Quercia, l’istinto a mentire

Piero Fassino, aprendo ieri i lavori della direzione dei Ds, ha detto che questi sono i giorni più amari della sua vita politica, per «l’attacco indecente di cui sono oggetto». Poi ha aggiunto: «L’obiettivo è delegittimare il centrosinistra, colpendo il principale partito: i Ds. Non a caso, a guidare la campagna contro di noi è il Giornale».
Con questo, Fassino ha confermato l'istinto a mentire dei Ds. Perché la «questione morale», il «collateralismo» non sono stati sollevati da questo giornale, che solo il 31 dicembre scorso ha pubblicato il testo dell'intercettazione di conversazioni telefoniche tra Fassino e Giovanni Consorte. L'attacco su questi punti ai Ds era partito dagli ambienti vicini all'Unione e dall'interno dell'Unione stessa. Ecco la cronologia:
- 7 luglio: Fassino, in un'intervista a Il Sole 24 Ore, afferma: «Se Unipol lancia l'Opa, io dico di sì» e «niente pregiudizi sugli immobiliaristi», a cominciare da Ricucci;
- 9 luglio: attacca Francesco Rutelli con un'intervista al Corriere della Sera: «Ho paura di un capitalismo d'assalto. Le Opa? La politica del centrosinistra non deve tifare o promuovere cordate».
- 5 agosto: in un’intervista al Corriere della Sera, Arturo Parisi, sull'Opa di Unipol dice: «Ci sono domande alle quali non sono state date risposte convincenti». In particolare, i Ds «in nome del realismo hanno esitato nel farsi le domande giuste». Quindi afferma di condividere in pieno le critiche di Rutelli ai Ds.
- 14 agosto: Rutelli, sempre dalle colonne del Corriere, invita i Ds a recuperare una posizione più chiara su Unipol-Bnl. Ma Fassino replica: «Una campagna per indebolire me e i Ds». Campagna di chi? Non certo del Giornale, poiché a sfornare le intercettazioni, dal 27 luglio, è il Corriere.
- 2 dicembre: intervista di Carlo De Benedetti al Corriere della Sera in cui, rilanciando l'idea del Partito democratico, «incoronando» Veltroni e Rutelli, e quindi «scoronando» Fassino, D'Alema e lo stesso Prodi (declassato ad amministratore delegato), sull'Opa di Unipol disse: «Nel caso specifico, questa mi pare un'operazione di potere senza logica di mercato. Se poi servisse per fare politica, allora sarebbe sbagliata due volte».
- 12 dicembre: Franco Bassanini, a Repubblica, dice di non conoscere Consorte, ma è meglio stare lontani da personaggi come Ricucci e Fiorani. Poi precisa: «Nessun complotto anti-Ds, ma basta strumentalizzazioni».
- 19 dicembre: Rutelli insiste attraverso il Corriere: «No al collateralismo. Separare politica e interessi economici. Ciò che mi preoccupa è la guida di un'organizzazione economica diffusa sul territorio con dirigenti che in larga parte vengono quasi tutti dalla medesima organizzazione politica».
- 23 dicembre: D'Alema a Repubblica: «Attaccano me perché fa paura la forza dei Ds». Inoltre: «Consorte è il manager di una grande società quotata in Borsa», ma si prepara a lasciarlo al suo destino: «Non è il braccio secolare del nostro partito, né una sezione di lavoro dei Ds. Non prende ordini né da me né da Fassino» (avalla così la convinzione che siano i «due consoli» a comandare).
- 24 dicembre: Fassino interviene sull'Unità affermando che l'attacco ai Ds mira a colpire al cuore l'Unione: «La verità è che a qualcuno dà fastidio che una grande impresa del movimento cooperativo possa assumere un ruolo centrale nel sistema finanziario italiano. Ma è esattamente questo pregiudizio che noi non abbiamo accettato e non accettiamo»: il nemico è ancora il «sistema finanziario italiano», che non sta certo dalla parte di Berlusconi.
- 29 dicembre: Giorgio Napolitano, da poco senatore a vita, dichiara a La Repubblica: «Fassino e D'Alema ammettano i loro errori». Nomi e cognomi.
- 31 dicembre: buon ultimo - a quasi sei mesi di distanza - è arrivato questo giornale con la pubblicazione dell'intercettazione del colloquio Fassino-Consorte.
Come fa il segretario dei Ds ad accusare il Giornale di «guidare» la campagna contro di lui e il suo partito? Non c'è dubbio che il centrodestra considerasse la crisi dentro i Ds e tra i Ds e i loro alleati in modo positivo, elettoralmente parlando, e questo è non solo logico ma anche legittimo. Il fatto è che, per districarsi dalla vicenda, Fassino, Prodi, D'Alema, Violante e gli altri hanno approfittato di questo dettaglio finale - senza smentire il contenuto delle intercettazioni - per gettare sul centrodestra la responsabilità della campagna e ricompattarsi su quello che è il loro primo e unico obiettivo: sconfiggere la CdL e allontanare Silvio Berlusconi dalla politica. In questo, com'è naturale, hanno ritrovato sintonia con Rutelli. Ed è questo che ha permesso a Rutelli e Fassino di ridare ai Ds una facciata unitaria e a tutto il centrosinistra di considerare la vicenda chiusa e di riprendere la campagna elettorale come se nulla (o quasi) fosse successo.
Sarebbe stato più produttivo lasciare la sinistra cuocere nel suo brodo? Forse sì, ma ci volevano nervi saldi e cultura strategica. Bisognava attendere che la crepa si allargasse, come stava accadendo. Adesso, se non si rovesceranno altre rivelazioni, eventualmente in altre direzioni, la sinistra potrà riprendere «in positivo», ovviamente dal suo punto di vista, la battaglia elettorale, promettendo di sconfiggere Berlusconi, e riallacciando i legami con tutti coloro i quali hanno lo stesso obiettivo. Il centrodestra non potrà arrivare al 9 aprile con una campagna «in negativo», contro i Ds e le loro menzogne. Perché la politica è sempre, essenzialmente, futuro. Il centrodestra dovrà quindi approfittare di questi ormai meno di tre mesi per spiegare che tutte le riforme che ha fatto si inquadrano in un progetto organico e di lungo periodo, di cui si cominciano già a vedere i primi effetti sul piano macroeconomico, e che dovrà essere completato attraverso la fase delle liberalizzazioni che consentiranno ai semplici cittadini di misurare ogni giorno i vantaggi dell'uscita dell'Italia dal tunnel del lungo dominio sinistra-centro-sinistra.