Pubblicità choc, tutti contro Dolce e Gabbana

Lettera bipartisan di 13 senatori al Giurì della pubblicità. Esposto della Cgil che minaccia lo sciopero dello shopping. I due stilisti italiani sotto accusa per le immagini della nuova campagna: "sono sessiste e istigano allo stupro di gruppo"

Roma - Un'esposto bipartisan al Senato. Una lettera della Cgil. Tutti contro le pubblicità di Dolce e Gabbana, definite "sessite" e "istiganti allo stupro di gruppo". "Chiediamo che Dolce e Gabbana ritiri la pubblicità o che l'azienda sia richiamata al rispetto delle regole". Scrivono 13 tra senatrici e senatori dell'Ulivo e di Forza Italia al Giurì per l'autodisciplina pubblictaria, Umberto Loi, in relazione alla nuova campagna pubblicitaria dei due stilisti italiani. "La pubblicità rappresenta in maniera non allusiva una vera e propria istigazione allo stupro di gruppo: una donna sofferente a terra e tre uomini sulla cui funzione l'immagine non lascia dubbi. Siamo sconcertati e offesi poichè essa va molto oltre la concezione della donna come oggetto che il più delle volte ricorre nelle immagini pubblicitarie. Recenti indagini Istat confermano la drammaticità e la diffusione della violenza sessuale contro le donne: sono circa 7 milioni, il 31,9, le donne che subiscono violenze fisiche e sessuali. C'è bisogno di azioni e di modelli positivi, non certo di immagini che istigano alla violenza".

Cgil Anche la Cgil si schiera contro la pubblicità di Dolce e Gabbana e sottolinea che i due stilisti dovrebbero chiedere scusa a tutte le donne. Nel manifesto un uomo a torso nudo tiene una donna inchiodata a terra per i polsi, mentre lei cerca di divincolarsi. "Quel manifesto veicola messaggi di violenza sulle donne - afferma Valeria Fedeli della Cgil - deve scomparire e gli stilisti si devono scusare con le donne. Altrimenti l'8 marzo proclameremo uno sciopero degli acquisti dei capi di D&G".