Quel pasticciaccio brutto del cinema che imbarazza Veltroni e compagni

Da un'indagine dei carabinieri risultano anomalie nelle gare per le multisale di Frascati, vinte da personaggi vicini all'ex sindaco della Capitale. Un caso analogo in Sicilia qualche anno fa. Il business dei castelli Romani è di circa un miliardo di lire. Ma non si farà luce sugli ipotetici illeciti: ormai è passato troppo tempo

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

C’è un’inchiesta delicatissima, ai Castelli romani, che scorre silente tra giganteschi business immobiliari, complicati intrecci societari e affari in cinemascope consumati tra Frascati e una vasta area della Capitale dirimpetto la patria dei film di Cinecittà. Un filone d’indagine per oltre un miliardo di euro di futuri interessi che si sospetta illeciti e che, giocoforza, rischia di portarsi dietro l’ex giunta Veltroni, di coinvolgere esponenti del Pd, di trascinare negli accertamenti della procura di Velletri personaggi legati ai padri nobili del gruppo Espresso-Repubblica come quell’Ettore Rosboch (non indagato, fratellastro e socio in diverse società del defunto principe Carlo Caracciolo, fondatore dei giornali di Carlo De Benedetti) peraltro già spuntato nell’inchiesta sul progetto-gemello del megastore «mafioso» di Villabate, collegato a personaggi vicini all’amministrazione veltroniana, a loro volta in contatto - secondo i racconti del pentito Francesco Campanella e quel che si legge negli atti giudiziari siciliani - agli emissari della cosca Mandalà, vicina al boss Bernardo Provenzano.

La speculazione di Cosa nostra e di tecnici vicini all’amministrazione del primo cittadino cinefilo (Walter Veltroni fu costretto a presentarsi in aula a Palermo per spiegare i suoi rapporti con Pierfrancesco Marussig, amico del fratello cinefilo Valerio, e con il socio di costui, Giuseppe Daghino) agli inizi degli anni 2000 prevedeva la costruzione di un grande centro commerciale con annesse 20 sale cinematografiche «al quale - dice Campanella - sarebbe stato interessato Valerio Veltroni», fratello di Walter, «e anche Carlo Caracciolo», che a detta invece di Marussig (socio di Rosboch nella società di cinematografia Focus) sempre secondo il pentito si sarebbe dato da fare per «far pubblicare alcuni articoli su Repubblica» così da allontanare i primi sospetti che rischiavano di far fallire - come poi è stato - la speculazione a Villabate.
Questo Daghino (assolto insieme a Marussig in appello per prescrizione dopo una condanna a 7 anni in primo grado) viene indicato nella carte dell’antimafia di Palermo come «addetto agli aspetti economico finanziari della società Risorse per Roma Srl sin dalla sua costituzione risalente al 1995». Società che nel 2005 commissiona al rinomato studio associato Agrifolia di Roma «una consulenza per l’espletamento delle attività di revisione, aggiornamento e approvazione del piano territoriale generale della provincia di Roma». Società a cui poco prima, Ettore Rosboch, attraverso le sue società Investex Srl e Astra 8 Srl commissiona un progetto di valorizzazione dell’area Anagnina-Quadrato e un’indagine sulla riqualificazione urbana dei medesimi terreni del comune di Frascati.

Il pasticcio siciliano somiglia tanto al pasticciaccio romano che, coincidenza, prevedeva anche qui la costruzione di multisale cinematografiche da 3.200 posti. L’affare che Rosboch, proprietario della società consortile Astra 8, riesce a portare a casa con modalità procedurali che agli inquirenti appaiono «anomale» e tutte da chiarire, nasce quando il comune di Frascati procede alla vendita dei suoi terreni demaniali per 350mila metri quadrati. Per il gioiello della Tuscolana l’amministrazione frascatana si affida a un appalto-concorso cui vengono chiamate a partecipare solo quattro società, che per motivi diversi, secondo gli inquirenti, commettono una serie di inspiegabili «ingenuità» che finiscono per spalancare le porte all’aggiudicazione dell’appalto da parte della società Astra 8 di Rosboch. Non solo: secondo i primi accertamenti il progetto originale non sarebbe stato pienamente conforme al Prg, e parte dei terreni, poi divenuti edificabili, in origine non lo sarebbero stati. Un affare sensazionale diventato tale in un tourbillon di atti amministrativi che si sarebbero succeduti in maniera poco convincente. Perché dai 42 milioni di euro di valore dei terreni venduti ad Astra8 nei primi anni 2000, gli addetti ai lavori cristallizzano oggi il valore di quegli stessi terreni, sommato all’insediamento completamente edificato, in oltre un miliardo di euro.

