Quando al potere ci saranno le idee

Agli inizi degli anni Settanta, il fondatore del movimento neoconservatore negli Stati Uniti, Irving Kristol, diede questa definizione della figura intellettuale e politica del neoconservatore: un liberal che si è incontrato con la realtà. Questa relazione tra liberalismo e realismo richiede un profondo lavoro, nei metodi e nei processi dell’elaborazione culturale, che fu alla base del rinnovamento politico dei repubblicani americani e dei loro futuri successi.
Il progetto di una università per l’approfondimento e il confronto sul pensiero liberale annunciato da Berlusconi, la fondazione Fare Futuro di Fini rappresentano, nel metodo, un cambiamento radicale nella politica del centrodestra. La lezione decisiva offerta dall’ultima sconfitta elettorale spiega come il consenso non sia sufficiente per governare, spiega come sia necessario per governare, e per continuare a vincere politicamente, l’amministrazione del consenso attraverso idee e competenze.
In questo senso, le iniziative politico-culturali di Berlusconi e Fini costituiscono la risposta più importante alla sconfitta elettorale del 2006 e ricordano, nel metodo, la controffensiva promossa negli Stati Uniti da un gruppo di repubblicani (siamo alla fine degli anni Sessanta, inizi Settanta) contro il pensiero unico liberal. L’establishment liberal, composto essenzialmente dai grandi gruppi editoriali, con in testa il New York Times, e dalla classe docente delle più quotate università americane, aveva consolidato le proprie posizioni egemoniche proponendosi come il tutore della modernizzazione e della moralità nazionale. Ed è quello che con le dovute proporzioni e differenze accade in Italia dove l’establishment culturale di sinistra, composto dai docenti universitari, dai magistrati, dai gruppi editoriali, si sente investito dei più alti principi etici per delegittimare, ridicolizzare, interdire qualunque espressione del pensiero di centrodestra.
Quando negli Usa Reagan riporta i repubblicani al governo del Paese non è solo, ma è circondato da un forte gruppo di intellettuali neoconservatori, cioè di «liberali che si sono incontrati con la realtà». La vittoria di Reagan è nella possibilità di governare attraverso nuove idee e nuovi programmi elaborati in una complessa rete di fondazioni culturali e di istituti di ricerche che si erano formati negli anni precedenti, tra i quali, celebre, c’è l’American Enterprise Institut sostenuto non con il denaro di qualche benefattore ma con una partecipazione di massa al suo finanziamento. E questo perché i più importanti settori imprenditoriali e finanziari del Paese volevano l’elaborazione di nuove idee per sconfiggere gli apparati del potere liberal e governare l’America con nuovi programmi.
Sempre con le dovute proporzioni e differenze la stessa cosa può accadere in Italia. La sinistra governa il Paese con il vecchio spirito dell’egemonia gramsciana, cioè attraverso la politicizzazione e la sindacalizzazione delle professioni (giornalisti, magistrati, professori). La sfida del centrodestra è sì nel recupero del consenso, ma poi nella sua amministrazione senza per questo costruirsi un potere egemonico, senza la politicizzazione della società e dando libertà al mondo delle professioni.
Un simile progetto richiede luoghi di formazione in cui si sviluppino e si organizzino le idee, in cui le idee divengano programmi e i programmi strategie di governo. Nelle università statali italiane questo lavoro non si può svolgere: docenti e giovani ricercatori sono chiusi negli apparati sindacali (anche se non pochi vorrebbero spezzare le catene). Le università private spesso sono ciofeche nate dal clientelismo politico in cui è meglio fare assolutamente niente; in alcuni importanti e celebri centri di ricerca gli studiosi che si sentono politicamente vicini al centrodestra mimetizzano la loro preferenza per non venire danneggiati nella carriera.
Aprire fondazioni e università dedicate all’elaborazione di un pensiero «liberale che incontri la realtà» è un atto coraggioso politicamente e necessario culturalmente: fondazioni e università che dovrebbero trovare tra i primi e più interessati sostenitori proprio quei settori della società che comprendono quale valore sia per la democrazia la libertà delle professioni e la spoliticizzazione della società.