La Puglia che non conosci: sui canyon nasce il brand "Terra delle Gravine"

I sindaci dei comuni del tarantino, da Grottaglie a Laterza, da Castellaneta a Ginosa, a Palagianello, uniscono le forze in un consorzio per farsi conoscere nel mondo come nuova meta turistica

Incidono la roccia calcarea come profondi canyon, nati nella preistoria della Puglia per ospitare fiumi che arrivavano fino al mare del golfo di Taranto. Le Gravine conservano le tracce di antichissimi insediamenti, con grotte che erano abitate come i più famosi Sassi di Matera, chiese rupestri, cripte, santuari e un ecosistema che protegge rari esemplari di flora e di fauna, come in una bolla fuori dal tempo. Greci, romani, bizantini, longobardi hanno lasciato le loro impronte in queste terre di civiltà contadina, disseminate di masserie, trulli e muretti a secco.

Ma adesso le Gravine vogliono diventare anche un brand turistico e per farsi conoscere i 13 comuni della provincia di Taranto e l’unico di quella di Brindisi hanno deciso di lavorare insieme. Entro l'anno hanno in progetto la creazione di un consorzio, stanchi dell’immobilismo di Regione e Provincia, che avrebbero dovuto valorizzare queste terre delle Murge fin dal 2005, quando è nato il Parco naturale Terra delle Gravine, ma a quanto sembra poco hanno fatto.Negli ultimi anni, però, qualcosa si è cominciato a muovere, soprattutto grazie all’impegno di dinamici e rampanti sindaci che, con le loro amministrazioni, si sono alleati per proporre al resto dell’Italia e al mondo una meta ancora incontaminata dai flussi organizzati di viaggiatori, ma che ha grandi potenzialità.

Nascono nuovi alberghi sul mare turchese e originali Bed & Breakfast arrampicati nei paesini dell’entroterra, si ristrutturano castelli e palazzi nobiliari, con sale per convegni e affascinanti cortili per le feste, si inaugurano nuovi musei dedicati soprattutto all’arte della ceramica che ha reso famosi questi centri, si aprono a tutti fattorie e caseifici dove si impara come nascono mozzarelle, nodini e burrate, si organizzano gite in barca per incrociare delfini e tartarughe marine, in bicicletta per attraversare i boschi, arrampicate sulle pareti rocciose e addirittura voli in aliante per vedere dall’alto i percorsi tortuosi delle Gravine.In questa parte alta della Puglia tarantina, ben lontana dalla notorietà del Salento, arrivano in avanscoperta viaggiatori dalle regioni italiane e turisti americani, tedeschi, inglesi, anche australiani.

Ci sono anche registi e attori, che ambientano i loro film in questi suggestivi crepacci. Come nella Gravina di Ginosa, dove Beppe Fiorello e Pierfrancesco Favino, sono stati recentemente impegnati nelle riprese di «Chi m’ha visto», con la regia di Alessandro Ponti. É lo stesso incredibile scenario scelto nel lontano 1964 da Pierpaolo Pasolini, che anche qui girò molte scene del famoso «Vangelo Secondo Matteo», ambientato anche a Matera, e per esigenze cinematografiche fece addirittura esplodere un’abitazione, facendo crollare una parete di roccia. Sempre a Ginosa, nel 2015, sono state girate scene de «Il Manoscritto», del regista Alberto Rondalli, con Alessandro Haber, Alessio Boni, Flavio Bucci e scene di «Tulips», della regista premio Oscar Marleen Gorris.Il primo cittadino di Laterza, Gianfranco Lopane, è uno dei più attivi nel progetto di lancio del nuovo brand Terra delle Gravine. «L’unione fa la forza- spiega- e noi abbiamo deciso di superare ogni rivalità politica, campanilistica o personale, per realizzare un programma di valorizzazione della zona, che ha da offrire vacanze meravigliose, sia dal punto di vista culturale che naturalistico ed eno-gastronomico. La nostra città è a pochissimi chilometri da Matera, che prepara le celebrazioni del 2019 come Capitale della cultura europea e pensiamo che, facendo sistema, potremmo proporre ai visitatori degli itinerari più ampi, invogliandoli a non trattenersi sono un week end o comunque pochi giorni nella città dei Sassi ma magari organizzare un’intera settimana, per scoprire anche le bellezze delle Gravine della Puglia».Si affaccia su un anfiteatro naturale, Laterza, con crepacci profondi scavati nella roccia, montagne verdi, grotte e terrazzamenti. Il suo è il canyon più grande d’Europa e un’oasi naturale protetta dalla Lipu, che si estende per 12 chilometri ed è abitata da rapaci, lupi, tante specie rarissime di animali e una fauna degna di avventure da film.

Ma la città è anche famosa per il suo pane, che tramanda la stessa arte usata nel Medioevo, proprio come Altamura poco più a nord. E le sue ceramiche non sono preziose meno di quelle della vicina Grottaglie, come testimonia l’esposizione di pezzi meravigliosi nel moderno e suggestivo museo nato recentemente nel cinquecentesco Palazzo Marchesale del suo centro storico.La capitale della ceramica, in questa terra, è certo Grottaglie, con il suo quartiere dedicato alle botteghe degli artigiani e il suo museo, che conserva una serie inestimabile di pezzi antichi e moderni, ospitato nel castello Episcopio. Ogni balcone per le vie della città, di ferro battuto o di pietra, espone ai lati i suoi beneauguranti pomi di ceramica colorata, a testimoniare quanto la tradizione sia sentita nelle famiglie. L’artigianato delle cercamiche, che ha le sue radici nella Magna Grecia, viene gelosamente conservato, rivalutato e innovato sempre nel rispetto della tradizione: si usano gli stessi impasti, gli stessi colori e gli stessi disegni creati nel Medioevo, utilizzati poi dai maestri ceramisti del ‘700, custoditi dalla Scuola d’arte nata nel 1887. Oggi questa tradizione viene rivisitata con occhio contemporaneo da molti artisti che si misurano in noti concorsi. La Gravina, naturalmente c’è anche a Grottaglie, con le sue grotte preistoriche, gli affreschi murali, le cascate, la cava di Fantiano.Poco lontano un altro piccolo comune, Palagianello, espone in piazza l’antica locomotiva della linea ferroviaria che una volta collegava i maggiori paesi di questa terra. Ora c’è una pista ciclabile che si snoda a picco sul baratro della gravina, dove si scoprono affascinanti chiese rupestri con affreschi antichissimi.

Michele Labalestra, insegnante di religione diventato sindaco, racconta che si vogliono conservare le storie di vita di questa ferrovia scomparsa in una mostra fotografica. E in cima al paese, affacciata sulla piazza-agorà, che ne è il cuore, apre agli eventi il maestoso Castello Caracciolo, già in gran parte restaurato, con grandi sale pavimentate con antiche mattonelle di ceramica di Laterza e un cortile dove si organizzano d’estate concerti e ricevimenti, affidandosi anche ai giovani chef e camerieri del vicino istituto turistico-alberghiero di Castellaneta, la patria di Rodolfo Valentino.Sulla costa c’è la riserva naturale dove migrano gli storni, tra i pini di Aleppo, scandita dalla presenza di antiche torri costiere di Castellaneta Marina. Nei comprensori lussuosi che si affacciano sulla lunga spiaggia bianca e incontaminata ha casa anche il famoso rocker Vasco Rossi che proprio qui, al riparo dagli occhi dei fans, in primavera ha preparato con tutta la sua squadra il concerto kolossal di Modena. D’altronde, se si cerca l’ispirazione, non c’è posto più adatto.