparare. Le dure lotte sindacali, del resto, hanno una loro ragion d'essere: chi non lavora non fa l'amore. Chi lavora, invece, sì. A patto che nel contratto sia previsto il buono del Ristochef.
Chi se ne avrebbe un po' a male, invece, per restare ai genovesi celebri, è Fabrizio De Andrè, non a caso citato in apertura. La burocrazia municipale applicata al postribolo, in effetti, toglie poesia a quest'ultimo. Ma ve l'immaginate? Come avrebbe potuto declinare le sue celebri canzoni? Via del Campo c'è una graziosa, pagala in contanti o col ticket rosa? Oppure: dai diamanti non nasce niente, dal letame nasce il Ristopass?
Un tempo, quando si parlava di pappa, a proposito di prostituzione, si pensava ad altro. Adesso, invece, si confonde tutto: cose da mangiare e cose da magnaccia, buona donna e buoni pasto, marchette e supermercati, meretrici ed esercizi convenzionati. In ogni caso, si parla di servizi completi, in alcuni casi anche servizi complementari. Con notevoli benefici fiscali. Il tutto diventa moneta sonante. Anzi, molto sonante. Da squillo.
Pecunia non olet, si capisce, neppure se puzza di tonno e carciofini, bresaola, birra e panino alla maionese. Pare che le ragazze non siano particolarmente contente del nuovo mezzo di pagamento, ma, si sa, la crisi è la crisi, e la fame è la fame. Poi, respirando l'aria di Genova, hanno subito imparato la lezione e dunque tirano sul prezzo: compri sesso coi ticket? Costa di più. Così incassano malloppi di tagliandi e con quelli vanno a far la spesa nei negozi del centro, dove i commercianti si chiedono stupiti: ma quante giovani nigeriane hanno assunto negli uffici del Comune? E come mai vestono tutte calze a rete e guêpière?
In effetti pare che a essere trasformati in moneta del piacere siano soprattutto i buoni pasto comunali. Il fatto ha provocato qualche imbarazzo in municipio dove si è cercato immediatamente di accendere luci (rosse) sul caso. «Come mai abbiamo questo primato?», si sono chiesti tutti. Diverse le ipotesi che circolano nei corridoi: a) gli impiegati comunali hanno più buoni pasto degli altri (a spese dei contribuenti); b) gli impiegati comunali fanno la dieta; oppure c) fare l'impiegato comunale aumenta in modo smisurato il desiderio sessuale. In quest'ultimo caso, si prevede l'affollamento al prossimo bando di concorso per un posto all'anagrafe.
Comunque, nel frattempo, l'idea del Sess-Luch potrebbe essere allargata ad altri mezzi di pagamento. Per esempio: le prostitute accetteranno anche i buoni sconto dell'Esselunga? E la raccolta dei bollini del benzinaio? Si potrà barattare mezz'ora d'amore con la tessera del Cral, un po' di shopping allo spaccio aziendale o la gita del dopolavoro al lago d'Iseo? In attesa che i genovesi aprano la strada, noi ci diciamo fin d'ora disposti a seguirli. Magari così riusciremo tutti ad andare in ufficio più sereni. In fondo, si sa, c'è modo e modo di timbrare il cartellino.