Quel Natale che odorava di muschio

Era odoroso di muschio l'erbino che i bambini andavano a raccogliere sul Muzzerone per ornare il presepio alla vigilia di Natale.
Respiravano l'aria ruffiana, leggera, i loro cuori erano colmi di gioia, sia per l'inizio delle vacanze scolastiche, sia per i doni che le feste gli avrebbero portati.
In Porto Venere i bambini, nell'immediato dopo guerra, affollavano il borgo, lo riempivano con i giochi, col vociare ed il caruggio era un rincorrersi di tintinnii e di urla delle mamme che li chiamavano, all'Ave Maria, dai balconi perché era l'ora di sedersi al desco familiare.
Studiavano sull'antologia «Calendimaggio», zeppa di poesie del Pascoli: «Viene viene la Befana, vien dai monti a notte fonda. Come è stanca! La circonda neve, gelo e tramontana. Viene viene la Befana. Che si calasse dal camino erano in pochi a crederci, forse perché i bambini, in un paese, crescono più birbe, specie in Porto Venere dove ne combinavano delle belle.
Le nonne raccontavano del piccolo venditore di re, la storia di un orfano che, per sottrarsi alle persecuzioni degli zii dai quali viene frustato con la correggia se ogni giorno non vendeva almeno dieci statuine per il presepio, fugge per tornare al suo paese, viene colto da una tempesta di neve e come un pettirosso stecchito si addormenta ricoperto dalla bianca notte di Natale, mentre, nell'aria ovattata, si avverte un fioco tocco di campane. I doni che la Befana portava erano cose semplici e umili, non mancava mai il pezzo di carbone e, poi, di corsa sotto casa a far la gara di quale fosse, tra quelli ricevuti, il più bello, una palla, un aeroplanino o una macchinina, senza carica.
Ma bastava poco ai bambini per divertirsi, perché avevano dalla loro la fantasia ed eccoli giocare ai cornetti nella piazza della Cisterna, o sfidarsi al giro d'Italia sul cordolo dell'aiuola di Piazza Bastreri facendo correre i mitici tappini delle bottiglie di aranciata San Pellegrino e Roveta. Ascoltavano le radiocronache di Nicolò Carosio(all'epoca non era neppur pensabile la sospensione invernale del campionato!), l' orchestra di «Angelini e i sette violini», quella di Francesco Ferrari che accompagnava Luciano Benevene nella «T'aspetto a Porto Venere», il Quartetto Cetra nella stupenda e retrò «In un vecchio palco della Scala».
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