Ma le stranezze non finiscono qui: leggendo fra le righe delle carte dell’appalto sembra infatti che il Comune di Frascati non ha venduto alla cifra stabilita ma, di fatto, ha invece affittato i terreni ad Astra 8 ricorrendo al «diritto di superficie» che impone all’acquirente-locatore un canone a 60 anni, ulteriormente accorciabile a 20 anni. Inutile dire che sulle cifre del «canone» spuntano numeri ogni volta diversi che somigliano più a una lotteria partenopea che a una compravendita alla luce del sole dei Castelli romani. E sempre sul valore poco congruo, ben al di sotto delle stime di mercato, sarebbero stati ceduti altri terreni del comune di Frascati, denominati «Anagnina 1», sequestrati recentemente dalla procura di Velletri che ha resistito al ricorso al Riesame non essendosi presentati i ricorrenti.

Come sempre accade in questi casi, all’attenzione degli investigatori è finita anche la politica, locale e nazionale. C’è da chiarire, per esempio, il perché della scelta dell’amministrazione di Frascati a guida Pd, prona ai desiderata di Roma. E come coincidenza salta agli occhi la passione cinefila di Francesco Paolo Posa (non indagato), attuale capogruppo Pd in consiglio comunale, già primo cittadino frascatano la cui giunta seguì la vendita degli appezzamenti Anagnina 1 e Astra 8. Stando alle visure camerali, Posa (che al momento risulta rinviato a giudizio nell’inchiesta sui rimborsi d’oro alla Provincia) dal 30 aprile 2010 risulta consigliere della Spa «Cinecittà Village» di Castel Romano dopo esserlo stato nella «Cinecittà Studios». Così come, per le stesse coincidenze, per mera cronaca si segnala il curioso percorso professionale del dirigente tecnico del Comune di Roma (X municipio) Claudio Rosi, che personalmente seguì l’operazione «Astra8/Cinecittà-Quadrato» e che oggi siede, con analogo incarico, al Comune di Frascati.
Scandagliando nelle visure camerali, incrociando i nominativi del soci a quelli dei Cda, ragionando sui bilanci e le partecipazioni indirette, è facile ricostruire la galassia Rosboch. Partendo proprio dalla società Astra 8 figlia di numerose altre società, molte delle quali ubicate in via Civinini 111 a Roma, partecipate con lo stesso Caracciolo e con personaggi a lui legati. Il reticolo societario della vincitrice del maxi-appalto nel mirino degli inquirenti si dipana in settori differenziati e curiosamente si rifà nelle denominazioni in gran parte al numero «8», poi utilizzato anche per il consorzio Astra (Sanità 8 Srl, Service 8 Srl, Servizi 8 srl, Tuscolana 8 Srl, Tipografia 8 Srl, Anagnina 8 srl etc.). Le altre società satellite sono la Fi-Pa finanziaria partecipazioni, che è azionista di maggioranza di Astra 8, la Parcheggi Romani srl, la Glf Srl e infine la Multiplex srl che attraverso la moglie di Rosboch (che ricopre la carica di amministratore unico) ha un link storico, indiretto, col la Warner Village Cinemas Srl di cui è stata procuratore.

Come si può leggere dagli estratti stenografati dei consigli comunali sul sito istituzionale del comune di Frascati il problema Astra 8 è stato oggetto di durissimi attacchi da parte dell’opposizione che più volte ha chiesto al sindaco Stefano Di Tommaso, delfino e successore di Posa, di fare luce su una vicenda definita senza troppi giri di parole dai consiglieri di opposizione D’Orazio, Privitera e Conte, «a dir poco oscura».
(1-continua)