Quelle statistiche fumose

So che il Giornale ha una linea assai diversa dalla mia circa l’argomento fumo, ma forse neanche troppo: l’acquisto di sigarette è infatti calato del 5,7 per cento (unico dato certo) e questo tutto sommato fa piacere anche a me, meno si fuma e meglio è, meno si fuma e meglio si fuma, meno si fuma dove può infastidire (con rispetto reciproco, però) e più sono civili tutti quanti. Ciò posto, continuo a pensare che la portata rivoluzionaria della famosa legge Sirchia abbia fallito: a meno di volerla tradurre, rispetto a quanto prometteva, nelle seguenti sette parole: è vietato fumare negli esercizi di ristorazione. Fine. Penso che il dato secondo il quale ci sarebbe mezzo milione di fumatori in meno, inoltre, sia estremamente improbabile.
Cercherò di spiegarmi meglio: 1) l’acquisto di sigarette nel 2005 è appunto calato del 5,7 per cento, e lo confermano i produttori di tabacchi, i tabaccai e il ministero dell’Economia: ma a parte tutto, io chiedo, il 5,7 per cento vi sembra poi molto? Vi pare quel «crollo» di cui si è letto?; 2) il dato peraltro è inferiore, perché nel gennaio e febbraio 2005, temendo che potesse esservi un ben più sensibile calo degli acquisti a ridosso della legge, i tabaccai fecero ordinazioni sino al 20 per cento inferiori alla norma: e questo ha alzato la media delle rilevazioni; 3) chiunque sia andato al ristorante, nell’ultimo anno, si sarà accorto che alcuni a un certo punto escono a fumare: un gesto che durante una cena si può fare una o al massimo due volte (soprattutto d’inverno) e che tutto sommato fa fumare di meno anche gli incalliti, oltreché moltissimi fumatori «sociali»: e questo è un bene, ma è pure ciò che giustifica quel 5,7 per cento in meno di sigarette consumate: e tutto questo è ovvio, lo sa qualsiasi fumatore (fumo di meno persino io) e lo sanno i tabaccai e i produttori. Domanda: non sarebbe possibile vedere il database della ricerca curata dal ministero? E apprendere inoltre la metodologia di ricerca, anziché solo gli esiti nudi e crudi? La richiesta, non lo nascondo, è motivata dalla più totale sfiducia personale in un genere di ricerca statistica la cui valenza (spesso risibile) ho cercato di descrivere in un libro intero e in diversi articoli gentilmente ospitati dal Giornale: sicché trovo anche improbabile, o quantomeno poco prudentemente esposto, il dato secondo il quale il calo dei consumi di sigarette avrebbe determinato anche un calo del 7 per cento dei ricoveri per infarto al miocardio. Anche perché, diversamente da quanto avviene circa l’incidenza tra fumo e tumore ai polmoni, risulta che la causalità tra sigarette e infarto al miocardio sia ancora tutta da dimostrare; 4) da fonti ufficiose, quali un’associazione di tabaccai e due produttori, a me risulta che piuttosto sia parecchio aumentata la vendita di cartine e tabacco sfuso, complice il sensibile aumento del prezzo delle sigarette: il ministero ha dati su questo? E il contrabbando, frattanto, è calato o aumentato?; 5) lo Stato e i tabaccai, causa gli aumenti, non hanno perso denaro; tuttavia il 12 per cento degli esercenti (bar, ristoranti) ha denunciato perdite evidenti: il 12 per cento vi sembra poco? Ma soprattutto: come si concilia, questo, col dato diffuso dal ministero secondo il quale il 9,6 per cento dichiara di andare più di prima nei locali? Qualcosa non quadra; 6) in sostanza è vietato fumare nei ristoranti e perlomeno nel Norditalia c’è forse più attenzione in scuole, ospedali, uffici, aziende, redazioni: ma va detto che questo, e sia la benvenuta, non è che l’applicazione della legge del 1975. Anche il divieto che riguarda treni e aeroporti (che ritengo ingiusto perché privo di eccezioni) era preesistente alla legge. E beninteso, va benissimo.
Ma la vera rivoluzione della Legge Sirchia doveva riguardare i famosi «sceriffi antifumo»: e questi non esistono più per una sentenza del Tar. La rivoluzione doveva riguardare un divieto totale imposto in tutti i cosiddetti «luoghi aperti a utenti», intesi come studi professionali, condomini, stazioni, circoli, club, feste private, nonché il Parlamento italiano: e qui, spiace dirlo, anzi non spiace per niente, c’è stato un accomodamento all’italiana e in pratica si continua elasticamente a fumare come prima, e come si fa nella maggioranza dei Paesi civili del mondo; 7) in un anno, infine, ci sono state solo 327 infrazioni accertate.
Domanda: vi pare un dato serio? Un dato, cioè, che dimostri che la legge sarebbe perciò rispettata? Non dimostra, in primo luogo, che i Carabinieri hanno cose più urgenti da fare? La maggior parte delle infrazioni, peraltro, è legata all’irregolarità dei cartelli: i fumatori beccati nei luoghi vietati sono stati solo 112, uno ogni tre giorni in tutto lo Stivale. Tutti rispettosissimi delle leggi. Certo. Conclusione assai personale: viva il calo del consumo di sigarette, che a quello dei fumatori qui non si crede.
La Legge Sirchia è servita finalmente a ridonarci l'educazione e la civiltà necessarie per non fumare laddove già era vietato: dopodiché ci ha insegnato a punire sin troppo severamente i fumatori nei ristoranti, negli aeroporti, sui treni, in luoghi dove insomma un angoletto per i diritti dei fumatori (un tugurio di saletta come ce ne sono in tutto il mondo) è stato proibito più per ideologia che per vera necessità. Per il resto, spero che la gente fumi sempre meno. Magari un giorno smetterò anch’io. Questa legge l’ha reso più difficile: perché ha ridonato un fascino carbonaro a un’abitudine che si avviava a diventare, da sola, una nevrosi da sfigati.