Quell'Affittopoli con il bollino Siae per vertici e sindacati

Mutui di 40 anni ultra agevolati anche ad amici, parenti e inquilini novantenni. Aperta un'inchiesta interna

La Siae è la società che dovrebbe tutelare le opere d’ingegno, ma come si vedrà ha mostrato un grande ingegno nell’opera di tutelare gli amici e gli amici degli amici. Il vero scandalo non è la (inesistente) svendita del patrimonio immobiliare descritto settimane fa dal Corriere della sera e stigmatizzato dai sindacati. Ma è quanto starebbe emergendo dall’indagine interna predisposta dal direttore generale Gaetano Blandini finalizzata – come si legge in un take dell’agenzia Ansa dell’11 gennaio 2012 - a «raccogliere documentazione per presentare un esposto alla magistratura al fine di accertare eventuali responsabilità di una passata gestione degli immobili del fondo pensioni, gestione che presenta gravissime ombre ed ha comportato pesanti e costanti oneri a carico del bilancio Siae». Un’iniziativa che a detta di Blandini avrebbe scatenato «la reazione di quanti (evidentemente esperti di disinformazione) temono di perdere “orticelli”, privilegi e “rendite di posizione...”».

Per capire a cosa diavolo si riferisse il Dg abbiamo provato a chiedere lumi direttamente all’interessato, che cortesemente ha declinato l’invito precisando che parlerà, se parlerà, solo al momento opportuno, cioè quando la magistratura avrà fatto il suo corso. Il sospetto è che abbiamo calpestato lo stesso orticello intoccabile evocato da Blandini, che avrebbe visto premiati direttori e vicedirettori Siae, segretarie, fidanzate, moglie, figli, sindacalisti che vivono in fitto, spesso a quattro soldi, negli appartamenti più belli della Siae del suo Fondo pensione. Appartamenti ripetutamente negati a impiegati comuni, con più figli a carico, come riferito in lettere all’Ente visionate dal Giornale. Appartamenti che, con un colpo di mano, costoro avrebbero voluto pure comprarsi con mutui a 40 anni dando come anticipo la cifra stellare di 500 euro.

Seguiteci. Le polemiche scaturite nei confronti del nuovo direttore generale per la decisione di cedere parte degli immobili dell’Ente a fondi, denominati «Norma» e «Aida», curiosamente non affrontano il pregresso che avrebbe poi portato alla asserita vendita del patrimonio. Prima dell’arrivo del mostro Blandini, la Siae decide di avviare l’istruttoria per la cessione, a prezzi di favore, di alcune abitazioni di via Borgia, a Roma, in cui vivono i fortunati Siae (e loro discendenti). I prezzi vanno da 170 a 500mila euro. I primi 16 fortunati sono, guarda caso, l’ex direttore del fondo pensioni e sua figlia, un sindacalista della Cgil e un bel po’ di giovanotti nati tra il 1924 e il 1946 che approfittano dell’occasione perché per la caparra bastano solo 500 euro (in realtà, questi soldi nemmeno li versano, perché vengono decurtati dalla cauzione versata a suo tempo per il fitto di casa) ma soprattutto per il vantaggiosissimo piano di mutuo in 40 anni predisposto dalla Siae che prevede 480 comode rate mensili al 2 per cento d’interesse (nessuno si è posto il problema di immaginare un acquirente che termina di pagare il mutuo a 128 anni).

