Quando il turista «esplorava»

Mèta del Grand Tour, l’Italia è stata anche patria di grandi viaggiatori e fotografi, che, nell’Ottocento hanno cominciato a documentare scientificamente i propri viaggi, attirando l’attenzione internazionale. Alla riscoperta di questo ruolo di documentaristi ante litteram, Roma dedica addirittura tre mostre in altrettanti spazi, volte a puntare l’attenzione sulla «sensibilità» del viaggio e la nuova filosofia che lo motivava, uscendo dall’idealismo romantico per andare alla scoperta di realtà distanti, semisconosciute ai più.
Il «viaggio» comincia alla Calcografia che fino al 5 aprile ospita la mostra «La Persia Qajar. Fotografi italiani in Iran 1848-1864» con una serie di scatti, per lo più inediti, realizzati da un gruppo di fotografi italiani attivi in Persia sotto il regno di Nâseroddin Shah, della dinastia Qajar. Nella seconda metà dell’Ottocento la Persia fu teatro di molte trasformazioni culturali di ispirazione occidentale e i primi e più rilevanti contributi alla loro documentazione si devono proprio a italiani impegnati in missioni e esplorazione scientifiche. Lavori, tecniche e prospettive diverse raccontano l’Iran nel suo «affacciarsi» verso l'Occidente. Sono le opere di Luigi Pesce e Antonio Giannuzzi, istruttori militari al servizio dello scià fuoriusciti dall’Italia dopo i moti risorgimentali del 1848, che, per primi, illustrano in modo esteso e puntuale scavi archeologici, luoghi sacri e storici, ma anche quelle di Luigi Montabone con i suoi album fotografici dalla largo eco internazionale, tra ispirazione naturalista e aspirazione alla modernità. In mostra pure disegni, litografie e dipinti italiani dell’epoca. Dai luoghi ai personaggi, o meglio dalle esplorazioni agli esploratori.
Al museo preistorico etnografico Pigorini l’attenzione espositiva, fino al 19 aprile, è puntata su «Viaggiatori italiani dell’Ottocento in America Latina», nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario dell’indipendenza dei Paesi dell’America Latina. Attraverso carte geografiche, foto e disegni d’epoca, la mostra racconta vita e ruolo degli studiosi italiani che, per impegno e scoperte, hanno contribuito in modo determinante alla museografia etnografica, da Guido Boggiani a padre Illuminato Coppi, da Alessandro Malaspina a Gaetano Osculati. Non manca la «sorpresa» di alcuni oggetti, esposti per la prima volta al pubblico, provenienti dal Sudamerica e appartenenti alle collezioni cedute all’allora Regio Museo Preistorico-Etnografico di Roma, come tessuti peruviani e ornamenti amazzonici. La documentazione del viaggio diventa così pure storia del collezionismo, abbinando la ricerca culturale e scientifica al personale desiderio di avventura di studiosi ed artisti.
Nasce da un progetto scientifico di studio naturalistico, ambientalista e climatico la mostra «Sulle tracce dei ghiacciai. 1909-2009: un secolo di cambiamenti climatici sui ghiacciai del Karakorum», alla Sala Santa Rita dal 25 febbraio al primo aprile - a ingresso gratuito, visitabile da martedì a sabato - che espone i risultati dell’esplorazione scientifica condotta nel 2009 tra le montagne del Karakorum in Pakistan, in occasione del centesimo anniversario della spedizione del Duca degli Abruzzi. Fabiano Ventura, ideatore del progetto, sulle orme dei fotografi novecenteschi Vittorio Sella e Massimo Terzano, ha voluto riproporre le medesime inquadrature, mettendole poi a confronto con quelle originali, per visualizzare i cambiamenti avvenuti nella zona e far riflettere sulle risorse naturali e la loro gestione. Integrano il percorso di quaranta foto un documentario sulla spedizione, uno slide show di scatti antichi e moderni e un programma di incontri con l’autore. Un percorso in tre mostre per scoprire come eravamo ma, soprattutto, come «guardavamo».