Quando a Cape Cod andava Thoreau (e non Obama)

U n fine intellettuale, secondo alcuni, uno dei padri del pensiero anarchico e del naturalismo moderni, secondo altri, un ciarlatano, secondo pochi, Henry David Thoreau è una figura controversa della cultura americana.
Noto ai più come autore del classico Walden, ovvero La vita nei boschi, resoconto dei due anni trascorsi in una capanna isolata nei pressi di Concord, Massachusetts, in realtà non scrisse solo testi di natura politica o filosofica come Walden, che non era una mera ode agli antichi valori della vita bucolica ma il rigetto di una società da cui non si sentiva del tutto rappresentato. Non a caso, l’altra opera celebre di Thoreau è il saggio Disobbedienza Civile, in cui l’autore teorizza non l’inutilità dello Stato, bensì l’importanza di uno Stato migliore e di un popolo più maturo.
Cape Cod (Donzelli Editore, traduzione di Riccardo Duranti, pagg. 295, euro 19,50) è un atto d’amore verso una zona splendida della costa orientale, a pochi passi dalla cittadina di Concord, dove Thoreau nacque e morì, una lingua di terra che si proietta nell’Oceano Atlantico a un centinaio di chilometri da Boston, con le ulteriori propaggini rappresentate da una manciata di isole come Nantucket e Martha’s Vineyard. È lungo le sue coste non particolarmente scoscese ma rese infide dalle bizze climatiche dell’Atlantico che l’autore si incammina a più riprese, annotandosi curiosità geografiche e aneddoti storici. Thoreau è considerato un grande naturalista, grazie alle minuziose descrizioni degli ambienti che ben conosce. «Qualsiasi paesaggio abbastanza deprimente possiede una certa bellezza ai miei occhi e nella fattispecie le sue caratteristiche permanenti erano messe in risalto dalle condizioni atmosferiche». Leggendo una frase come questa, dopo pagine in cui dune, mare, cielo e sentieri si fondono nella bruma dell’oceano, si fa fatica a cogliere quello che forse è il tratto più sorprendente della personalità dello scrittore Thoreau, l’ironia, che dispensa senza riserve. Un esempio lampante è il tono con cui affronta il tema dell’appropriazione della terra da parte dei coloni, ai danni dei nativi. Cape Cod, infatti, è un antico insediamento dei Padri Pellegrini che, nel 1605, dovettero chiedere cibo agli indiani Nauset nell’omonima piana. La voglia di stemperare il tono si scontra, talvolta, con la cupezza dell'ambiente. Pare che Thoreau esageri, visto che la zona di Cape Cod gode degli influssi mitiganti della corrente del golfo. A Thoreau la desolazione del paesaggio e il grigiore del clima piacciono. E meno male che le pagine sono corredate dalle riproduzioni degli acquerelli di Edward Hopper, in larga parte risalenti agli anni Trenta: le immagini delle casette bianche e dei fari storici frustati dal vento aggiungono luce ai paesaggi sbiaditi. Non è un caso che su quelle scogliere si siano verificati molti naufragi. Tra cacciatori di ostriche e raccoglitori di legname spiaggiato, tra balene, ostriche e squali, c’è anche il tempo per siparietti aventi per protagonisti i pittoreschi abitanti di quelle che oggi sono zone molto esclusive.