Quagliariello: «Nessun veto ad altre forze»

da Roma

Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, novità dal vertice: allargamento tra 3 anni.
«Non la metterei così. Piuttosto si è disegnato un percorso per arrivare alla fondazione di questo nuovo partito».
Ossia?
«Una prima fase per condurre in porto la fase di transizione di tutti i soggetti verso una formazione unica. Per cui abbiamo avviato i primi passi per avere nei prossimi mesi dei coordinatori regionali, provinciali e comunali unici, oltre a un presidente e a una direzione unitaria. E insieme abbiamo designato il modello di un partito che valga per le prossime generazioni, perché questa è l’ambizione del Pdl».
Prossimi passi?
«La convocazione della commissione sullo statuto prevista per il 16 e il 19 l’assemblea costituente. Intanto abbiamo avviato lavori preparatori, tenendo ferma una convinzione».
Quale?
«Che i vecchi partiti non ci sono più e che quelli nuovi si devono fondare sulla centralità dell’elettore. Perché ormai siamo passati da una democrazia dei partiti a una degli elettori».
Bene, però aprite o no a nuove forze?
«Il Pdl è un partito a vocazione maggioritaria, unitaria, quindi per forza di cose è un partito aperto. Non c’è alcun veto. Ma bisogna ribaltare il problema: attrarre gli elettori per riuscire ad attrarre i partiti dell’area moderata».
In che modo?
«Convincendoli che a loro conviene stare nel Pdl. Se penso all’Udc è scontato che col Pdl, essendo entrambi nel Ppe, c’è un terreno naturale di confronto e d’intesa. Ma il problema, lo ripeto, non è capire chi entra e chi no, quanto avere una strategia politica che possa coinvolgere».
Non temete che invece nasca un mastodonte vecchio stampo?
«Sì se pensiamo al Pdl come una fusione tra vecchi partiti. Ad aprile sono scomparse le forze antisistema ed è finito il proporzionalismo. Ecco, se riusciamo a rendere stabili queste trasformazioni, anche il Pdl supererà di slancio i rischi della vecchia politica».
I rapporti interni. 75/25 o 70/30?
«Credo che varrà la regola già stabilita del 70/30 con possibili eccezioni da discutere di volta in volta. L’obiettivo però è arrivare presto a rapporti più fluidi, cosa che già accade all’interno dei gruppi parlamentari».
Avete discusso della reggenza?
«Nella riunione no, ma si è deciso che esisterà un presidente, ovviamente Berlusconi, e una direzione unitaria che per funzionare necessiterà di un coordinatore. Ma questo è un fatto tecnico, non “ideologico” e troverà una soluzione naturale tenendo conto di quelli che sono ora i ruoli di coordinatore dei due partiti».
Verdini vede un Pdl al 50%.
«Le percentuali le decide la capacità di convincere l'elettorato. È naturale tendere al 50% non come somma dei numeri ma per l’incisività dell’azione politica».