QUANDO L’ANTI-G8 È ANTI-DEMOCRAZIA

Attenti a on cadere nell'inganno e a non legittimare un equivoco costruito ad arte dalle Sinistre per confondere e depistare i moderati! Dinanzi alle manifestazioni per la commemorazione di Carlo Giuliani, al di là delle legittime e doverose preoccupazioni per la possibilità del ripetersi degli episodi di violenza incontrollata da parte di estremisti no-global, il lettore di centrodestra deve porsi la domanda sul vero significato che tali manifestazioni intendono rivestire. Sarebbe infatti semplicistico liquidare tutto quanto operando una semplicistica distinzione fra chi intende manifestare in maniera pacifica e chi, invece, non esclude il ricorso ad atti vandalici di marca antagonista. Il problema, al contrario, è che chi in questi giorni manifesterà, non lo farà, al di là delle apparenze, per ricordare una persona scomparsa, né per ribadire il suo No ad un processo di globalizzazione ormai, in realtà, già affermatosi, ma per ribadire la propria solidarietà e la propria simpatia politica a chi, nel manifestare, non teneva conto delle modalità democratiche universalmente accettate.
Chi dimostra, in realtà, si rende solidale con chi non voleva accettare le regole del gioco di una democrazia compiuta. In gioco, con le manifestazioni degli anti-G8, c'è il concetto stesso di legalità: lo scontro in atto è tra chi ha una visione di legalità anti-sistema, a stento mascherata con ideologie terzomondialiste, e chi, invece, crede nelle modalità liberal-democratiche di manifestare il proprio dissenso politico. Modalità che escludono, per loro stessa natura, il ricorso alla violenza contro persone e contro cose.
Se, infatti, con, il termine «legalità» si intende l'osservanza delle leggi, cioè il rispetto delle norme democratiche che regolano la vita civile, non può non apparire evidente come, in quel contesto, (...)