Quella legge che dà lavoro

Funziona! La legge Biagi funziona! Lo speravamo, ci credevamo, ma avevamo bisogno dell'incontrovertibile conferma di questa rilevazione trimestrale dell'Istat. Infatti, già la precedente indagine campionaria riferita al secondo trimestre ci aveva consegnato un mercato del lavoro straordinariamente più reattivo del passato.
Nel luglio 2006 rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, venivano riscontrati ben 536mila posti di lavoro in più, nonostante una crescita dell'economia, nella media del periodo, ancora molto contenuta. Un dato incredibile, soprattutto se confrontato con i lunghi decenni in cui servivano più di 2 punti di crescita del Pil perché si potesse avvertire un timido incremento dei posti di lavoro a causa della rigidità delle regole. Molti tuttavia accolsero con freddezza o con malcelato scetticismo questo segnale. Solo ora, di fronte alla indiscutibile conferma della successiva rilevazione statistica, tutti sono costretti ad ammettere che il mercato del lavoro italiano è davvero strutturalmente cambiato.
Nel terzo trimestre, sono ancora 459mila i posti in più rispetto all'anno precedente e il modesto rallentamento è più che giustificato dal corrispondente andamento dell'economia. Nel complesso, gli occupati raggiungono un record storico perché superano i 23 milioni, che corrispondono al più alto tasso di occupazione mai registrato del 58,4%. La disoccupazione scende al 6,1%, il valore più basso dal terzo trimestre del 1992. È soprattutto positivo il fatto che la crescita degli occupati riguarda anche - e in misura preponderante - proprio le fasce deboli del mercato del lavoro e, al netto dell'immigrazione, il Mezzogiorno. Le donne occupate aumentano di una percentuale più che doppia rispetto agli uomini, raggiungendo il massimo del 46,1%. La disoccupazione giovanile crolla dal 23,6% al 18,9%, e quasi la metà dell'incremento complessivo riguarda i cinquantenni, testimoniando la propensione all'allungamento della vita lavorativa. La disoccupazione nel Mezzogiorno scende al 10,7%.
Immediatamente, coloro che storcono il naso anche di fronte al bel tempo hanno obiettato che questi risultati sarebbero dovuti in larga parte alla crescita dell'occupazione a termine. Ed è ben vero che vi è stato un incremento del lavoro a termine come, per altro, del lavoro a tempo parziale, per lo più di tipo permanente. Ma è proprio questo il merito delle riforme di questi anni, quello di avere incoraggiato il lavoro regolare e la propensione dell'impresa a sperimentare occupazione aggiuntiva anche in condizioni di incerto andamento dell'economia o della propria specifica dimensione aziendale. Lo sviluppo del part time opportunamente reso più flessibile, sta consentendo un più agevole adattamento reciproco tra le esigenze dell'impresa e quelle del lavoratore, come quello, soprattutto, delle lavoratrici. Il lavoro a termine rimane nel suo insieme al di sotto della media europea e per oltre la metà è rappresentato da quei contratti a contenuto formativo, come il nuovo apprendistato, che si iscrivono nei lavori di qualità in quanto rivolti a rendere «occupabili» i più giovani. La precarietà infatti non si collega necessariamente ad una tipologia contrattuale ma rappresenta la condizione attuale o potenziale di tutti quei lavoratori che, in quanto dotati di basse competenze, rischiano una disoccupazione di lungo periodo.
Per questo oggi dobbiamo oggettivamente riscontrare che la legge Biagi ha conseguito l'obiettivo prefissatosi di muovere verso l'alto i tassi di occupazione.
Mi è mancata ancor più in questi giorni quella usuale telefonata con Marco Biagi che ci faceva commentare le novità. A me, forse un po' sorpreso del buon risultato, avrebbe risposto con la sua serena razionalità che doveva considerarsi la conseguenza scontata delle buone norme introdotte. Ma - avrebbe aggiunto - ora bisogna andare avanti, ben più avanti, verso la «Statuto dei Lavori» e, nella disoccupazione, verso lo stretto collegamento tra sussidi e sostegni alla rioccupazione. Proprio il contrario di ciò che si accinge a fare il governo della restaurazione dopo le riforme. Ed è questa una grande ragione per sostituirlo quanto prima.
*senatore di Fi