«Quando ho fame prego» Le diete ispirate alla Bibbia

L’ultima strategia per perdere peso si basa sui dettami dell’Antico e Nuovo Testamento: «L’obesità è peccato»

Manila Alfano

Quando cinque anni fa Blake Zanoni ha iniziato il programma pesava 102 chili. Perdere peso per lui ormai era diventato più che una sfida. Aveva provato di tutto, dai corsi di ginnastica alle diete: quella mediterranea, quella dissociata, dello yogurt, del minestrone, del panino, del riso. Niente sembrava funzionare. La fame vinceva su tutto, fino alla svolta definitiva, quando, insieme ai suoi genitori, decise di iscriversi al programma Weigh Down, un metodo per dimagrire che si ispira alla Bibbia.
Nove mesi dopo Blake pesava 67 chili. Al diavolo le diete e le iscrizioni in palestra. Gli Zanoni avevano vinto i peccati di gola ritrovando la fede in Dio. «Attraverso i corsi del Weigh Down ho sviluppato una relazione con Dio che non ho mai avuto prima - assicura Blake nella testimonianza lasciata sulla pagina web del sito - Ogni volta che ho fame prego, leggo la Bibbia o ascolto il nastro dei miei insegnanti. Con questa dieta i miei occhi si sono aperti alla verità assoluta». La famiglia Zanoni ha conosciuto il corso di dimagrimento evangelico attraverso la madre, Catherine, iscritta già dal 1999. Un paio d’anni dopo l’iscrizione del marito e del figlio. «Dio mi stava parlando attraverso mia moglie», dice Robert. Tra il 1999 e il 2002 questa famiglia del Wisconsin ha perso in tutto 75 chili con la dieta religiosa. Basta con hamburger, fast-food e coca cola considerati atei. Il segreto invece è seguire la dieta dei tempi di Gesù. Per non confondersi c’è il supporto di un testo intitolato Che cosa mangerebbe Gesù?, di Don Colbert. Nel libro si promette che chi mangia come il Messia resta in forma, snello e sano, e, se a volte c’è il rischio di cadere in tentazione basta domandarsi: Questo Gesù lo berrebbe? Questo Gesù lo mangerebbe? E allora il pane e il vino, gli alimenti dell’ultima cena, sono tra i più raccomandati, insieme ai prodotti tipici di Israele, olio, uva, frutta e diversi tipi di pesce. La carne invece è riservata ad occasioni rare e speciali, e per gli spuntini, al posto di cioccolato o merendine, broccoli e pomodori. «Ora finalmente posso dire al sarto: stringi i pantaloni ancora un po’», racconta il padre che ha già perso 19 chili. Accanto alle testimonianze della famiglia Zanoni ci sono quelle di Sara ed Eldom Gormsen del Minnesota, di Gina Graves del Tennessee, di Marla Branas, Florida e tante altre ancora. Perdere peso attraverso la dieta biblica promette ottimi risultati perché si fonda su un principio semplice quanto efficace: l’obesità è peccato. Il programma è nato nel 1957 quando il pastore presbiteriano Charles Shedd pubblicò Pray your weight away, nel quale equiparava gli obesi ai peccatori e propugnava la preghiera come via maestra verso una linea perfetta. Una decina di anni dopo i testi di dieta biblica e i racconti di miracolosi dimagrimenti erano ormai un fiume in piena. Mentre continuavano a uscire testi come Slim for Him (Magro per Lui), Help Lord, the Devil Wants me Fat (Signore aiutami, il diavolo mi vuole grasso) arrivavano i programmi dietetici da seguire in gruppi parrocchiali che spesso si sono trasformati in sette con milioni di adepti. Il programma che segue la famiglia Zanoni, creato da Gwen Shamblin, costa 100 dollari e include libri di testo e video. Gli iscritti non hanno nessun tipo di restrizione alimentare, possono mangiare cibi grassi o zuccherati e non è nemmeno previsto un corso di ginnastica. La devozione totale a Dio e l’eliminazione della cupidigia, assicurano gli insegnanti, sono sufficienti per perdere peso. Weigh Down ha 30mila centri in tutto il mondo e un milione circa di seguaci. Si incontrano una volta la settimana generalmente in chiesa per una terapia di gruppo, si siedono in cerchio, di fronte ad un’icona religiosa di riferimento e confessano a turno i loro peccati di gola, le loro debolezze e ascoltano consigli per superare la diabolica tentazione. Chi non riesce ad essere presente può collegarsi con la web cam e funziona ugualmente.
Tutti magri nel nome di Dio, insomma. E questa frenesia che incrocia fede, cibo e denaro, in fondo, non deve stupire. Nell’America grassa e sovrappeso, nell’America che mangia male, cresciuta all’ombra di hamburger e patatine, nell’America delle troppe religioni, dove la ricerca d’identità ti fa mescolare cristianesimo e innamoramenti new age, nell’America dove in fin dei conti gli affari sono affari, l’equazione Dio, peso, soldi ha trovato la sua risposta. Il resto, quello che ha a che fare con la scienza medica e la bilancia, è un particolare irrilevante. L’importante è crederci. Nutrizionisti e dietologi, chiaramente, guardano con scetticismo al fenomeno, pur riconoscendo gli effetti positivi di una terapia di gruppo e la forza della fede. «Il programma non ha nessuna base scientifica», dice Kelly Brownell, capo del centro di alimentazione all’università di Yale. Negli Stati Uniti si calcola che sono 58 milioni le persone sovrappeso. First Place è un’altra organizzazione che offre diete divine. Fondata nel 1981 a Houston ha mezzo milione di seguaci negli Stati Uniti. La tendenza, poco a poco sta arrivando anche in Europa, specialmente nel Regno Unito. Thin Within ha 100 sezioni locali. I gruppi hanno abbracciato tecniche di marketing più moderne e sono sostenuti dal successo di best-seller come The Maker's Diet (La dieta del creatore), di Jordan Rubin e Body by God (Il corpo fatto da Dio) di Ben Lerner.
Anche se l’esercito dei penitenti della linea non accenna a fermarsi restano dubbi e perplessità. Le diete, laiche o evangeliche, hanno una limitata percentuale di successo e forti rischi di «ricadute». «Se uno cerca di dimagrire perché pensa che Dio voglia così, che succede in caso di fallimento? - si domanda Marie Griffith, professoressa di religione a Princeton - Uno penserà di aver tradito Dio?». Dubbi che però non fermeranno la crescita di questo esercito di nuovi penitenti della linea. I prodotti collegati stanno vendendo a milioni e una nuova generazione di dietologi cristiani milionari è ben decisa a difenderne i guadagni. Business is business, appunto.