Con questo decreto "estivo" agganceremo la ripresa

Scorrendo i molti provvedimenti del «decreto fiscale» emerge soprattutto un’impressione: buon senso. Verrebbe da dire che si tratta forse (il forse dipende dal fatto che si tratta di una prima lettura, e a volte il diavolo si nasconde nei dettagli) del migliore «decreto estivo» delle recenti legislature, soprattutto tenendo conto della scarsità dei mezzi a disposizione del governo, alle prese con un bilancio smagrito all’osso dalla crisi. Il «decreto Bersani» del 2006, ad esempio, conteneva elementi positivi ma era «macchiato» da alcune prese di posizione demagogiche contro alcune categorie «nemiche» ed era stato subito seguito dal pasticcio di Visco sull’Iva delle società immobiliari che aveva dato il via all’ingloriosa stagione dei provvedimenti annunciati e poi ritirati dopo il danno. Nel decreto che porta soprattutto le firme di Tremonti e Scajola si intravede invece un virtuoso equilibrio fra strette e concessioni: forse niente di rivoluzionario ma tante piccole sterzate per la maggior parte nella direzione giusta. Una cosa in particolar modo appare apprezzabile: il sincrono con uno scenario di ripresa economica, infatti quello che si deve scongiurare ad ogni costo è il rischio di una generale ripresa dell’economia che non venga «agganciata» dall’Italia. Abbiamo già sperimentato che alcune caratteristiche del nostro tessuto economico ci rendono più resistenti di altri Paesi a situazioni estreme di crisi, ma questa resistenza potrebbe trasformarsi in zavorra, qualora l’Europa ricominciasse a macinare crescita. Ben vengano quindi misure come la detassazione degli utili reinvestiti. Sarebbe stato certamente più semplice e popolare concentrarsi su provvedimenti quali sussidi o simili ed è prevedibile qualche alzata di spalle, dal momento che nel 2008 di utili se ne sono visti pochi, ma la scelta del governo sottintende una visione, che comporta una situazione di possibile ripresa e conseguente sostegno a tale scintilla iniziale tramite il reimpiego degli utili in macchinari e beni strumentali. Il tentativo di innescare un circolo virtuoso è evidente e in tale scenario si può comprendere l’attacco di Berlusconi al catastrofismo dei media: la possibilità di ripartire è finalmente concreta ed invece non passa giorno che non venga diffuso qualche bollettino di guerra, soprattutto riferito ad un poco utile passato. Riprendere ad investire e ad assumere conviene a tutti e i provvedimenti del decreto puntano in tale direzione. Assai concrete anche le disposizioni anti elusione ed evasione, attuate con l’intelligente sistema dell’inversione dell’onere della prova: è sempre antipatico dover dimostrare qualcosa al fisco, ma dinnanzi a ben note situazioni di abuso diffuso non rimane altra scelta e pertanto vanno senz’altro approvati sia i commi relativi agli utili realizzati sfruttando i «paradisi fiscali» sia quelli relativi all’uso dell’indicatore di ricchezza familiare «Isee» per il mantenimento delle prestazioni assistenziali. Non mancano poi provvedimenti che vengono incontro al cittadino comune soprattutto nel difficile rapporto con le banche, mettendo la parola fine a lunghi tira e molla sulla commissione di massimo scoperto e sulla surroga dei mutui.
Si tratta in definitiva di un buon decreto, per una volta mirato ad ottenere risultati in prospettiva e non ripiegato come al solito a mettere toppe a buchi passati. Di certo un decreto non è sufficiente a togliere antiche ruggini: finché ad esempio la situazione della giustizia rimarrà a dir poco aleatoria come l’attuale è difficile pensare all’arrivo di grandi investimenti dall’estero, tuttavia si tratta di un passino in avanti e per un Paese che d’estate era rassegnato a pensare a manovre-gambero può voler dire molto.
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