Quella lobby organizzata degli amici di Schroeder

BerlinoFin dall’inizio della partita per il controllo di Opel, il gruppo Magna ha avuto in mano una carta formidabile: l’appoggio della potentissima lobby russa (nella foto il presidente Vladimir Putin). Tanto che sarebbe più corretto dire che nel campo avversario a Fiat l’intera partita è stata giocata dai filorussi che hanno ben manovrato dietro le quinte lasciando al gruppo battente bandiera austrocanadese un ruolo di rappresentanza per nascondere una realtà che l'opinione pubblica tedesca non avrebbe gradito: il passaggio della più antica casa automobilistica della Germania in mani moscovite. Se l’accordo tra Magna e Gm sarà perfezionato, gli austro-canadesi controlleranno solo il 20% della nuova Opel mentre a fare da padrona con il 35% sarà la Sberbank, la più grande banca di affari russa. E sullo sviluppo industriale sarà un oligarca russo ad avere un peso determinante, Oleg Deripaska numero uno della casa automobilistica Gaz. Una lobby, quella dei filorussi, che ha ramificazioni in ogni settore del potere tedesco, dalla politica all’industria, alle banche, ai sindacati, e il cui massimo esponente è l’ex cancelliere Gerhard Schroeder diventato, dopo l’addio alla politica, magna pars di Nord Stream, il consorzio russo-tedesco per la costruzione del nuovo gasdotto. Schroeder è stato il primo a scendere in campo a difesa di Magna giudicando la sua offerta come la migliore, senza spiegarne i motivi. E subito dopo a fianco di Magna si sono schierati il ministro degli Esteri Steinmeier, il governatore della Renania Palatinato, Roland Beck, il ministro del Lavoro, Olaf Scholz, tutti uomini vicinissimi a Schroeder quando era cancelliere. I colpi messi a segno dalla lobby russa riguardano vari settori. Recentemente la Siemens ha disdetto un accordo per la costruzione di impianti nucleari con la francese Areva per concludere un accordo analogo con la russa Rosatom. Il colosso energetico tedesco E.On è riuscito ad assicurarsi il 25% del più grande giacimento di gas siberiano. E non si contano le commesse ottenute per le ferrovie e le Olimpiadi di Sochi. Oltre 4.500 sono le imprese tedesche impegnate in Russia e 70mila i posti di lavoro in gioco. Resistere alle pressioni di Mosca era davvero difficile.