Quando «Seduto in quel caffè io non pensavo a te»

Nel 1967 esplose "29 settembre": la storia di un tradimento senza rimorsi, un piccolo scandalo per l'epoca in cui la Caselli chiedeva "Perdono" e Gianni Morandi si metteva "In ginocchio da te"

«Seduto in quel caffè io non pensavo a te...» E qui attacca la voce di Riccardo Palladini, storico lettore del telegiornale targata Veltroni (padre per carità, non confondiamo il sacro con il profano) che partiva con un immaginario notiziario «Oggi 29 settembre...». Poi la voce sfumava mentre rientrava quella di Maurizio Vandelli, perché la prima versione del brano fu cantata dall'Equipe 84 e solo due anni dopo ripresa dal suo autore, Lucio Battisti. Un mezzo scandalo sia per la melodia psichedelica, sia per il testo che narra di un tradimento senza pentimenti come capitava a Caterina Caselli in «Perdono» o a Gianni Morandi in «Non son degno di te» e «In ginocchio da te».
Dunque 29 settembre, se ci è concesso il volo pindarico, come momento dell'anima più che della storia. Perché in realtà non si riferisce a nessun avvenimento in particolare, se non il giorno del compleanno di Serenella, prima moglie di Giulio Rapetti, in arte Mogol. Ma giustamente va celebrata perché fu il primo grande, indiscusso successo della più celebre coppia del mondo della musica leggera italiana. I due si incontrarono nel 1965 a Milano, Lucio, 22 anni, era salito dalla provincia di Rieti a cercar fortuna, Mogol, 29, era già un celebre paroliere, autore di successi come «Al di là», vincitrice del Festival di San Remo nel 1961, e «Una lacrima sul viso» lanciata da Bobby Solo nel 1965, sempre a San Remo. Insieme nel 1966 sfornarono un primo 45 giri «Per una lira» lato A «Dolce di giorno» lato B. Il risultato fu modesto e resero ancora più scettici i discografici che giudicavano la voce di Battisti afona e stonata. Così quando nel 1967 fu pronto un loro nuovo lavoro (sul lato B per la cronaca c'era «E dall'amore che nasce l'uomo») la casa musicale Ricordi decise di affidarla a un gruppo già da qualche anno sulla cresta dell'onda, l'Equipe 84.
Il successo questa volta fu strepitoso anche perché è unanimamente considerato il primo brano italiano di rock psichedelico, anticipando di tre mesi nientemeno che «Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band» dei Beatles. Era una canzone stranissima per i continui cambi di melodia, ma soprattutto perché in mezzo si inseriva la voce di Riccardo Palladini, storico lettore del telegiornale Rai creato da Vittorio Veltroni, padre di Walter, dal 1954. A quei tempi comparire sul piccolo schermo significava garantirsi una popolarità a vita così anche quando i notiziari furono affidati agli stessi redattori e i lettori del telegiornale andarono in «pensione», Palladini continuò a conoscere una certo successo, tanto da partecipare, a diversi film nel corso degli anni Sessanta.
Palladini dunque si inseriva nella canzone all'inizio, dopo il famoso «Seduto in quel caffè...» annunciando le notizie del «Giornale radio, oggi 29 settembre». La canzone, come è noto racconta la storia di un tradimento: lui conosce una ragazza al bar, passano la giornata insieme con quel che consegue. Uno scandalo, perché fino ad allora gli amanti erano sempre fedeli e gli amori eterni, al massimo era concesso interrompere la relazione, ma con estremo dolore lasciando il partner abbandonato nel più cupo sconforto. E se proprio proprio, doveva esserci tradimento, poi ci si pentiva subito, si chiedeva «Perdono» come Caterina Caselli e, dopo aver dichiarato «Non son di degno di te», ci si preparava a tornare «In ginocchio da te» come Gianni Morandi. Invece il fedifrago non ha alcun rimorso, si alza bello come il sole il giorno dopo «Mi sono svegliato e..e sto pensando a te», e di nuovo Palladini «Giornale radio, ieri 29 settembre». Come dire «chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto».
Ma eravamo come detto nel 1967, pochi mesi ancora e saremo entrati nell'anno della contestazione generale ma soprattutto della rivoluzione sessuale, quando ragazzi e ragazze, potevano fare l'amore con chi gli pareva, quando gli pareva. Non avevano più senso parole come fedeltà e tradimento, la coppia era aperta e le nuove esperienze più che possibili erano quasi doverose. Al massimo il giorno dopo «il sole ha cancellato tutto di colpo volo giù dal letto e corro lì al telefono» e tutto è già bello che dimenticato, senza pensare se si è degni o no, se sia il caso di chiedere perdono e di mettersi in ginocchio. Era arrivato il '68 e niente sarà più lo stesso.

Commenti

odifrep

Sab, 28/09/2013 - 21:49

Auguri Cavaliere, buon compleanno. Vincenzo SCOTTI.

angelomaria

Sab, 28/09/2013 - 23:22

uno dei piu'anzi ilpiu'grande cantautore dei nostri anni riposa in pce LUCIO nessuno ha e non puo'dimenticarti IO PER PRIMO HO TUTTI ITUOI LP E 45GIRI MITICO GRANDEINDIMENTICABILE