Quindicenne stuprata al parco, c’è un identikit

Il sindaco Cofferati chiede aiuto alla cittadinanza: «Chi ha visto qualcosa si faccia avanti». E An accusa il Comune: non è stato fatto abbastanza contro gli insediamenti abusivi

Claudia B. Solimei

da Bologna

È ancora caccia all'uomo, a Bologna, dopo lo stupro di una ragazzina di 15 anni, avvenuto sotto gli occhi del suo ragazzo di 17 sabato pomeriggio nel parco pubblico di Villa Spada: la polizia cerca due giovani tra i 20 e i 30 anni, forse romeni. Si setacciano tutti gli insediamenti abusivi di immigrati clandestini che sorgono vicino al parco ma che, dal giorno alla notte, si sono svuotati. Più di venti persone, alcune prelevate anche dal centro di accoglienza di Villa Salus, la struttura nel quartiere Savena dove sono stati alloggiati i clandestini sgomberati nei mesi scorsi dal «Ferrhotel», palazzo dismesso e occupato in via Casarini, sono state portate in Questura e quindi identificate. In nottata, poi, un uomo è stato sentito negli uffici della Squadra mobile dagli investigatori. L'uomo è sospettato di essere uno degli autori della violenza, ma è stato fatto uscire presto.
Al momento, gli unici indizi concreti nelle mani degli investigatori sono due: un identikit tracciato dalle stesse vittime e il ritrovamento del motorino rubato al 17enne e utilizzato dai due aggressori per la fuga. Il «cinquantino» è stato ritrovato nel centro storico della città, ma sul come Procura e Squadra Mobile non hanno voluto fornire dettagli, non confermando né smentendo la versione circolata in ambienti investigativi: il mezzo sarebbe stato intercettato, poche ore dopo la violenza, quindi già sabato, da un'auto della polizia. Sempre secondo questa ricostruzione, in sella al mezzo ci sarebbe stato un uomo che, quando si è accorto di essere stato notato dalla volante, si è allontanato correndo.
Nonostante molto poco trapeli dunque dagli investigatori, guidati dal dirigente della Mobile Armando Nanei e coordinati dal pm Licia Scagliarini, tra gli inquirenti continua a prevalere l'ottimismo: «Abbiamo speranze molto concrete di arrivare ai responsabili. Gli investigatori stanno lavorando bene», ha dichiarato il procuratore capo di Bologna, Enrico Di Nicola, che però ha aggiunto che «un identikit non basta». Per questo ieri è stato rinnovato, anche per bocca del sindaco Sergio Cofferati, l'appello a contattare la polizia rivolto a chi era presente nel parco il giorno dello stupro e può avere visto qualcosa di utile. «Mi ha un po' deluso il fatto che ancora nessuno si sia presentato - ha infatti aggiunto Di Nicola -. I due ragazzi erano in una zona aperta del parco, se c'erano delle persone, come è probabile, devono avere visto qualcosa».
Nell'attesa e nella speranza di un arresto imminente, in città si infiamma il dibattito sul binomio criminalità-clandestini. Alleanza nazionale accusa il Comune di non avere fatto abbastanza contro gli insediamenti abusivi della zona dove è avvenuto lo stupro. La Lega nord, dopo avere proposto una taglia sugli aggressori, sta organizzando per giovedì una fiaccolata contro i clandestini davanti a Villa Spada: «Sarà una protesta molto dura - spiega il segretario del Carroccio di Bologna, Simone Albertini -. Non siamo più disposti a tollerare episodi di questo genere». Albertini ha attaccato anche il sindaco: «Continua a bagnarsi la bocca con la parola legalità, quando è evidente a tutta la città che il degrado e la criminalità sono in continuo aumento da quando c'è lui».
Anche lo stesso procuratore capo ha lanciato ieri un allarme sicurezza: «Sono colpito dal degrado della situazione, anche in una città come Bologna dove uno non si aspetta che accadano fatti così efferati» ha dichiarato Di Nicola, sottolineando come negli ultimi anni ci sia stata una escalation di atti violenti: «Oggi siamo di fronte a un fatto particolare - ha detto -, ma questo mi fa pensare a un decadimento generale della situazione. Non è né con la repressione né con la prevenzione che si risolvono i problemi», ha quindi voluto aggiungere, tornando sulle dichiarazioni «politiche» rilasciate domenica e accolte da molte critiche. «È una questione culturale. I problemi si risolvono facendo crescere la gente e soprattutto la classe dirigente».
Il Consiglio comunale di Bologna, infine, ha votato un ordine del giorno comune di solidarietà per le vittime e le loro famiglie: «Mi auguro - ha commentato Cofferati al termine della seduta - che ci sia la disponibilità da parte di tutti a evitare qualsiasi forzatura e strumentalizzazione, anche involontaria».

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