Quella verità che si rivela nella bellezza

La verità è una proposta che si incontra nelle vie del mondo attraverso uomini che l’hanno incontrata prima di noi e si propone per il fascino di una corrispondenza profonda alle esigenze più vere del nostro cuore. Questo messaggio di Giancarlo Cesana in uno degli incontri centrali del Meeting, ci dà un quadro sintetico di quanto è avvenuto qui a Rimini in questa settimana. Purtroppo nell’era moderna questa posizione è per lo più disattesa, in modo più o meno consapevole, come è emerso nell’incontro sul senso religioso in America con il teologo protestante americano Hauerwas. Ad esempio, nell’esperienza religiosa americana l’uomo pretende di scegliere tempi e modi per incontrare il Mistero.
Ed è a questo preteso diritto di scegliere, emergente nella società moderna, che si può attribuire l’attuale stravolgimento della relazione Dio-uomo: andando avanti di questo passo si può infatti dire che, dopo aver scelto Dio nella forma che si preferisce, si può scegliere il figlio come lo si preferisce, la moglie come la si preferisce, gli altri diversi da sé come si preferiscono oppure... li si scarta se non corrispondono alla nostra volontà.
Questa inversione del metodo di Dio si estende, si allarga, si aggrava nei fondamentalismi religiosi, nelle posizioni di ateismo ideologico e antireligioso che generano violenze documentate al Meeting da testimonianze drammatiche dal Venezuela, dai Paesi Baschi, dal Medio Oriente, dai Paesi più poveri dell’Africa.
Al contrario, come ha detto il professore ebreo americano Weiler, commentando il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, solo se si accetta il metodo di Dio è possibile un mondo dove la libertà dell’uomo venga rispettata ed esaltata. Perché paradossalmente Dio, misteriosamente rispettoso dell’unicità del suo essere, permette che l’uomo gli dica di no e così insegna a tutti i fondamenti di una società pacifica.
Quali sono i passi suggeriti dal Meeting per verificare se è vero che Dio interviene nella realtà? Non bastano le riflessioni, bisogna fare l’esperienza della bellezza, come ha detto con argomenti razionali e impeto affettivo il teologo cattolico Francesco Ventorino. E di bellezza, non quella apollinea, ma quella che non dimentica sacrificio e dolore di cui parlò Ratzinger nella sua visita al Meeting del 1990, al Meeting di quest’anno se n’è vista molta. L’hanno mostrata i cristiani ortodossi presenti commentando la mostra sui mosaici di Santa Sofia e proponendo la loro liturgia; l’hanno indicata come strumento per la scoperta della verità di se stessi gli artisti, i musicisti e i poeti protagonisti del Meeting.
Anche l’economia, presente al Meeting attraverso personaggi di spicco italiani e stranieri, ha mostrato il suo aspetto più interessante: la capacità di generare nuove risposte alla crisi economica, risposte frutto di una creatività in cui il profitto è solo la misura dell’utilità sociale dell’impresa e non il fine unico dell’animal oeconomicus.
In questo contesto la politica voluta al Meeting è quindi quella richiamata da don Giussani ad Assago nel 1987, una politica dei fatti, dei problemi, delle proposte che, nell’ottica della sussidiarietà e per rispondere a questa esigenza, ha richiesto ai politici di entrambi gli schieramenti un impegno comune di ricerca delle verità che incarnano i bisogni della gente.
Ma questa apertura al reale testimoniata al Meeting succede solo quando si è «Certi di alcune grandi cose» e perciò si è liberi e veri nel vivere tutto perché, come dice Giussani nell’omonimo libro presentato alla fine del Meeting «la certezza vuole dire un abbandono di sé, vuole dire superamento di sé, vuole dire che io sono piccolino, sono niente e la cosa vera e grande è un’altra \ perché la legge dell’uomo è l’amore \, l’affermazione di qualcosa d’altro come significato di sé».
*Presidente Fondazione
per la Sussidiarietà