D’altronde, che non guardino al capello in società lo hanno capito, per tempo, quegli inquilini – tra cui chi grida allo scandalo per la mossa di Blandini di affidare a soggetti terzi e indipendenti la gestione di una porzione del patrimonio immobiliare – che si sono «dimenticati» di versare il canone mensile. La lista dei morosi è lunga, le sorprese non mancano, e non mancano nemmeno i sindacalisti che si sono dimenticati di pagare l’affitto. C’è chi è in debito per 30mila euro non avendo saldato i canoni dal 2009 al 2011; chi ha smesso di pagare nel luglio del 2010 e a tutt’oggi ha 11mila euro di quote non corrisposte; chi – il sindacalista Massimiliano Begni, per fare un nome – dovrebbe versare nelle casse della società ancora 25mila euro per poter essere in regola con i pagamenti, eccetera. Logico che, di quest’andazzo, le casse della società inizino ad andare in affanno e che i nuovi manager decidano di vederci chiaro e di intervenire: nella sola via Aristide Leonori, dove la Siae è proprietaria di svariate decine di appartamenti, il rosso segna 140mila euro per fitti non riscossi. Va meglio in via Ubaldo degli Ubaldi, dove le morosità sono all’incirca un terzo (50mila euro). Soldi che chissà se l’Ente rivedrà mai, come dimostra il fatto che un ex inquilino ha restituito le chiavi, ma non i 29mila euro di arretrati.

E pensare che i fitti sono tutt’altro che stellari. In via Ubaldo degli Ubaldi, ad esempio, il mensile scende fino 600 euro, che diventa di 300 in via Borgia. In media, in via Flaminia Vecchia e in via Pellati, così come in via Leonori, il canone si aggira sugli 800/900 euro al mese.
Per i sindacati, però, lo scandalo da denunciare è solo quello della cessione al fondo «Norma» di due immobili del valore di 91 milioni di euro e a quello «Aida» di 5 edifici, di proprietà del fondo pensione Siae, del valore di 58 milioni di euro, cessione pensata per strappare il patrimonio immobiliare alle fameliche orde di affittuari e aspiranti compratori. Nemmeno una parola, da parte dei sindacati, per chiedere spiegazioni - ad esempio - sugli appalti vinti dalla ditta che ristruttura l’appartamento di un ex presidente; i 100mila euro di fatture per 4 mesi di lavoro dell’idraulico; il lavatoio che si trasforma in un giardino pensile per cene a lume di candela. E tanto altro. Prendete un sindacalista doc come il già citato ex segretario nazionale Confsal, Massimiliano Begni, già affittuario Siae. Contattato da il Giornale balbetta qualcosa e poi cade dalle nuvole: «Com’è ’sta storia della caparra da 500 euro? Beh, se è successo è grave, qualcuno deve fare un’indagine su questa cosa. Non credevo che si fosse avuta occasione per comprare casa dalla Siae con un anticipo del genere. Due anni fa, anche a me arrivò un foglietto con scritto il prezzo della casa, cioè 500mila euro, ma ho lasciato perdere... Resto sbalordito».

Ma è sul mutuo quarantennale concesso ai nonnini che Begni – che giustappunto vive in un appartamento della Siae – esplode in una sonora risata: «Quindi le case le vendono ai vecchietti di adesso? Boh. Sarà successo qualche cosa a livello di gestione, noi come sindacato non ce ne siamo mai occupati». Non ride, Begni, quando chiediamo spiegazioni sul perché, da tre anni, non paga il fitto di casa (risulterebbe una morosità di quasi 25mila euro): «Adesso mi sembra proprio eccessivo parlarne. Però voglio dire che quei 25mila euro sono a compensazione di lavori di messa in sicurezza in cantina, che doveva fare il Fondo e siccome non ho avuto risposte da loro, ho fatto io. La casa l’ho avuta dopo 16 anni».

Chi, invece, ha usufruito dell’opzione-shock per l’acquisto della casa è un sindacalista della Cgil, ragioniere del Fondo Pensione Siae, Roberto Belli. Ecco cosa ci ha detto: «Ma nessuna trattativa per la compravendita è stata conclusa, perché la cessione delle abitazioni con il sistema dell’acconto da 500 euro è stata revocata (da Blandini, ndr). Non so perché fu stabilito, da parte del Cda, questa procedura. Anche io ho dato un acconto, ma è superiore ai 500 euro cui pure avevo diritto». Vero: 60mila per una casa che ne vale mezzo milione. Da pagare con comode rate, piano piano, al due per cento, per quarant’anni. Con bonifici dall’aldilà? 1-continua

(ha collaborato Simone Di Meo)