«Ma quali rischi È una battaglia tutta ideologica»

Raul Venier è un esperto di mais geneticamente modificato. Perché, come agricoltore, coltiva mais da decenni nel Bergamasco. E perché cinquant’anni fa ha cominciato a viaggiare negli Stati Uniti per scoprire e anticipare le innovazioni che, col tempo, sarebbero arrivate anche in Italia. Non tutte, però. Come è accaduto per gli ogm.
Conosce il mais Bt?
«Certo. L’ho provato dieci anni fa, quando erano permesse le sperimentazioni sul campo, quelle che, oggi, sono bloccate. I risultati erano straordinari».
Qual è il vantaggio?
«Il mais è attaccato da un insetto, la piralide, che causa dei funghi da cui, poi, si sviluppano le tossine. Così il prodotto diventa dannoso sia per gli animali, sia per l’uomo. Esiste un bacillo che la combatte, ma non si può spargere in un campo intero. Gli studiosi hanno individuato il gene che blocca la piralide: inserito nel mais è fenomenale, l’insetto non attacca più».
Ci sono effetti negativi?
«Assolutamente no. Negli altri paesi il mais ogm è utilizzato da anni, senza controindicazioni. Siamo autorizzati a importarlo per i mangimi degli animali: se non è nocivo per loro... ».
Si può importare ma non produrre?
«Sì. E il paradosso non finisce qui: il mais ogm è presente in alcuni alimenti per bambini, sempre importati».
Come mai quest’ostilità?
«È solo un’ideologia. È giusto adottare delle precauzioni: ma, proprio per questo, è necessario fare sperimentazioni serie. All’estero ci sono, da noi sono bloccate. Intanto la Spagna ha moltiplicato la produzione».
Qual è il beneficio maggiore degli ogm?
«Riducono la necessità di trattamenti con diserbanti, insetticidi ed erbicidi. Per questo la vera agricoltura biologica ha bisogno degli ogm: una mela modificata è sana, non è stata trattata, si può mangiare tranquillamente anche la buccia».
Altri vantaggi?
«La soia ogm, a differenza di quella naturale, non veicola allergie. Tutto merito di un gene identificato dagli scienziati. E poi la produzione è maggiore, perché le coltivazioni sono molto più resistenti. Ma, soprattutto, sono meno trattate. Respingere gli ogm è come avere una malattia e rifiutarsi di prendere la medicina che può curarla».