Quello che nessuno vi dice sulla crisi tra tedeschi e spread

Le tempeste finanziarie provengono dagli Usa, ma fanno più danni nella Ue perché è divisa in Paesi penalizzati e pochi privilegiati. L’andamento dei Bot lo dimostra: eravamo più solidi con Berlusconi

Ci sono molte cose dette sulla crisi economica che stiamo vivendo e ce ne sono molte altre che nessuno dice. La più importante è quella che sta all’origine del caos finanziario che si è generato: chiunque pensi che o chiunque voglia far credere che la colpa della crisi sia dell’Italia si sbaglia di grosso. Viviamo da dieci anni nel pieno di una serie di bolle speculative che hanno destabilizzato il mercato: quella di internet, quella immobiliare, la sub-bolla delle materie prime, la speculazione sui debiti sovrani. Queste hanno generato un deterioramento complessivo del mercato che ha preso ogni volta forme diverse. Adesso è il turno dell’attacco alle casse dei Paesi. Le crisi partono sempre negli Stati Uniti poi arrivano da noi in Europa dove diventano più forti per una questione banale: è un’entità disomogenea, nella quale ci sono paesi penalizzati come l’Italia e Paesi come la Germania che arrivano a vendere i propri titoli a tassi di interesse addirittura negativi avvantaggiando se stessi e danneggiando tutti gli altri.
Ora, secondo le stime del Fondo monetario internazionale, nel 2012 i governi mondiali avranno bisogno di prendere a prestito dai mercati più di 11.000 miliardi di dollari. Di questi: 1.400 miliardi in Europa; 4.700 miliardi negli Stati Uniti, 3.000 miliardi il Giappone 3.000 miliardi. Significa che la crisi del debito pubblico europeo è quantitativamente marginale rispetto al resto del mondo, ma la mancanza di una politica economica comune e di una Banca Centrale prestatore di ultima istanza rendono vulnerabili i paesi dell’Ue. Va da sé che la l’andamento dello spread italiano come quello di altri Paesi non dipende dal governo Monti o da quello Berlusconi, ma dalla debolezza della governance europea. La dimostrazione? Lo spread medio degli ultimi giorni del governo Berlusconi è stato più basso di quello dei primi sessanta giorni del governo Monti. Proprio così: contrariamente a quello che in troppi sostengono la tenuta del debito pubblico italiano era più solida con l’esecutivo precedente che con quello in carica: il motivo è che contano poco i picchi dello spread, mentre conta molto di più la media in un periodo più lungo. Peraltro, anche la riduzione del differenziale tra il rendimento dei titoli di stato tedeschi e di quelli italiani, ultimamente è stata drogata dal massiccio intervento della Banca centrale europea.