La provincia nera e sensuale dei commessi viaggiatori

Femmine, delitti e misteri. «Donne da lontano» di Pier Mario Fasanotti: il valzer dei destini incrociati lungo le strade di provincia di un’altra Italia

Li intravedi di sera, quando sale la nebbia, un gruppo di case lungo la provinciale, con i lampioni che illuminano poco e il freddo che scivola sulle facciate di vecchie case dai muri grattugiati e scende sull’asfalto. Camminano a testa bassa, rannicchiati in un cappotto scuro, ricordo di un’eleganza sorpassata, ma che sa di decoro. È qui, in questo mondo, che sopravvivono i personaggi di Pier Mario Fasanotti. Quando li incontri in un bar o da un barbiere dalle vetrine appannate, ti guardano, ti pesano e poi magari ti raccontano una storia. È quello che accade in Donne da lontano (Pequod, pagg. 188, euro 14). In questa storia ci sono tre uomini e una donna che dà le carte. L’uomo che racconta non può che perdere. L’uomo che ascolta nasconde un poker. Il terzo uomo è un bluff. La donna ha in mano il destino di ognuno dei tre. Il resto è il viaggio in un’Italia sommersa, con quel tanto di antico e perduto che ancora resiste nella provincia italiana. Le notizie, qui, arrivano ancora con un telegramma. C’è un commerciante di biancheria intima, un tempo commesso viaggiatore, che narra al fratello appena tornato dall’Argentina la vita di un suo vecchio collega, un istrione, maestro di abbordaggio, dispensatore di filosofia, in giro per le strade padane con una Buick dal colore non proprio ministeriale acquistata in Spagna da un ex diplomatico. È la storia di Albano Lantero, delle sue donne, dei suoi segreti, di un delitto senza colpevole e di uno scippo d’amore crudele. È la storia di piazzisti che battono le strade di provincia e si incaponiscono sempre sulle stesse cose. «Vogliono sentirsi il meno possibile degli intrusi. E spesso ostentano le poche conoscenze che hanno delle città che visitano. I commessi viaggiatori si riconoscono all’istante: la loro mente è come disegnata su mappe cittadine, contrassegnate da asterischi e stellette, segnali di posticini unici al mondo. Sono dei Cristoforo Colombo regionali». I personaggi di Fasanotti bevono l’Aperol con il bordo del bicchiere impregnato di zucchero, vanno pazzi per il Dolcetto e Barbera e rimpiangono la vecchia Millecento. Senti parlare di loro, quando il loro lato oscuro diventa più cupo, nelle pagine d’autore della nera locale, quando ancora non era un breve lancio d’agenzia ma un ricco palcoscenico di commedia umana.
Il Lantero ha conosciuto molte donne. Sono bellezze fangose, come Armanda, la moglie. Donne che non hanno mai scelto il proprio destino ma si sono trovate in un posto e si sono accomodate, fino al momento in cui la corrente le trascinava di nuovo. Sono anche donne di passaggio, donne carnose dai polpacci sodi, donne annoiate, avide di denaro o di passione. È da uno di questi incontri che nascerà Iolanda, la figlia del Lantero. Iolanda morirà in un albergo, assassinata. Il Lantero finirà in tribunale. Ed è questa la chiave del giallo di Fasanotti. C’è una vittima, c’è un padre innocente, c’è un patrigno colpevole, che pagherà il suo debito non alla giustizia ma alla vendetta. La vendetta è donna.