La Quercia: se lasciano salta anche il Professore

I Ds sarebbero pronti ad accettare l’offerta dei rutelliani: un diessino come leader. Lo sfogo dell’ex presidente Ue: mi avete sfrattato

Laura Cesaretti

da Roma

«L’ho detto chiaramente, sia a Romano che a Parisi: la scissione della Margherita avrebbe conseguenze insostenibili», ha ripetuto ieri Piero Fassino sia agli emissari di Francesco Rutelli che ai diessini in fibrillazione per i tamburi di guerra prodiani. Perché gli uomini del Professore, per tutta la giornata, hanno dato come imminente la rottura: «Ad horas, è già nei fatti, nell’Ufficio di presidenza della Margherita di oggi si capirà tutto», era il ritornello che ripetevano. Brandendo contro il leader della Margherita l’accusa infamante di intelligenza con il nemico: «Quel messaggio di Berlusconi a Rutelli, venite con noi moderati, non è un caso o una forzatura: è la politica rutelliana di questi mesi che lo giustifica», spiegava il prodianissimo Andrea Papini.
Il fantasma della scissione Dl è stato al centro della discussione anche nella segreteria ds. «Non siamo noi ad avere il pallino in mano», diceva il cristiano sociale Mimmo Lucà. Ma è chiarissimo ai Ds che solo un loro altolà a Prodi può bloccare l’implosione del centrosinistra. E Rutelli ieri confidava: «Mi fido della lealtà di Piero». Anche perché il segretario della Quercia sa, come lo sa Prodi, che se i prodiani decidono la clamorosa uscita dal partito, «la conseguenza è una sola, e l’abbiamo già annunciata in tutti i modi», ricorda il Dl Paolo Gentiloni. Ossia, «il cannone è già puntato sul quartier generale», come chiosa un altro rutelliano: un attimo dopo la scissione, la Margherita è pronta a togliere la fiducia al leader designato. E tra le righe è già sul tavolo l’offerta alla Quercia perché sia un suo esponente (magari il segretario) a prendere la guida della coalizione. «Dopo il referendum il mondo cattolico non si riconosce più in Prodi - era il ragionamento di Mastella e di molti ex Ppi - lui rappresenta il 2% di chi ha votato no. Anche i Ds stanno riflettendo su questo: che apporto da quel mondo può ormai portare Prodi? E per molti cattolici dà più garanzie un ds di lui».
Ieri Fassino si è impegnato in una «fortissima pressione», come spiegano i suoi, «sia sul Professore perché eviti la scissione che su Rutelli perché non spari sulla leadership». Corredata da un sondaggio che suona come avvertimento al Prodi: una sua lista prenderebbe il 5%, altro che il 18%. «La scissione sarebbe una sciagura per tutti, per chi la fa, per chi la subisce, per il leader della coalizione - ragionava a sera il coordinatore della Quercia Vannino Chiti - per questo alla fine si dovrà trovare una composizione, e ogni soggetto dello scontro farà un passo indietro: altrimenti ci giochiamo le possibilità di vittoria che ancora abbiamo». Il passo indietro però dovrebbe farlo innanzitutto Prodi, che secondo i fassiniani ieri sera era «più conciliante»: le conseguenze «insostenibili» annunciate da Fassino sulla sua leadership avrebbero funzionato. Ma in realtà nessuno se la sentiva di escludere «che invece domani ci voglia mettere davanti al fatto compiuto». «Non siamo noi che ce ne andiamo: è Rutelli che ci caccia», ripetono i prodiani. Parole simili a quelle che ha sibilato il Professore nel cellulare di un dirigente Dl: «Mi avete sfrattato dalla Margherita».

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