Quando nel 2006 S&P declassò Romano Prodi e la sinistra non protestò

S&P ci declassano. E la sinistra subito se la prende con Berlusconi. Ma a sinistra hanno la memoria corta. Nel 2006, governo Prodi subì un declassamento e a sinistra nessuno si stracciò le vesti

Milano - Oggi Standard % Poor's ha declassato il raiting del nostro Paese, non ha declassato il nostro Premier. In un momento di crisi per tutti i paesi dell'occidente la sinistra non riesce proprio a tirarsi fuori dalla bagarre di chieder per ogni motivo le dimissioni del Cavaliere. Lo chiede per Mills, lo chiede per il caso Tarantini, lo chiede adesso anche per il declassamento. "L’irresponsabilità allucinata delle reazioni di Berlusconi di fronte a un giudizio tecnico che sancisce il fallimento della politica economica del Governo, è un segnale di allarme gravissimo e dovrebbe convincere perfino i più accesi sostenitori ad abbandonarlo prima che trascini tutti nella rovina", parole e... musica visto che si tratta di un disco rotto di Barbara Serracchiani eurodeputata del Pd.

Ma allora proviamo a fare un passo indietro nel tempo. Era l'ottobre del 2006 e i giornali aprivano così: "Fitch e S&P abbassano il rating dell'Italia". In quel momento il premier era Romano Prodi. Ma anche nel 2006 indovinate di chi era la colpa del downgrade del raiting? Del Cavaliere ovviamente, secondo la sinistra. "Siamo certi che i prossimi giudizi, quelli cioè che terranno conto delle politiche economiche di questo governo e non di come il Paese è stato lasciato dal precedente, vedranno registrare un segno positivo". Parole del "professore". Quella volta non fu possibile chiedere le dimissioni di Berlusconi solo perchè un capo dell'opposizione per fortuna non può dimettersi. Ma in realtà le motivazioni date dall'agenzia di rating erano ben diverse e puntavano il dito contro Prodi e non al Cavaliere. "La riduzione del rating sull'Italia riflette la risposta inadeguata del nuovo governo alle sfide strutturali dell'economia e del bilancio dell'Italia,- affermava allora in una nota l'analista Moritz Kraemer-. La Finanziaria fa poco per avanzare significativamente sulla strada di riforme sul lato dell'offerta e nei fatti porterà ad un aumento netto della spesa in percentuale del pil invece di ridurre l'alta spesa, che è la causa di fondo degli squilibri di bilancio italiani". Dunque analizzando le parole bene è chiaro che il governo era definito "inadeguato" e che la finanziaria faceva poco per risolvere la situazione del Paese. Di sicuro la manovra non l'aveva varata Berlusconi. Ma l'allora ministro Padoa Schioppa. Nel 2008 quel governo finì nel nulla. Ma nessuno nel 2006 ebbe il coraggio, o la voglia di abbandonare Prodi, come chiede invece di fare oggi la Serracchhiani con Berlusconi. nessuno definì unnano della politica Prodi come fa oggi la Finocchiaro con il Premier. A sinistra si guardarono bene dal mettere in discussione la propria poltrona in parlamento. Nessuno a sinistra mise in discussione una finanziaria centrata prevalentemente sulle tasse, con quasi nessun provvedimento di contenimento della spesa. Insomma, ancora una volta due pesi e due misure. L'operato del Cavaliere si giudica sempre con un metro diverso. Allora, legittimamente, Prodi rimase al suo posto. Ma oggi la sinistra sembra aver cambiato idea...