«Pulite le cacche dalle vette»: gli svizzeri scoprono l’umorismo

Peccato. Avevo già acquistato zaino, tascapane, borraccia, bussola, calzettoni, moschettoni, corda, scarponi, mentre per la giacca a vento sembrava che dovessero pensarci loro. Non vedevo l'ora di cominciare. Invece era solo uno scherzo. Carino, anche, ma quanto mi è costato. Trecentoventi euro. Dico.
Mi ero già fatto la bocca. Quest'estate avevo proprio voglia di andarci, in Svizzera, non importa in quale città o cantone, purché fosse Svizzera, a fare del volontariato in favore delle popolazioni locali colpite da un grave flagello: le cacche degli uccelli.
Me l'hanno fatta. Io ci volevo andare davvero. Credevo che l'Ente svizzero per il turismo avesse indetto questa mega-campagna per davvero. Avevo aderito allo spirito dell’idea. Mi sono detto: un Paese in cui il turismo è tra le principali voci in bilancio non può rimanere indifferente davanti al degrado ambientale prodotto da quei maledetti volatili. Chi si arrischia a fare un sesto grado sullo Jungfrau col pericolo di mettere la mano su una squacchera di beccaccia?
E invece era tutto uno scherzo. E non lo scherzo di qualche buontempone. È stata proprio una loro idea, dell'Ente svizzero in persona. Avrei dovuto capirlo subito, quando il comunicato-burla dava la colpa dell'aumento degli escrementi aviari alle agricolture biologiche e quindi all'assenza dei vecchi diserbanti e di altri dispositivi (come i falchi pellegrini, i gheppi, i gufi, le poiane e le aquile reali) di controllo delle nascite.
Lì c'era odor di scherzo. Ma io dicevo: eh no, sono svizzeri, loro. Lo Svizzero è un uomo senza grandi pretese. Ama gli orologi, il cioccolato e le farmacie, va spesso in banca e vuole un mondo più pulito. Perché, dunque, non accontentarlo? E così, eccomi qui con gavetta e fornello da campo, io che non so farmi nemmeno due uova al tegamino.
E poi sapevo che, in mano agli Svizzeri, il programma sarebbe andato a buon fine. Invece di oziare sotto un ombrellone con un brutto romanzo tra le mani, pensavo, ce ne andremo in giro per paesi, città, campagne, boschi, dirupi, forre, cime innevate, picchi solitari, laghi immacolati, fabbriche di cioccolato, baite, tetti, tettoie, senza dimenticare pergolati, siepi di rovi, le pigne degli abeti, e perfino la parte sotto dei sassi, quella non esposta al sole, dove diverse specie di uccelli vanno a fare i loro bisogni al riparo da occhi indiscreti. E puliremo. Strofineremo. Lucideremo.
Non solo. Avevo già in mente qualche modesta proposta per migliorare l'opera. Noi, dicevo tra me, puliamo, strofiniamo e asciughiamo tutti i sassolini, le foglie eccetera. Poi però gli uccelli, con rispetto parlando, ci ricacano sopra un'altra volta. E allora noi che facciamo? Ripuliamo un'altra volta, e poi due, e poi tre?
Eh no. Per questo avevo in testa di rivolgermi al suddetto Ente per suggerire nuove idee. Come quella di ripopolare la Svizzera di animali feroci. Introdurre coccodrilli, per esempio, nei fiumi (questo poteva rendere più avvincenti anche le gare di canoa). Gli orsi erano pochi? Via con i leopardi nei boschi (meglio la variante siberiana, più avvezza agli inverni freddi), e le iene (poco costose da mantenere) nei prati. Se le aquile reali scarseggiavano, e i gheppi e le poiane latitavano, allora perché non importare l'avvoltoio, se non addirittura il condor, che è anche un bel nome adatto a un modello di orologio (ma non di marca)?
Mi pareva una bella proposta. La scrivo qui nel caso l'Ente svizzero per il turismo ci ripensasse e volesse far partire davvero la sua degna iniziativa.
Pericoli? Ma quali pericoli? Quale coccodrillo oserebbe affrontare un banchiere svizzero senza avere stipulato, prima, un'adeguata assicurazione sulla vita? Quale iena assalirebbe un deciso e volitivo funzionario federale munito di Vacheron Constantin al polso?
Anche il turista, se vestito da banchiere, non avrebbe niente da temere. Nei negozi bernesi e luganesi di abbigliamento per bambini vedevo già tra me certi bei completini preconfezionati: «il piccolo direttore di filiale», «il piccolo poliziotto cantonale».
Insomma, io la trovavo una bella idea. Ho anche prenotato un alberghetto vicino a Zermatt. Voglio dire: ci ho speso dei soldi io, capite? Mi sono anche messo a dieta per non dover ansimare troppo su quelle salite. Adesso che faccio? Rimangio tutto?