"Quant'è difficile fare da mamma a due superdotati"

La figlia si è mimetizzata per essere accettata dagli amici, il figlio in classe si annoiava e combinava guai: «Sono fragili, che dolore vederli così indifesi»

Pavia - Viviana è una mamma che ha pregato quando il suo bambino ha fatto il test. «Non volevo per lui un destino da bambino plusdotato». I segnali però c'erano tutti. «A sei mesi le prime parole, a un anno parlava come un adulto, coniugando verbi e con un vocabolario ricchissimo, all'asilo nido distingueva i colori primari, a tre anni sapeva fare conti complessi». La storia della famiglia Castelli è una di quelle più fortunate. «Abbiamo trovato persone che ci hanno aiutato a differenza di tanti altri». Entrambi i figli sono gifted, dotati: la femmina ha 13 anni e il maschio 9. Lei è la presidente di Step-net, l'associazione nazionale di riferimento per la plusdotazione, aperta nel 2011 che riceve 700 visite al giorno, 250 richieste di intervento al mese. «Questo fa capire quanto il problema sia sentito eppure sommerso».Quando vi siete resi conto che i vostri figli erano diversi?«Ci siamo accorti prima del bambino che era più piccolo. Poi abbiamo scoperto che anche nostra figlia aveva le stesse doti. Le femmine sono ancora più intelligenti dei maschi ma sanno mimetizzarsi».Cosa vuol dire essere genitore di un bambino gifted?«All'inizio ci si sente soli, additati dagli altri come genitori invasati. Io oggi posso dire di aver vinto la vergogna nell'ammettere che i miei figli sono più intelligenti. La gente ti guarda male, ti fanno sentire un genitore sbagliato. Io addirittura sono arrivata a proibire a mio figlio di 4 anni di leggere. Ma non è servito a nulla, andava a prendere i quaderni di sua sorella e li leggeva. Hanno un bisogno incontenibile di sapere e lo devono soddisfare. L'importante per i genitori è capire come».Qual è la difficoltà maggiore per questi bambini?«Si sa ancora troppo poco di loro. Attraverso la nostra associazione vediamo storie terribili, bambini plusdotati confusi con autistici e iperattivi, medicalizzati, sottoposti a percorsi allucinanti e sofferenze. Noi siamo stati fortunati perché le maestre di nostro figlio erano le stesse della sorella, che veniva chiamata la bambina perfetta. Quando hanno visto che il piccolo era troppo vivace e dava problemi ci hanno chiamato subito e insieme abbiamo cercato una soluzione. Ma per fortuna, conoscendoci già come famiglia, non ci hanno mai giudicato. A molti altri invece questa fortuna non capita».Che problemi dava all'asilo?«Si annoiava. Chiedeva storie o canzoncine nuove ogni giorno perché lui in una mattina le aveva già imparate a memoria. Era irrequieto, non riusciva a stare fermo, disturbava il lavoro di tutta la classe».Come sono i rapporti con i coetanei?«Non sempre facili. Il primo grande trauma lo ha avuto il primo anno di asilo. Un giorno ha raccontato in classe la teoria dell'evoluzione di Darwin. Quando ha detto che venivamo dalle scimmie i bambini hanno iniziato a ridere e prenderlo in giro. Lo chiamavano la scimmia, gli facevano il verso ogni volta che lo vedevano passare. È rimasto per un mese sotto a una sedia dietro a una colonna. Sono bambini molto sensibili e soffrono tanto. Per un genitore vederli così indifesi è straziante».Come reagisce suo figlio davanti ai fallimenti?«Fa fatica ad accettarli. C'è un divario tra i suoi progetti grandiosi ad esempio e la sua capacità di realizzarli. Questo lo fa stare male. E poi guai a imporgli regole. Per fargliele accettare bisogna spiegarle, con l'imposizione non otterrei nulla».Oggi ha amici?«Sta più volentieri con gli adulti con cui può parlare di cose complicate. Ma è stato bravo, ha cercato una chiave di accesso e l'ha trovata nello sport: fa calcio anche se sospetto che lo faccia più per avere degli amici che per passione».MAlf