Quel sacerdote che vuole «schiodare» i crocifissi

Leggo esterrefatto sul giornale dell’11-10 che Don Farinella, prete genovese, biblista e scrittore, sostiene la tesi dello «schiodare il crocifisso» dalle aule scolastiche e da quei pochi uffici pubblici ove ancora è esposto, con motivazioni - a mio parere (ma, mi ripeto, sono il primo fra i peccatori) - insostenibili.
Mi domando, e domando a chi legge, se non sorge legittimo il dubbio che certi preti «moderni» (mi viene in mente un altro mio concittadino, Don Gallo) maggiormente attratti dal desiderio mondano della stravaganza, della bizzarria e della popolarità, magari per vendere una copia in più del loro ultimo libro.
La laicità di uno Stato maturo passa anche attraverso il riconoscimento dei simboli che hanno fatto e fanno parte della nostra cultura e della nostra storia.
Anche il più ateo degli atei è pronto a riconoscere obiettivamente che l’Europa occidentale è «cresciuta», nei secoli, di una cultura e di una storia che affondano le «radici» nel Cristianesimo e nei suoi simboli.
Anche il non credente ha insegnato ed insegna ai suoi figli quei principi di rettitudine morale derivanti dalla religione cristiana, derivante da quei comandamenti, che molte volte gli stessi credenti stentano ad osservare.
Ritengo che il non aver voluto sancire questa verità storica nella Costituzione Europea è stato interpretato dal resto del mondo come grave mancanza di autodeterminazione e, quel che è peggio, dal mondo arabo, come grande segno di debolezza.
A proposito dei crocifissi invito Don Farinella ad una profonda riflessione sull’abito talare che indossa, sull’importanza della testimonianza, sulla professione del credo cristiano e dei suoi simboli e, in ultimo, lo invito ad andarsi a leggere, o a rileggere, la Sentenza del Consiglio di Stato n. 556 del 13 febbraio 2006 che recita: «Il crocifisso resta nelle aule scolastiche in quanto simbolo idoneo ad esprimere i valori civili che delineano la laicità nell’ordinamento dello Stato».
Cordiali saluti.