Ma quanto sono classici i sogni di Aldo Rontini

In alcune opere lo scultore faentino ripensa le forme di Donatello, in altre si muove tra mito e simbolo

Aldo Rontini è un artista sapiente. Il suo rapporto con la storia è eletto e aristocratico. D'altra parte ha avuto la fortuna di nascere in una delle città più belle e poetiche del mondo: Brisighella, raccontata nelle tavole bellissime di Giuseppe Ugonia. In nessun luogo un monumento ai caduti è risolto in un fante dormiente, su cui si sono certo posati gli occhi innocenti di Rontini bambino negli anni Cinquanta. E lo scultore Domenico Rambelli gli ha certamente ispirato una idea della pura forma, a partire dai suoi primi lavori.

La critica ha premiato Rontini con una attenzione costante al suo lavoro sofisticato. Ma senza soffermarsi sulla individuazione delle fonti: eppure la loro ricerca dà soddisfazione. Di Rambelli abbiamo detto. Risalirei a quella più potente ed evidente, nella raffinatezza della esecuzione: il San Gerolamo di Donatello (1386-1466) oggi nella locale pinacoteca di Faenza. La torsione del corpo, come un discobolo prosciugato, determina una strettoia delle forme in tutto simile a opere come Guscio anatomico e Saluti estivi. Nessun dubbio che Rontini abbia ripensato in chiave sintetica le forme asciutte e ascetiche del San Gerolamo. Nella scultura di Donatello c'è una componente fortissima di ricerca sperimentale con effetti espressionistici e sentimentali che Rontini depura in favore di una forma pura. Pelle che si fa anima. Rontini lavora la terracotta con una grande sensibilità per l'epidermide, come se, plasmando, carezzasse la superficie per farla vibrare fino al visibile effetto della pelle d'oca, o di una buccia d'arancia. Per Rontini la terracotta vive due volte: quando viene modellata, tenera sotto le mani animate e formanti, e quando viene scaldata e fissata nella forma definitiva con la cottura, che cerca altre carezze di conferma.

I soggetti di Rontini appartengono ai sogni, dai quali escono per farsi realtà nuove, con corpi anfibi: ecco, sono letteralmente sirene. Le sirene di Rontini. Siano occhi, orecchie, pesci, busti senza testa, mai frammenti, sempre organismi compiuti. Escono allora Anatomia dormiente, Gioia, Svelato, Liberarsi in alto, Anatomia ittica, Ricciolo alto, Sguardo taciuto, Traccia anatomica; e sono un prolungamento della realtà e un incremento dell'immaginario di Pietro Melandri, con le sue lustre maschere oniriche, di Domenico Rambelli con il Fante dormiente di Brisighella, che già gli affiancò, in una bella pagina critica, Franco Bertoni. E io aggiungerei anche la Portatrice che ha la astratta armonia delle grandi figure di Rontini. Che è però, rispetto a Rambelli, un temperamento lirico, piuttosto affine a Domenico Baccarini, per una grazia naturale che le sue invenzioni anfibie hanno. Anfibie perché totalmente figurative e totalmente astratte, non per scelta ideologica, a priori, ma per istinto della forma, per necessità d'impulso.

Così escono, naturalmente, dalla sua mente; e il miracolo di Rontini è che le sue creazioni, così nuove, non sono volute ma, come figli dal corpo di una madre, sono concepiti, generati, cresciuti dentro, fino ad assumere la forma che vediamo, come se il forno fosse il grembo cui il creatore, in questo caso lo scultore-ceramista, affida il suo seme, che cresce imprevedibilmente. Bellezza e stupore esprimono quelle, prima che creazioni, creature. Le creature di Rontini. I sogni di Rontini. Le sirene di Rontini. Che egli ama, come ogni buon padre, anche di amore materno. E se ne appaga, e le stringe, e le abbraccia, come vediamo in fotografie che compongono un album di famiglia. Altre invece dialogano e integrano le creature, in accostamenti e intrecci semplici, stabilendo coppie di carne e creta, talvolta simili a fratelli siamesi, talvolta in compatibile contrasto.

La dimensione antropomorfica è la prevalente nella natura ricreata di Rontini. Egli genera corpi, corpi viventi e armoniosi. Anche se talvolta sconfina nel mito, come ne Il dialogo di Endimione. Altrove risale al mondo egizio, tra natura e simbolo, come in Sguardo a mandorla. Ma sempre, tra mito, realtà, natura, simbolo, Rontini ha la grazia di chi, toccando la terra, le dà vita, le trasmette l'anima, in un atto creativo.

È questo il piccolo miracolo di essere artista di Aldo Rontini - riparato a Faenza, la città delle ceramiche e dei sogni per concepirle - in un tempo catastrofico di distruttori delle forme e della bellezza. Ringraziamo il cielo.