Quell'ambasciata italiana diventata covo terrorista

Gli anni di piombo, l'ambiguità del Pci, i doppi giochi degli 007. E una strana sede diplomatica

P iù che un libro è un salto nel passato più sconosciuto e tenebroso. Un passato rievocato attraverso le memorie del Brigadiere Tolletjje Botha, alias «JJ», l'agente segreto che gestì in prima persona le trame più oscure del Sudafrica bianco. Un Sudafrica che, a fine anni 70, pur incarnando un razzismo ormai politicamente inaccettabile resta l'alleato indispensabile dell'Occidente in un'Africa Australe dove l'Unione Sovietica controlla paesi come l'Angola, il Mozambico e la Tanzania. Paesi da cui si dipanano trame che toccano anche l'Italia. I latitanti dell'estrema sinistra di casa nostra usano, infatti, le strutture della Cooperazione italiana, totalmente controllata dal Pci, per garantirsi un comodo rifugio nel Mozambico di Samora Machel. I nostri servizi segreti intrattengono, invece, proficui scambi d'informazioni con il «Directorate of Covert Collection» il «Dipartimento Informazioni Riservate» guidato da «JJ». Ma per raccontare tutto questo, seppur a decenni di distanza, servivano una tragedia umana e un colpo di fortuna.

La tragedia umana è quella di «JJ». Nel giugno 1998, dopo aver assistito al disfacimento del Sudafrica in cui credeva e all'ascesa di quell'African National Congress di Nelson Mandela contro cui ha lottato, l'ex 007 si ritrova a combattere la sua ultima battaglia. Sa che l'operazione allo stomaco eseguita all'ospedale militare di Pretoria non è andata bene. Sa di non aver davanti più di qualche mese. Ma sa anche di avere tanto da raccontare. Mentre riflette su tutto questo alla porta della sua stanza d'ospedale s'affaccia un volto conosciuto. È quello di Giancarlo Coccia, l'avventuroso corrispondente de Il Giornale che per trent'anni ha raccontato ai nostri lettori le vicende del Sudafrica. Da quell'incontro fino all'ultimo respiro di «JJ» nasce un'intesa che riempie decine di vecchie audiocassette. Audiocassette che dopo aver trascritto Coccia mette al sicuro in Europa. Oggi, a vent'anni di distanza, come preteso da «JJ» prima di esalare l'ultimo respiro, quelle cassette diventano «Tango with death» (Tango con la morte) un libro, per ora solo inglese, appena pubblicato in Sudafrica. In quelle pagine in inglese ci sono molti capitoli italiani. A incominciare da quello sul Mozambico, l'ex colonia portoghese caduta sotto il controllo dei guerriglieri filo sovietici del Frelimo subito dopo la «rivoluzione dei garofani». Un anno dopo, nel 1976, l'Italia è fra i primi paesi occidentali ad aprirvi un'ambasciata.

Ma come «JJ» sa bene l'ambasciatore, scelto dalla Farnesina su raccomandazione del Sismi, non è un diplomatico qualunque. L'intelligence italiana ha scoperto la sua abitudine di utilizzare la posta diplomatica per garantire appoggi e sostegni ai guerriglieri marxisti di un paese dell'America Latina. Pur di non veder bruciata la sua carriera l'Ambasciatore accetta un patto che fa a pugni con i suoi ideali di sinistra. Grazie a quell'ambiguo diplomatico messo alla guida dell'ambasciata di Maputo l'Italia diventa il principale occhio della Nato nell'Africa Australe. «Pur essendo un membro a pieno titolo della Nato l'Italia racconta «JJ» - si ritrova improvvisamente nell'invidiabile posizione di esser accolta a braccia aperte dai governanti marxisti dell'ex-colonia portoghese. E, nello stesso tempo, di avere un rappresentante ufficiale di estrema sinistra che quotidianamente riporta agli alleati della Nato la crescente penetrazione militare ed economica dei paesi del blocco orientale in Mozambico». Ma il sottile gioco italiano è reso possibile anche dall'ambiguità del Pci. Il partito guidato da Enrico Berlinguer da una parte controlla la Cooperazione Italiana per lo Sviluppo, l'agenzia del Ministero degli Esteri per gli aiuti ai paesi in via di sviluppo, dall'altra è preoccupato per le infiltrazioni dell'estrema sinistra nelle sue strutture. In quel 1976 in Mozambico arriva non solo l'ambasciatore «infedele», ma anche Dario, un infervorato cooperante 29enne che commette l'errore d'innamorarsi e di portarsi in casa Isabel, una giovane mozambicana promessa in moglie ad uno dei capi del Frelimo.

Così quando Isabel viene arrestata, condannata come prostituta e spedita in un campo di rieducazione Dario rinnega la fede comunista e accetta l'offerta di lavorare per «JJ». Da quel momento il giovane cooperante amico di tutti i fuoriusciti di estrema sinistra che hanno trasformato in «buen retiro» la nostra ambasciata e la sede della cooperazione di Maputo, diventa il miglior informatore del «Direttorato Informazioni Riservate» e, per la regola dei vasi comunicanti, del nostro Sismi. Il Sudafrica, nonostante la pessima reputazione del suo regime, mantiene infatti ottimi rapporti di collaborazione con tutte le intelligence occidentali, compreso quel Sismi che nelle parole di «JJ» , «ha addestrato alcuni ufficiali della nostra Intelligence Militare a quell'arte della contro-intelligence di cui gli italiani sono i veri maestri». Così attraverso Dario e i suoi resoconti al Direttorato Informazioni Riservate scopriamo non solo che il Mozambico è diventato dopo il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro il rifugio di tanti brigatisti rossi, ma anche le preoccupazioni del Pci e di un regime mozambicano poco felice di ospitare una sinistra terroristica troppo estrema anche per i gusti del Frelimo.

Ma i resoconti di Dario a Pretoria ci rivelano anche come, nell'imbarazzo di Sismi e Farnesina, l'ufficio cifra dell'ambasciata di Maputo sia finito sotto il «controllo» di un latitante delle Brigate Rosse. Tutte vicende che «JJ» osserva da lontano grazie agli occhi di Dario. E che grazie alla sfuggente collaborazione tra intelligence italiana, gangli del Pci e agenti del Frelimo si concludono non solo con il «ritorno» in Italia di molti militanti di estrema sinistra, ma anche con la misteriosa e mai chiarita «sparizione» di alcuni di loro.

Commenti

honhil

Ven, 19/07/2019 - 12:03

Questo Pci, Pds, Ds, Pd e suoi derivati, che, di quelle gattopardiane trasformazioni, niente ricusano o hanno mai ricusato, anzi sono tante medaglie orgogliosamente appuntate al petto dei vari Bertinotti del momento, innamorati come sono sempre stati dai Che Guevara o subcomandante Marcos del tempo, tuttavia, delle sue manovre rivoluzionarie/terroristiche mai ha chiesto scusa agli italiani. Né mai si è pentito. Con l’aggiunta che, pur continuando a tenere celata diligentemente dietro l’iride dell’occhio ideologico, questa loro criminale trave, i dirigenti, nessuno escluso, che da questa filiera rossa discendono, invece, si sono sempre indignati e s’indignano, senza mai un cenno di discontinuità, per questo o quel moscerino nell’occhio dell’avversario politico.

killkoms

Ven, 19/07/2019 - 14:29

sempre il picci!

agosvac

Ven, 19/07/2019 - 15:02

Di queste schifezze, meglio neanche parlarne!