Quante bugie sui soldi ai preti

Smontata in pochi giorni a Bruxelles, nonostante la bella spinta arrivata da Roma perché si montasse un vero scandalo, la questione «Chiesa e fisco» torna annunciata con pompa, è solo l'inizio, scrivono, di una mega inchiesta, su La Repubblica. Dietro all'autore, ci sono i soliti, in specie il deputato radicale Maurizio Turco, e alle sue spalle, viste alcune dichiarazioni recenti, il ministro Emma Bonino, il sottosegretario Paolo Cento, Enrico Boselli, e via trasformando legittime critiche e convinzioni in bassa macelleria.
Perché, se non fosse così, fuorviare l'informazione dei lettori, usando termini scorretti, per esempio sovvenzione invece di rimborso? Se i cittadini italiani con le tasse sovvenzionano la Chiesa, vuol dire che dall'altra parte nessuno fa niente, se non approfittare; se la rimborsano, si intende che dall'altra parte i soldi sono già stati spesi. Non è la stessa cosa. Ma la confusione continua.
La Cei è l'assemblea dei vescovi italiani, è la Chiesa italiana, non è il Vaticano, che è un'entità a sé e uno Stato sovrano i rapporti con il quale sono governati da un Concordato. La Cei risponde allo Stato italiano, con il quale ha stipulato un'intesa, approvata dal Parlamento. La Cei ha le sue «finanze», il Vaticano ha conti separati. Non spiegarlo vuol dire indurre in un giudizio scorretto. Per fare un esempio, Marcinkus rappresentava il Vaticano, e Ruini è stato per vent'anni a capo della Cei, dunque la nomina di Ruini non c'entra con quanto era accaduto in Vaticano ai tempi dello scandalo Ior.
Buona parte delle critiche si appuntano sul famoso otto per mille, che i contribuenti possono destinare anche ad altre confessioni religiose, e che è nato come «rimborso» concordato dello Stato per i beni confiscati alla Chiesa, mentre prima l'Italia pagava direttamente i parroci, spendendo molto di più. Con una battuta, un caro amico prete che è il mio consigliere spirituale, dice: «Se non vogliono più versare una quota, che è libera e volontaria, ci ridiano le nostre proprietà, a cominciare dal Quirinale, che era l'abitazione del Papa, per arrivare al Parlamento, che era sede dei Tribunali, il Mons Citurius, il monte delle citazioni».
Lo stipendio degli insegnanti di religione è invece un costo reale, ma non spetta certo alla Chiesa cattolica decidere di modificare l'accordo. Però le convenzioni con le scuole, e soprattutto con gli ospedali, sono state stipulate perché la Chiesa in quel caso presta un servizio allo Stato.
Al Vaticano lo Stato italiano non dà denaro. I grandi eventi come il Giubileo sono stati di certo cofinanziati, ma per sostenere che l'Italia, e Roma, non ci abbia in ogni senso, dal turismo alle costruzioni al ritorno di immagine, guadagnato, ci vuole davvero una bella faccia tosta. Può darsi che in altri casi sia stato chiesto allo Stato un patrocinio, per esempio nell'ultimo incontro del papa con i giovani cattolici, ma è sicuramente piaciuto anche al Capo del governo farsi vedere vicino a Benedetto XVI a Loreto, davanti a tanta bella folla. Chiamiamoli costi pubblicitari, chiamiamolo uno spottone elettorale, e smettiamola di scandalizzarci.
Con grande sicurezza si dice che l'Italia è quella che paga di più i suoi preti, e non è vero. In Germania e in Svizzera lo Stato paga tutto lo stipendio ai preti, ed è molto più alto di quello dei preti italiani, anzi è più del doppio, e paga anche tutte le spese delle chiese, il mantenimento e la ristrutturazione, perché sono considerate beni artistici e quindi pubblici.
La quasi totalità dei soldi dell'otto per mille serve all'assistenza sociale, della quale è difficile negare al mondo cattolico il primato: cibo e alloggio ai poveri, ai drogati, assistenza domiciliare agli anziani, ai ragazzi che hanno problemi di inserimento sociale. Dovrebbero essere compito dello Stato o degli Enti locali, perciò diciamoci la verità, la Chiesa fa supplenza e fa risparmiare lo Stato! Se ci fosse anche questa voce in una Finanziaria, vogliamo scommettere che costerebbe almeno il doppio? Se gli scettici vogliono saperne di più, possono rivolgersi alla Caritas Italiana, che è propagazione della Cei, cioè la struttura in cui vanno a finire i fondi, basta farsi mostrare l'elenco dei progetti in tutto il mondo. Com’è che Don Liegro piace tanto ai fanatici della laicità, e Ruini, che gli ha sempre dato i soldi, è sospetto?
Infine, l'Ici, l'imposta sugli immobili, ovvero il pretesto iniziale del contendere, da Roma a Bruxelles, forse perché è stata una decisione del governo Berlusconi nella sua ultima finanziaria. La Chiesa non la paga solo per gli immobili nei quali si fa un'attività sociale e non commerciale, a meno di non voler iscrivere le mense della Caritas sulle pagine gialle alla voce ristoranti. Non è un privilegio riservato alla Chiesa Cattolica, come si finge che sia, riguarda le organizzazioni non profit, e gli edifici di ogni religione, che siano devoluti ad attività di culto o non di culto. Magari per locali dove non si predica il Corano ma l'odio contro gli italiani? Può darsi, ma su questa parte della decisione non si levano proteste del governo né dei talebani laici.
Dai conti che non tornano, Repubblica and company arrivano alla posizione politica della Chiesa, alla scarsa libertà, al prevalere del pensiero unico. Sarà perché Tarcisio Bertone ha detto che le tasse vanno pagate, ma devono essere giuste, sarà perché la figura e il progetto del nuovo papa spaventano? Sembra un’ingerenza, la stessa che rimproverano sempre alla Chiesa.
Maria Giovanna Maglie