Quell’«amicizia» tra Prodi e l’Urss

Dalle commesse di Nomisma ai rapporti con i promotori del «golpe» del ’91. Ecco le prove dei forti interessi del Professore con il regime sovietico

Penso che il presidente del Consiglio debba parlare a lungo con i suoi avvocati, e misurare i termini, prima di procedere all'annunciata querela contro Paolo Guzzanti per la vicenda dei contatti con il Kgb. Quantomeno curiosa, infatti, è l'esistenza a Mosca di un ufficio di Nomisma, l'agenzia di consulenza di Prodi che, come tutte le società straniere, non avrebbe potuto muovere un passo senza la stretta sorveglianza, e forse le buone relazioni, con il servizio segreto sovietico. Questa è una delle cose (non la sola) deducibili dalle numerose carte riferite a Prodi tra le tante rinvenute negli uffici di Bettino Craxi, e ora catalogate e archiviate presso la Fondazione intitolata al suo nome.
Leggo in una nota intestata a Prodi e De Benedetti che «entrambi avevano grandi interessi nell'Urss. De Benedetti ha curato il servizio di informatizzazione di Novosti, considerata agenzia del Kgb. Sempre De Benedetti ha fornito materiale strategico all'industria bellica sovietica, sollevando le proteste e le denunce della Nato e del suo organo tecnico per i materiali strategici Cocom. (...) Come consulente del Cremlino, la società di Prodi aveva il suo recapito a Mosca, presso una struttura ministeriale sovietica».
Nomisma, a giudicare da quanto è dato leggere, sembrerebbe fungere da apripista e consulente per gli affari di De Benedetti in Urss. C'è un documento che specifica questi affari.
Scheda De Benedetti in Urss: «De Benedetti, Breznev, Andropov, Cernenko: fine anni Settanta primi Ottanta, grossa commessa per la fornitura di computer alla Novosti. Dire Novosti è come dire Kgb, tant'è che nell'intera struttura, sia interna che esterna, il vice di ciascuna sezione è sempre un ufficiale della Lubjanka. L'Olivetti era allora considerata particolarmente amica dell'Unione Sovietica, secondo la testimonianza del generale del Kgb Oleg Kalughin (...) A parte l'informatizzazione della Novosti, quindi della Tass e dell'Aeroflot, vi è la vicenda della fabbrica Elektronmash di Leningrado (1982-1985), per la produzione di microchips. L'Olivetti provvide a costruire l'azienda sovietica Elektronmash, aggirando le severe norme del Comitato Nato, che vietavano la vendita all'Urss di tecnologia avanzata. L'Elektronmash, forse per inadempienze contrattuali della Olivetti, non poté mai entrare in funzione e De Benedetti ne ricavò un buco di circa 200 milioni di dollari mai recuperati (...) La Nato per la violazione delle norme Cocom sulle tecnologie avanzate chiamò in causa l'Olivetti. La vertenza fu chiusa con gli americani per un intervento del governo Andreotti».
È singolare che la prima iniziativa sia stata proprio l'informatizzazione di Novosti, l'agenzia del Kgb che dettava la linea ai due principali quotidiani sovietici, la Pravda (verità) e Izvestia (notizie), donde il detto popolare che la verità non ha notizie e le notizie non hanno verità. Il documento citato lascia anche adito al dubbio e potrebbe far pensare che il «regalo» (o quasi) della Sme promessa a De Benedetti dal Prodi Presidente dell'Iri fosse un modo di ripagare il fallimento dell'operazione Elektronmash.
Il tutto sembrerebbe confermato da uno «strano» atteggiamento di Prodi: la posizione assunta in occasione del golpe che nell'agosto '91 rovesciò Gorbaciov. Prodi ebbe un atteggiamento di favore verso i golpisti, preso in splendido isolamento perché nell'occasione anche il Pds firmò, assieme al Psi, un documento di condanna. Nel documento che segue «Ricordo di un golpe», Craxi afferma: alla lettera “P”, e al nome Prodi, mi è capitato tra le mani un ritaglio del Corriere della Sera proprio del 20 agosto 1991. Sembra incredibile, ma uno dei primi ad accettare il colpo di Stato in Urss del 19 agosto, senza un minimo di indignazione e di emozione non fu il Pds, che in quella occasione propose e ottenne dal Psi di fare un comunicato congiunto di protesta e di allarme, ma invece Romano Prodi. Prodi, consigliere di Soros (il finanziere americano che in poche settimane guadagnò 450 miliardi partecipando all'attacco speculativo contro la lira), che al tempo di Gorbaciov pare fosse anche consulente di enti di Stato sovietici. In ogni caso, Prodi aveva eccellenti rapporti anche con gli uomini che avevano organizzato il golpe. Uno di questi era appunto Valentin Pavlov, in quel momento primo ministro del governo sovietico, membro del «Comitato» che rovesciò Gorbaciov. Sul Corriere di quel giorno, mentre a Mosca era in corso il golpe, si poté leggere, non senza sorpresa, questa illuminante dichiarazione di Romano Prodi: «Conosco bene Pavlov (...) direi che per certi versi quello che ha fatto in queste ore è una scelta coerente. Mi aspetto entro pochi giorni passi decisivi per quanto riguarda la gestione dell'economia».
Sembra una presa in giro, anzi lo era. Ma come, a Mosca c'erano i carri armati dei golpisti per le strade e attorno al parlamento, i golpisti avevano decretato per sei mesi lo stato d'emergenza, e Prodi, dopo avere sottolineato la «coerenza» di questi ultimi, si augurava che «entro pochi giorni» potessero essere compiuti «passi decisivi per la gestione dell'economia». A colpi di cannone.
Chi si fosse affidato per avventura alle sue parole, avrebbe dovuto ritenere che a Mosca non stesse accadendo assolutamente nulla di importante. Anzi Prodi, che «conosce bene Pavlov» (che verrà poi arrestato, e successivamente graziato dal parlamento, entrato per questo in conflitto con la presidenza) si ingegnò anche a tranquillizzare l'opinione pubblica italiana, con una dichiarazione piuttosto esplicita. Prodi informò gli italiani che non c'era assolutamente ragione di preoccuparsi perché in Urss la vita scorreva regolarmente: «Il telex che abbiamo avuto stamattina dal nostro istituto (la Nomisma di Mosca, ndr) parla chiaro. L'anno accademico, la cui inaugurazione era prevista proprio per oggi, è regolarmente iniziato». In sostanza, significava questo: non esageriamo con questa storia del golpe, a Mosca la vita continua a scorrere regolarmente.
Furbizia di un uomo d'affari che non sa da quale parte tirerà il vento, o dichiarazioni obbligate da vincoli con gli uomini del golpe, oppure cosa?
Sta di fatto che le dichiarazioni di Prodi non si fermano qui. Sempre sul Corriere, Prodi prosegue con una fallace profezia: «Non mi pare il caso di aspettarsi una sollevazione popolare a favore di Gorbaciov (...) e secondo i nostri analisti nemmeno Boris Eltsin, che è assai più popolare, dispone di una rete capace di promuovere una sollevazione». Ma chi erano gli sballati analisti di Prodi?
Se l'analista era lui, sarebbe giusto sapere per chi lavorava; non vorrei che l'analisi fosse stata il frutto di un'altra seduta spiritica.