Le proteste di piazza non si addicono al tempio della lirica

Ho letto l’articolo scritto da Alberto Gagliardi - Nicolò Scialfa, in compagnia di amici abbonati al Carlo Felice e credo di poter premettere che se ai lavoratori del teatro Carlo Felice non va bene il Sovrintendente Gennaro Di Benedetto, non va bene il direttore dell’Orchestra Daniel Oren… forse i «mitici» lavoratori o meglio la minoranza più sindacalizzata potrebbe anche avere qualche torto e forse non sono «i genovesi, e non solo loro, che non hanno capito il recente atteggiamento dei lavoratori» ma ritengo che a non aver capito siano proprio i due scriventi che forse non hanno seguito gli sviluppi dal 2003 in avanti e non hanno letto, in modo critico, tutti i volantini distribuiti davanti al teatro da lungo tempo.
Occorre che Gagliardi e Scialfa non ripetano come pappagalli le sole ragioni dei lavoratori (per questo ci sono già i sindacati) ma sentano anche l’altra campana della direzione del teatro.
- Teatro: poteva essere ricostruito tal quale ma poi ci fu un concorso di idee e vinse il progetto di questo grande teatro in condizioni in cui… lo Stato pagava; poi ci furono le trasformazioni di tutti i teatri italiani da enti autonomi a fondazioni di diritto privato e la musica cambiò per tutti i teatri non solo per il Carlo Felice, il quale forse ebbe delle gestioni in passivo e non mise in atto per tempo tutte le contromisure necessarie ma c’era la speranza che qualcuno ripianasse ogni anno il passivo.
- Fondo integrativo: non è stato l’unico fondo integrativo aziendale a fallire in un periodo in cui fallirono l’Inpdai poi conferito all’Inps e tante aziende i cui dipendenti devono ancora vedere dopo anni le loro spettanze come le aziende fallite a seguito del caso Poulides, tanto per restare a Genova. Purtroppo chi non lavora nel settore pubblico… corre anche il rischio che il fondo integrativo aziendale chiuda.
- Nomina di Di Benedetto: fu nominato da chi aveva i poteri ed il suo incarico può essere confermato, rinnovato alla scadenza oppure non rinnovato SOLO da chi ha i poteri per farlo; se i lavoratori hanno scritto all’allora sindaco Pericu di non riconfermare il Sovrintendente, il sindaco avrebbe dovuto rispedire la lettera al mittente in quanto le nomine ed i rinnovi Non competono ai lavoratori del teatro ma solo e soltanto agli organi preposti secondo il Codice Civile.
L’assemblearismo sessantottesco deve restare fuori dal teatro perché se il sindaco avesse accettato ieri la lettera dei lavoratori contro Di Benedetto, dopo una lettera contro Oren allora significa accettare ogni protesta piazzaiola e questo non va bene per la scuola e tantomeno per un Teatro; c’è un’alternativa e cioè che i lavoratori costituiscano una cooperativa e si autogestiscano da soli e dimostrino di essere in grado di mandare avanti il teatro! Ma non vorrei che messi di fronte a tale possibilità facessero come quegli operai di una ditta meccanica di Somaglia (Pc) ai quali negli anni ’70 il proprietario offrì la fabbrica gratis con il solo contratto di affitto dei muri… e gli operai dissero: «Ma signor Sanclemente… mica siamo scemi noi…».
- Professionisti Impazziti: è una definizione presa da un volantino dei lavoratori in sciopero… almeno gli scriventi potevano scrivere qualcosa da soli senza fare un copia-incolla di un volantino!
- Occorre che una delle due parti venga sostituita: anche nel calcio può cambiare ora l’allenatore (caso più semplice.. basta pagarlo) ora certi calciatori primedonne come hanno fatto certe società serie ieri (Real Madrid con Cassano) e l’altro ieri (Inter con Angelillo, Juventus con Sivori)
Conclusioni. La vicenda del teatro deve essere di competenza di chi ha i ruoli istituzionali, di chi ha vinto le elezioni comunali e comunque non di Gagliardi che deve pensare a fare una valida opposizione in Comune soprattutto in questo mese che ci separa dalle elezioni politiche, perché il Sovrintendente può essere rimosso solo da chi ha i poteri per farlo; i lavoratori del teatro non hanno questo potere... piaccia o meno agli scriventi.