Quando il nulla bussa alla porta e i buoni diventano assassini

Tutte le famiglie infelici sono infelici a loro modo. Ma anche tutte le famiglie felici sono, a loro modo, infelici. Ecco una famiglia modello. Era quella di Alessandro Mariacci, commercialista di Verona. Sua moglie, ex-avvocato, si chiamava Maria Riccarda. Il loro amore era sbocciato sui banchi di scuola. Dalla loro unione erano nati tre figli rispettivamente di tre, sei e nove anni. Si chiamavano Filippo, Nicolò e Jacopo. Vivevano tutti in una casa bellissima ricavata da un cascinale ristrutturato. Sembra l'inizio di una fiaba. Tutti sappiamo com'è andata a finire: Alessandro ha ucciso uno a uno tutti i familiari con un colpo di pistola alla testa. I bambini non hanno sofferto, dicono: sono morti senza accorgersene, dicono. Si dicono tante cose.

Dopo la strage, Alessandro - che ha sicuramente sofferto - si è disteso sul letto e si è sparato. Il primo pensiero che mi viene è che nella casa di quella famiglia c'era una pistola. È stata usata perché c'era. Non tutte le famiglie dispongono di un'arma, nemmeno le famiglie modello. Questo significa che Alessandro aveva una certa idea della sua famiglia. Pensava che vivere in un cascinale ristrutturato era meglio che vivere in un anonimo appartamento (come dargli torto), ma pensava anche che vivere in un cascinale ristrutturato comportava dei rischi, che la sua famiglia andava protetta, che la sicurezza per sé ma soprattutto per i suoi cari non era sufficientemente garantita, che il mondo era pieno di insidie dalle quali bisognava difendersi. Ci sono tre bambini, tre tesori, tre eredi, tre ragioni di vita e di morte. Una pistola è meglio. Nessuno era depresso nella famiglia Mariacci. Chi viveva intorno a loro li descriveva, appunto, come una famiglia modello. Modello in che senso? Nel senso che non avevano debiti, si volevano bene, erano allegri e sorridenti. Una presenza positiva, da prendere ad esempio: loro sì che... Ma la felicità è un'altra cosa. Il fondamento della felicità è un fondamento morale.

Io non so se questa idea della moralità avesse posto nella vita di Alessandro Mariacci. Lui amava la sua famiglia di un amore esclusivo, voleva proteggerla contro tutto e tutti. Sapeva che il lavoro delude, che il successo è effimero, e la sua opera principale era questa famiglia, questa casa: queste erano le cose sue, veramente sue. Per questo possedeva anche una pistola. Questa donna, questi figli, questa casa erano la sua eternità. Ora, in che modo si può insinuare nella mente di una persona l'idea che quello che si credeva eterno in realtà non lo è? Ci sono mille modi. La scoperta della malattia in un figlio, per esempio. Oppure la comparsa di qualche screzio familiare, di qualche incomprensione. O qualche equivoco di troppo, capace di scatenare brutti pensieri. A un certo momento, semplicemente, il nulla bussa alla porta e l'eternità scompare. È la scoperta che quello che avevamo difeso come il nostro paradiso non lo era affatto, e che il mondo brutto e cattivo, anziché starsene fuori dalla porta, è già entrato, e da chissà quanto tempo. Non è necessario essere cattivi per sterminare la propria famiglia. Anzi. Essere buoni è quasi peggio. L'uomo cinico perlomeno non si fa illusioni, non si ritaglia paradisi, e forse in casi come questo riesce a non perdere la testa. I bambini di Alessandro non erano proprietà di Alessandro, il loro destino non gli apparteneva. Queste sono cose che si imparano giorno per giorno. Magari Alessandro le sapeva, chi lo sa. O le aveva sapute. Ma quando la realtà della vita ha fatto uno scarto davanti a lui, mostrandosi diversa da come l'aveva immaginata, lui si è sentito solo, e i suoi valori si sono ridotti in cenere.

Quello che è successo a lui può succedere a tutti noi. Se non abbiamo la pistola, possiamo sempre usare il coltello, una corda, un cuscino. Uccidere è facile. Nessuna filosofia, nessuna etica ci possono garantire dall’invasione del nulla nella nostra vita. Quello che siamo, dobbiamo chiederlo giorno per giorno. L'essere è un dono. Il resto è solo calcolo, o illusione, o - più spesso - tutt'e due le cose insieme.