Un quarto di Novecento fuori dalle correnti visto con occhi d'artista

Fra le opere della Collezione Iannaccone ci sono Sassu, Guttuso, Migneco e Pirandello

Li chiama «suoi artisti», e aggiunge che gli «pare di conoscerli tutti personalmente, questi artisti, né più né meno come conosco i miei amici». È Giuseppe Iannaccone, un singolare e sensibilissimo avvocato collezionista che ha costituito una preziosa raccolta di dipinti e sculture del Novecento e del nostro tempo. Delle sue raccolte si ammira il gusto infallibile nella scelta delle opere. E più precisa di una sezione di un museo è la raccolta di artisti italiani dal 1920 al 1945, proposta alla Triennale di Milano. Anche il sofisticato catalogo in tela chiara ci trasferisce in una storia consacrata e consolidata come nelle pubblicazioni di cataloghi e collezioni tra le due guerre. Ogni atto di Iannaccone è un atto d'amore, di commemorazione di un passato popolato di anime che ci parlano di una condizione di estrema fragilità o emotività.

Sovrapponendo sensibilità vive e rimpianti, Iannaccone si cala nella storia come se fosse il suo presente, e lo dice: «Non ho vissuto l'Italia tra le due guerre, né ho conosciuto personalmente la maggior parte degli artisti di questa mia collezione, fatta eccezione per Aligi Sassu e per Ernesto Treccani, eppure avrei potuto tranquillamente partecipare ai loro incontri, alle loro discussioni sull'arte, ai dibattiti che li animavano sul significato di verità della pittura o sull'uso del colore e comunque sull'urgenza di superare la cultura accademica ufficiale».

A respirare l'aria di queste sale, tra i pittori di Corrente, fra i quali spiccano l'umanissimo e patetico Arnaldo Badodi, morto a soli 30 anni, l'onirico e trasfigurato Renato Birolli, l'affocato Guttuso, con alcune splendenti nature morte, e con il dolente ritratto di Antonino Santangelo, sembra di averne evocate le anime, qui presenti, palpitanti, in un convegno amoroso, intenso e delicatissimo. In quei dipinti rivivono le passioni e i sogni dei loro autori, intensamente poetici, in una festa di colori filtrati come in un sogno. Tra i momenti più intensi, in parlanti paesaggi e nature morte, vi sono le opere dei pittori di via Cavour, a Roma, la cui spiritualità si incrocia, e non a un minor livello, con quella del più struggente e lirico dei pittori attivi in quegli anni a Parigi, Soutine, o del suo affine Chagall: sono Mario Mafai, Scipione e Antonietta Raphaël. È forse l'origine ebraica di quest'ultima a farne consuonare la sensibilità dolente con quella dei due grandi artisti ebrei a Parigi.

Ma non avevo mai avvertito così vicino quello spirito, come davanti a Strada con casa rossa e a Tramonto sul lungotevere di Mario Mafai, a Natura morta con chitarra e Veduta da una terrazza di via Cavour della Raphaël, o Un angolo di Collepardo e Natura morta con piuma di Scipione. Di quest'ultimo, l'autoritratto del 1930 è tra i più parlanti messaggi di vita di un uomo sul punto di morire. Dei dipinti che ha trovato e che ha scelto, Iannaccone ha intercettato l'anima, sottraendoli a un'epoca di gruppi e di correnti, di movimenti e di ideologie, tra Futurismo, Metafisica, Novecento, Valori plastici, Realismo magico: tendenze importanti e ben definite. Se osserviamo la scelta di artisti, cui la fortuna commerciale ha rubato verità e intensità, da Ernesto Treccani ad Aligi Sassu, a Giuseppe Migneco e allo stesso Guttuso, ci accorgiamo che Iannaccone li ha sottratti al loro stesso destino, cercando in loro qualcosa di sé, come fossero suoi autoritratti.

Il collezionista ha proceduto a un'impresa di identificazione: vediamo lui, nella sua pensosa adolescenza, nel Ritratto di giovane di Francesco Menzio; e, nei suoi momenti di tormento interiore, nell'Uomo dal dito fasciato di Giuseppe Migneco, questa immersione è pressoché unica nel mondo del collezionismo anche più appassionato. La si riscontra ancora in due artisti straordinari, e non ancora compiutamente riconosciuti: Fausto Pirandello, con La famiglia dell'artista e La lettera; e Alberto Ziveri, con Studio per la rissa e Il postribolo. Davanti a opere come queste si immagina un'altra storia dell'arte della prima metà del Novecento, diversa da quella che ci è stata raccontata anche per i maestri conosciuti. È questa la qualità della intuizione critica nelle scelte di Giuseppe Iannaccone, collezionista dell'intelligenza e del cuore.