Quando la Rivarolese superò la Juve

Un anno nell’Olimpo del calcio a sfidare Milan, Inter, Juventus e Genoa. Un campionato di prima divisione che resta indelebile negli oltre novant’anni nella storia di uno dei più gloriosi club calcistici del ponente di Genova: la Rivarolese. È la stagione 1922-23 e per la prima volta la futura serie A si gioca in un unico torneo di Federazione senza gironi preliminari a livello regionale e fasi finali. Nella griglia di partenza del campionato un posto se lo prende anche la società del comune di Rivarolo Ligure nato appena pochi anni prima, nel 1919, dalla fusione tra due squadre del quartiere con l’intento di diventare più competitiva. Nell’agosto di quell’anno i dirigenti del Foot Ball Club Italia Genova e quelli del Foot Ball Club Stella decidono di formare un unico blasone che prende i colori sociali rosso e nero sovrastati da una stella rossa ed un avvoltoio come simbolo.
Una fusione che fa addirittura scandalo tra i certosini tifosi dello Stella che si raccolgono nello slargo di piazza Verdi a seguire il loro club e i più aristocratici cugini del borgo di Rivarolo che tifano per l’Italia Genova. Ma la fusione dà vita ad un club che, per qualche anno, riesce a tenere testa alle più forti società calcistiche dell’epoca a livello nazionale, dotandosi anche di un campo proprio: il mitico «Torbella» (struttura nella quale ancora oggi gioca la Rivarolese) che la marchesa Cattaneo Adorno decide di donare all’allora comune di Rivarolo Ligure e che poi passò alla società di calcio.
All’inizio del campionato 1922-23 la Rivarolese si ritrova nella massima divisione a cercare di tenere alto il suo nome e quel torneo inizia alla grande con una vera e propria impresa segnata il 15 ottobre del 1922 quando al «Torbella» i giallo rossi riescono a superare per due reti a zero la Juventus. Al campo di Rivarolo si presentano cinquemila persone assiepate sulla gradinata unica dello stadio e lungo lo steccato in legno che divide la zona del campo da quella occupata dal pubblico. Segnano Pienovi al 15’ del primo tempo e Robotti al 5’ della ripresa, mandando in delirio i tifosi del Comune di Rivarolo Ligure che vivono in quel giorno la pagina più importante e gloriosa del calcio locale. Una vittoria che oggi sembra appannata, dimenticata da molti, trascurata dai giovani che neanche credono a chi racconta della doppietta dell’avvoltoio che stese la zebra. Eppure al «Torbella» la Vecchia Signora perde davvero cedendo ad una qualunque squadra di borgata.
E dal campo che prende il nome dal torrente che scorre lì a due passi, non riesce a vincere nemmeno il Milan fermato sull’1-1 dai polceveraschi il 25 marzo del 1923: «Il campo della Torbella oggi ha rotto nuovamente la sua tradizione vedendo la propria squadra costretta ad un immeritato match nullo che il Milan per il solo merito di un auto-goal provvidenziale Rivarolese» scrive nel commento alla partita «La Stampa» di Torino il giorno successivo all’incontro. Quasi a celebrare il grande gioco dei genovesi che da matricola riescono anche ad incantare. Ancora una volta il richiamo del grande club vede il «Torbella» gremirsi di pubblico e i capelli degli uomini volare in aria al gol di Vannozzi al 12’ del primo tempo, mentre l’autogol che rende nullo il match è opera di Taverna appena sei minuti dopo.
Una pagina di storia alla quale si è voluto togliere un po’ di polvere, simbolo di un calcio più genuino e artigianale dove anche i più «poveri» potevano sognare.