Quelle antiche ville che raccontano la storia di Pieve

Capita che un mattino il nipotino non abbia più voglia di dormire e ci faccia scendere, prima delle sei, dal letto. La mattinata di metà agosto è splendida e lo spettacolo della riviera che si prospetta dal balcone, unito all’aria frizzante che precede l’alba, fa venir voglia di camminare.
Percorrere quelle strade che solitamente si fanno in macchina, ci consente di scoprire piccoli e grandi aspetti della nostra terra che gli sguardi distratti dell’automobilista non colgono. Poi se ci si arrampica lungo qualche «creuza» allora si rivelano nuovi angoli, dai giardini delle villette disseminate sulla collina, a piccole emergenze della nostra storia, più o meno locale.
C’incamminiamo così verso Pieve Ligure imbattendoci subito nella mole di Villa Ceriana contornata dalle molte varietà di verde delle piante mediterranee. Ricordiamo un incontro avvenuto oltre un decennio fa con la Contessa Oretta Ceriana Mayneri che ci raccontò la storia della sua antica famiglia, che tra i suoi antenati annovera Papa Giulio II, ed in particolare quando i Ceriana vennero a Pieve sul finire dell’Ottocento. Fu l’architetto torinese Carlo Ceppi, (quello che aveva progettato la stazione di Porta Nuova) che ricevette l’incarico di progettare la villa, tipico esempio, negli affreschi e negli arredi, di stile primo Liberty e destinata a divenire, nel 1900, dimora dei Ceriana.
Poco più avanti, passiamo accanto alla cappella dei Rivarola, dalle delicate forme barocche, già appartenente all’antica famiglia ed in tempi recenti donata alla Parrocchia di Pieve e regolarmente aperta alla gente di Pieve per la celebrazione della Messa domenicale.
In splendida posizione l’Hotel Villa Regina, già Villa Rigatti, costruito fra la scogliera e la ferrovia agli inizi del secolo scorso ed oggi trasformato in condominio.
Sono ancora le antiche ville, in questo tratto di Aurelia che signoreggiano nel paesaggio: ville con storie di grandi famiglie, come i Massone o i Pirelli, ma che ormai hanno perso il loro fascino nel mutamento in condominio. Villa Marietta, sede del Comando Militare Germanico negli anni dell’ultima guerra e Villa Massone, nella cui cappella sostò Papa Pio VII esule verso la Francia e prigioniero di Napoleone. E a proposito dei Pirelli, ci sovviene il racconto di un anziano pievese che narrava come, nel dopoguerra, la famiglia milanese avesse risposto no ad una richiesta del Comune per finanziare il progetto di un nuovo acquedotto. Per ripicca il Sindaco aumentò loro le tasse espropriando anche un passaggio per la scogliera, che rese pubblico.
Attraversiamo la «liggia» di San Gaetano, la cui aspra e selvaggia natura è continuamente minacciata da smottamenti e frane verso il mare: nel 1954 vi transitammo in Vespa poche ore prima che la strada rovinasse in mare, restando interrotta poi per parecchi mesi.
E lasciando l’Aurelia saliamo lungo Via San Gaetano, tra fasce di ulivi, parecchie delle quali desolatamente incolte, e tra i pini marittimi che si affacciano sulla «liggia». Una lapide posta su Villa Ceresa ricorda che nel 1859 l’Arcivescovo di Genova Andrea Charvaz, in visita pastorale alla Pieve di Sori, vi sostasse e dal balcone benedicesse la popolazione accorsavi. Più avanti è la piccola cappella di San Gaetano, eretta nel 1948 a ringraziamento per la fine della guerra forse in relazione al suo culto come «Santo della Provvidenza». Salendo ancora la collina troviamo un’altra lapide sulla casa dove visse Emanuele Banchero, uno dei Mille, che, dopo l’epica impresa con Garibaldi ed una vita avventurosa in Sudamerica, sposò la ventottenne pievese Felicina Brunetto, stabilendosi fra questi ulivi, dove si spense a sessant’anni nel 1900.
Il sole d’agosto è ormai alto, e inizia a far caldo; conviene rientrare, gustando un pezzo di focaccia appena sfornato.