«Quell’istinto preistorico di vedere il corpo per affrontare la morte»

Bin Laden è morto, ma non basta. L’insistenza, la domanda, fin dal giorno dopo il blitz è sempre la stessa: il suo corpo. Ed è una richiesta «umana, molto umana» dice il filosofo Giovanni Reale.
Perché questo bisogno di vedere il corpo del morto?
«Di fronte alla morte emerge dal subconscio dell’uomo la sua preistoria, quando era identificato col corpo. La sciagura peggiore per i parenti, dopo la scomparsa di un figlio o un genitore o un fratello, era che il corpo fosse gettato in pasto ai pesci o agli uccelli».
Bisognava recuperarlo a tutti i costi?
«Sì, salvarlo era un imperativo. Lo raccontano i greci e le loro tragedie. Poi con la filosofia cambia tutto, perché Socrate dice: l’uomo non è il suo corpo, il corpo è lo strumento della tua anima».
Allora anche quello del defunto perde importanza?
«A chi gli chiedeva del suo funerale, Socrate rispondeva: fate quel che volete, tanto io non ci sarò più. Ma nel subconscio l’uomo conserva questo legame col corpo, lì vede la realtà della morte: nel corpo ci sei ancora tu, o meglio l’essere del tuo non essere più».
Ancora oggi c’è questo valore forte?
«Oggi lo scientismo cerca di cancellarlo, c’è chi sostiene di abolire i funerali e usare i corpi come immondizia, perché sarebbero i rifiuti della vita. Una volta al funerale partecipava un paese intero, oggi in certi palazzi non si espongono i segni del lutto per nascondere la morte ai bambini».
In questo caso però la scelta di nascondere il cadavere è dettata da altre esigenze...
«Sì, dal punto di vista politico si capisce questa decisione. Col corpo in mano, i seguaci l’avrebbero sacralizzato».
Eppure molti insistono: vedere il corpo per credere che sia morto. Perché?
«Questo è un altro aspetto, più complicato. Non riguarda solo il piano ontologico e assiologico, ma quello politico. Il punto è: quanto sono credibili i politici?».
Chi lo dice, lo fa solo per sospetto?
«Sì. Voglio vedere per credere. È umano, molto umano. Io stesso mi sono chiesto, all’inizio: perché non mostrano qualcosa di più?».
Dubita?
«No, io credo a quello che dicono. Perché il modo in cui è stata comunicata la notizia è credibile: se non fosse vero, sarebbe la perdita totale di credibilità per il governo americano».
Ma comunque sente l’esigenza di vedere il corpo di Osama?
«Diciamo che non è un bisogno personale. Ma capisco chi lo chiede, quindi dico: accontentiamoli. Però più che della natura umana, qui si tratta della sfera della convivenza e della credibilità della politica. È il dubbio che muove: sarà poi vero?».
Ma mostrare le foto del morto cancellerebbe davvero i dubbi? Non ci sarebbe qualcuno che comunque invocherebbe il complotto?
«In effetti non è detto, perché in questi casi non funziona solo la ragione, interviene la totalità dell’essere umano. E quindi qualcuno, certo, potrebbe dire che si tratta di una montatura».
E quindi perché tanta insistenza?
«È il desiderio di non essere ingannato. Agostino dice: l’uomo spesso fa di tutto per ingannare gli altri, ma non vuole assolutamente essere ingannato. E dai politici capita...»
Quindi è tutt’altro dal senso della sacralità primordiale del corpo?
«Sì, quella esigenza appartiene solo ai seguaci di Osama. A tutti gli altri non interessa il corpo, ma che sia davvero lui. Significa: vogliamo vedere la verità».
L’ha stupita tanto interesse per il corpo?
«In realtà credo che, di fronte alla notizia, l’interesse maggiore sia per l’uomo. Quando ho acceso la televisione mi è subito tornato in mente Nietzsche che dice: l’uomo è il più crudele degli animali».
Non pare avesse torto...
«Lo stupore è per le capacità che ha l’uomo, nel male e nel bene. Pico della Mirandola diceva che l’uomo è un grande miracolo, perché è lui a decidere chi vuole essere. Ecco, in Bin Laden vedo l’uomo che ha scelto il livello più basso. Però Nietzsche aggiungeva: l’uomo è un animale incompiuto, ma è anche capace del contrario. Ci sono gli eroi, gli uomini che l’hanno preso: una impresa meravigliosa».