Quell’arma che l’Occidente non usa

Il viso tumefatto, coperto da qualche macchia rossa, di Al Zarqawi, appena ucciso, viene mostrato a tutto il mondo da giornali e televisioni con una fotografia incorniciata da quattro sottili stanghette di legno qualunque, curioso compromesso per sottolineare sia l’importanza del morto, sia la sua miserabile realtà. Il gruppo terroristico Al Qaida, di cui Al Zarqawi era il capo in Irak, fa subito sapere che il proprio leader sarà facilmente rimpiazzato, perché sono migliaia i militanti in grado di assumerne l’eredità.
Di certo verrà trovato un altro capo (si fa sapere che è già stato nominato), ma l’eredità è altra cosa: il carisma, il mito non s’inventano dall’oggi al domani. Al Zarqawi era persona rozza, priva di quelle qualità umane che generalmente noi supponiamo essenziali perché essa possa venire ammirata e celebrata. Eppure, sappiamo, era un uomo che sia dal suo gruppo terrorista, sia da strati non irrilevanti della popolazione, veniva osannato, temuto, rispettato con devozione. Sono proprio questi sentimenti che consolidano quel carisma che è a fondamento di un mito.
Un mito è ciò che racchiude in sé le necessarie caratteristiche che conferiscono a una persona (ma anche a una cosa, a un’idea) qualità non contingenti che assurgono a valore universale. Per esempio, cosa significa che Venere è il mito della bellezza, che Ercole è il mito della forza? Nell’una come nell’altro si raccolgono una messe di racconti, emozioni, credenze, sensazioni, sentimenti religiosi, rituali, culturali che trasformano Venere nel valore universale della bellezza e Ercole in quello della forza.
Ritornando al terrorista ucciso, è facile per noi «demitizzarlo», cogliere in lui soltanto la violenza, l’efferatezza, la brutalità, considerarlo, cioè, per quello che noi abbiamo tragicamente conosciuto: uno spietato tagliatore di teste di inermi occidentali da lui catturati. Ma questo non significa che la gente, che appartiene alla sua cultura e alla sua visione religiosa, non possa riconoscere negli atti ritenuti da noi criminali, prove e testimonianze di quelle qualità carismatiche che contribuiscono a costruire la sua dimensione mitica. Insomma, anche chi è, secondo la nostra cultura, dalla parte del torto e della barbarie, può produrre miti.
È dunque da stolti o da ingenui chiudere gli occhi di fronte a chi costruisce miti per distruggere la civiltà occidentale. Chiudere gli occhi vuol dire non comprendere che certi assassinii compiuti con ritualità per noi selvagge sono invece fondamentali per risvegliare tra la gente i miti dell’Islam, l’autenticità della tradizione coranica...
La nostra cultura contemporanea tende, quasi meccanicamente, a «demitizzare», cioè a vedere le cose così come sono, come si presentano, rifiutandosi di avvicinarsi al significato culturale, rituale, religioso che esse possono rivestire per la gente che crede in quella cultura, in quei riti, in quella religione.
Tuttavia, insieme a questa cecità, che si genera dalla nostra pretesa di riuscire a vedere meglio in modo più intelligente degli altri, noi viviamo anche un’altra grave presunzione.
Se l’Occidente non costruisce i miti fondati sulla propria tradizione, troverà sempre enormi difficoltà nel fronteggiare (e nel combattere) il terrorismo islamico. Si provi a ricordare con quanta forza il comunismo si è imposto sulla nostra società democratica. Lenin, Rosa Luxemburg, Che Guevara: figure storiche, tra loro molto diverse, ma che tutte rappresentano il mito della rivoluzione per l’uguaglianza e la giustizia tra i popoli. Si osserverà: miti che sono stati smantellati dalla storia. Certo, ma per oltre cinquant’anni hanno spostato i rapporti di forza a favore dell’Unione Sovietica, mettendo spesso in crisi il significato morale, civile dell’idea di democrazia nata dalla rivoluzione americana. Rivoluzione che si è potuta espandere vittoriosa grazie al grande mito della libertà celebrato dal poeta di quegli anni Walt Withman.
Quando l’organizzazione terroristica Al Qaida dice che è facile rimpiazzare il suo capo Al Zarqawi, sa, per prima, di dire una falsità. Un mito si costruisce nel tempo. Nel frattempo la cultura democratica occidentale potrebbe cercare di restituire forza al proprio grande mito, quello della libertà, che è il fondamento della nostra civiltà.