Quel braccio di ferro tra Berlino e Trichet

Il rapporto debito/Pil della Grecia è il 160%. Il Paese paga interessi crescenti sul debito ed ha bisogno di altri 120 miliardi, pari al 50% del suo Pil, per non fallire. Il problema greco condiziona la valutazione del rischio debitorio dei paesi dell'eurozona con debiti elevati. Quindi oltre al Portogallo, che è in situazione critica, anche Spagna e Belgio ed Italia. L'Italia ha il più alto debito, ma anche una situazione di bilancio meno critica e una tradizione di sostenibilità finanziaria del debito, che dovrebbe rassicurare, specie dopo la manovra lampo effettuata, che comporta per il 2012 un rapporto deficit Pil solo del 2,5%. Ciò implica un avanzo primario, cioè un avanzo di bilancio prima della spesa per interessi sul debito pari al 2% del Pil. In altri termini, con un onere di bilancio per interessi sul debito pubblico del 5% del Pil, due quinti vengono pagati con pubbliche entrate e solo un tre quinti con emissione nuovo debito. Ciò comporta una riduzione del rapporto fra debito e Pil, destinata ad accentuarsi via via.
Ma questo se il tasso di interesse sul debito di nuova emissione non sale, rispetto a quello pagato sul vecchio debito, che viene a scadenza e va rinnovato. Gli interessi ora sono attorno al 5%, lievemente superiori a quelli del vecchio debito. Il livello dipende da come noi ci comporteremo e dal rischio europeo, cioè dalla soluzione per la Grecia. Siamo, dunque, in trincea. Se la questione greca si risolvesse rapidamente il rischio diminuirebbe. Ma la riunione dei capi di governo per discutere ciò non è ancora giunta a una soluzione.
Angela Merkel, il cancelliere tedesco vorrebbe che una fetta dei miliardi che occorrono per salvare la Grecia, anziché al Fondo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria, fosse pagata dalle banche che posseggono debito greco e che con questo salvataggio ottengono, a spese del contribuente europeo, di avere un credito buono anziché carta straccia. Trichet, presidente uscente della Banca Centrale Europea, si oppone sostenendo che se si chiede alle banche di rinunciare a parte dei crediti greci, questa è una insolvenza, in seguito alla quale la Bce non potrà avere più debito di uno stato fallito e metterà in crisi le banche greche, che posseggono molti di questi titoli, e che, a loro volta, diventeranno insolventi e non potranno avere credito dalla Bce.
Per uscire dal vicolo cieco, il presidente francese Sarkozy propone una tesi apparentemente bizzarra, ma utile alla Francia: quella di tassare tutte le banche europee per finanziare una parte dell'aiuto ad Atene. Ma mentre le banche francesi sono piene di debito greco, le tedesche ne hanno meno e quelle d'altri stati pochissimo. Sicché la tassa è iniqua e serve soprattutto a Parigi. Si è avanzata un'altra soluzione: quella che il FESF compri il debito greco sul mercato ai prezzi svalutati attuali, dalle banche che se ne vogliono liberare. Il cosidetto buy back. Ma ciò porterebbe al dissesto le banche greche e non piace a quelle francesi e tedesche, che dovrebbero registrare una minusvalenza, nel bilancio, con una perdita nei loro parametri patrimoniali. Quanto al FESF, esso non è entusiasta di impegnarsi in operazioni commerciali bancarie. Resta la terza soluzione, il roll over, ovvero rinnovo dei vecchi prestiti, a condizioni più vantaggiose per le banche, con scadenze più lunghe. Il governatore della Banca centrale austriaca lo ritiene ragionevole. Ma Trichet e alcune agenzie di rating sostengono che è un mezzo default. Il che non è vero se si tratta di operazioni volontarie e soprattutto se la Bce ritiene che ciò sia fattibile.
Per ora non si capisce che cosa alla fine accadrà. La risposta è che bisogna aspettare Draghi, che è stato sponsorizzato da Angela Merkel ed è un mago in questo campo. La «quadra» allora si troverà, con una concessione della Merkel, che però non esonererà le banche dal dare un contributo. E ciò indurrà ogni stato a doversi aiutare da sé, perché né la Germania, né la Bce intendono farlo e le banche nemmeno. E il FESF ha fondi limitati.