Quelli del ’94 Sgarbi e Ferrara, riecco i combattenti liberali

Giuliano Ferrara e Vittorio Sgarbi. Ci furono all’inizio dell’avventura di Forza Italia, e del centrodestra, ci sono oggi quando le acque si fanno tempestose e che somigliano per molti aspetti quelle del ’92 e del ’93. Coincidenza? Non sembra proprio. Ci sono ragioni buone e anche ragioni meno buone.
Partiamo dal positivo. Lungo gli anni da quel lontanissimo 1994 i due non sono stati fermi. Hanno criticato, attaccato - talora pesantemente - formato liste e raggruppamenti con i quali si sono presentati a elezioni di diverso tipo, scritto libri, inventato quotidiani. Sempre facendo intendere che quella idea dell’inizio della libertà come contenuto politico capace di condensare attorno a sé tutto il progettare e l’agire politico, era valida, non andava persa e perciò conservata e rinvigorita. Cosa sono, solo ad esempio, i frequenti richiami di Ferrara - in certi periodi diuturni - al Cavaliere delle origini? Al Cavaliere che trova proprio nella sua anomalia (difesa dal direttore del Foglio senza mai un infingimento) la forza originaria e originale nella politica italiana? E cos’è la difesa del patrimonio culturale di Sgarbi da una prospettiva liberale e dunque minoritaria? Poi periodi di silenzio, di allontanamento ma al modo dei grandi dibattiti politici di un tempo che non c’è più, sulle idee, sulle passioni, sulle ragioni.
Come si chiama ciò che sta all’origine di questo tipo di presenza? Capacità di visione, di intuizione ma soprattutto passione culturale e politica. E qui diremo perché questo ritorno in televisione di questi due ancien combattant, dopo anni di militanza in forme diverse, ha anche un aspetto poco tranquillizzante per chi ha a cuore le ragioni del centrodestra italiano e più in generale di uno schieramento liberale in Italia.
Oggi tornano tutt’e due in Rai. Ci tornano perché c’è bisogno di spiegare, di far comprendere. Di non ripetere ciò che Berlusconi dice ma ciò che - storicamente - Berlusconi rappresenta in questo Paese. Di gente che ripete ciò che Berlusconi dice ce n’è anche troppa, dentro e fuori della politica. Di persone che, diversamente, fanno capire ciò che ci sta al di là dei fatti quotidiani ce n’è poca. Giuliano Ferrara e Vittorio Sgarbi questo lo sanno fare. Con sensibilità diverse derivanti da personalità, interessi e storie diverse.
Certo, non sfugge a nessuno che è più facile fare questo quando non si è direttamente dentro il Palazzo di cui si parla. Ma ci chiediamo - e questa è la nota dolente della vicenda - dal 1994 ad oggi perché non ne sono venuti fuori altri? Semplice: non nascono come i funghi dopo la pioggia. Vanno piantati e coltivati e questo non è stato fatto.
L’esperienza di molti Paesi ci insegna che queste figure vengono fuori dai vivai politici e culturali. Si chiamano anche fondazioni. E in Italia? Ce ne sono ma cosa fanno? Cosa producono? Ecco che allora quando ce n’è bisogno non si fa mai in tempo a crearli e per fortuna si può ricorrere a ciò che c’è di pronto. E, sempre per fortuna, quel che c’è è di qualità eccellente.
E chissà quante persone di livello ci sono in giro per l’Italia. Ma chi le cerca e chi le coltiva? C’è sempre qualcosa di più importante da fare. Ma poi c’è chi capisce e chi no e se chi non capisce - magari - fa parte anche della dirigenza delle formazioni politiche non solo non li cercherà ma se troverà qualcuno di buono farà di tutto per non farlo emergere. Intelligente quindi pericoloso e scomodo.