Ma quanto è brutta la tassa nascosta nelle foto dei nostri figli

La vita è già difficile, ma come se questo non bastasse c'è chi sembra quotidianamente impegnato a complicare perfino le cose più semplici. E così, in virtù di un nuovo regolamento del Parlamento Europeo (recepito dalla legislazione nazionale) che introduce disposizioni in materia di passaporti, d'ora in poi bisognerà fare i conti con il principio «una persona - un passaporto», in ragione del quale il documento di viaggio diventa esclusivamente individuale: anche quando abbiamo a che fare con bambini molto piccoli. Certamente la decisione riguarda l'Europa intera, ma ciò non rende meno penosa la cosa. Anzi.
Se fino a ieri i bambini non avevano necessità di viaggiare con un passaporto tutto loro, ma bastava che il nome fosse riportato su quello dei genitori, ora essi dovranno disporre di un proprio documento (anche a un mese di età, per intenderci) con tanto di fotografia e, assai presto, perfino con le impronte digitali nel caso abbiano un'età superiore ai 12 anni.
A ben guardare, si tratta di una nuova tassazione neppure tanto occulta: che in molti casi - si pensi a numerosi emigranti - finisce per gravare su famiglie a basso o bassissimo reddito. Il fatto di chiedere un passaporto in più per ogni figlio comporta un costo intorno ai 45 euro: semplicemente per ottenere il libretto. Per giunta, ogni volta che lo si usa è necessario che si sia provveduto a versare la tassa annuale di concessione, di poco più di 40 euro. E, ovviamente, quanti più figli si hanno e tanto più si dovrà spendere.
Ci sono anche risvolti grotteschi. Se mio figlio ha un mese di vita e devo andare all'estero con lui (al di fuori dell'Europa), secondo le nuove norme devo disporre di un passaporto con la sua fotografia: e si tratta di un documento che dura tre anni. Ma già dopo pochi mesi (e figuriamoci dopo tre anni!) il bambino sarà completamente differente, così che correrò il rischio di perdere tempo con qualche agente di frontiera per nulla persuaso che il bebè con me sia lo stesso della fotografia. A chi si trovasse in tale situazione, si consiglia di girare con un album fotografico completo, che possa mostrare tutta l'evoluzione - mese dopo mese, dentino dopo dentino - del pargolo.
Insomma, da più punti di vista abbiamo a che fare con una mostruosità. E il fatto che la cosa contenga elementi grotteschi, come spesso accade quando si ha a che fare con la burocrazia, non deve impedirci di cogliere il vero significato della vicenda.
Da dove deriva, infatti, tutto ciò? Perché mai qualcuno ha pensato di obbligarci a prendere i nostri piccoli ancora intorpiditi dal sonno e dal biberon per dotarli di una foto-tessera e di un documento personale per l'espatrio? La ragione è semplice: si tratta di una norma - come informano anche il ministero degli Interni e quello degli Esteri - che mirano a permettere di individuare con più facilità quanti vogliono sottrarre i figli ai genitori, quanti operano nella tratta internazionale dei minori e anche quei padri e quelle madri (specie all'interno di famiglie «miste») che il bambino lo portano all'estero, nel loro Paese d'origine, anche contro la volontà del coniuge e le disposizioni dei tribunali.
Siamo però alle solite: per fronteggiare problemi reali a cui non sa opporsi con efficacia, l'apparato pubblico sommerge di sempre nuovi obblighi il cittadino onesto, che nulla ha a che fare con quegli stessi reati che lo Stato non riesce a contrastare. È un po' quanto è successo in Italia (e solo da noi!) a seguito dell'allarme riguardante il terrorismo internazionale, d'inizio si è deciso, dopo l'attentato delle Torri Gemelle, che ogni internet-point (ma anche gli alberghi, ad esempio) debba registrare nome e dati di chi accede alla rete. Doveva essere una norma transitoria e invece è sempre stata prorogata, sebbene la sua utilità nel contrastare Al-Qaida sia - per usare un eufemismo - quanto mai dubbia. Una cosa è certa: quella legge non ha aiutato il turismo e nemmeno il lavoro delle nostre imprese del settore.
In questo caso, per giunta, l'ennesima rottura di scatole ha un'origine comunitaria, aiutando anche a comprendere come mai, e da tempo, l'Europa suscita più perplessità che entusiasmi. Il fatto che tutti ci si senta europei non è più sufficiente a rendere gradevole un'istituzione tanto onerosa e parassitaria, quanto poco in grado di aiutarci a reggere le sfide del nostro tempo. Ma sono proprio scelte come questa del passaporto per il bebè, conseguente alla stessa incapacità di soppesare i costi e i benefici conseguenti a nuove norme, che producono la crescente disaffezione verso Bruxelles.