Quote latte, il governo sospende il decreto

Stop al decreto quote latte. Il presidente della Camera minaccia la
"ghigliottina": la fissazione di termini per la
deliberazione conclusiva dell’Assemblea. I capigruppo trovano l'accordo: il contenuto finirà nel decreto incentivi. Proteste a Montecitorio

Roma - Stop al decreto quote latte. Dopo che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha minacciato di ricorrere alla "ghigliottina", la conferenza dei capigruppo ha stabilito di interrompere l’esame del provvedimento duramente contestato dall’opposizione e su cui anche la maggioranza si è divisa: "Stiamo lavorando - ha spiegato il presidente dei deputati della Lega - per fare in modo che i contenuti del provvedimento sulle quote latte siano inseriti nel decreto incentivi". L’Aula riprenderà domani mattina alle 9: al primo punto all’ordine del giorno c’è il decreto incentivi, solo al secondo il dl quote latte.

La "ghigliottina" di Fini Potrebbe scattare la "ghigliottina" sul decreto quote latte, ovvero la fissazione di termini per la deliberazione conclusiva dell’Assemblea e il vaglio degli emendamenti da ammettere al voto, se non si trovasse un accordo sul voto. Sarebbe la prima volta che si adotta questo procedimento. Per questo, Fini ha invitato i gruppi a "evitare che da lunedì i lavori della Camera si trasformino in un Vietnam". E il termine "guerriglia parlamentare" è già stato evocato dai capigruppo di opposizione Antonello Soro (Pd) e Michele Vietti (Udc) nel caso in cui Governo e maggioranza optassero per l’adozione della "ghigliottina". I termini per la conversione del decreto scadranno il 6 aprile, e dunque anche il ricorso alla fiducia, ipotesi ancora possibile, metterebbe a rischio la conversione del dl, che dovrà tornare in Senato. La ghigliottina era stata minacciata già in cinque occasioni nel passato, dagli allora presidenti della Camera Luciano Violanmte e Pier Ferdinando Casini, ma mai applicata. Se dunque vi si facesse ricorso, sarebbe la prima volta nella storia della Camera.

Zaia: "La mia non è una sanatoria" Il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia ribadisce che il decreto sulle quote latte "non è una sanatoria". "Ci vuol coraggio definirla tale - ha detto Zaia parlando a Treviso - visto e considerato semplicemente che questo decreto prevede, al momento, di andare all’incasso di una multa di un miliardo e 671 milioni a 8.404 aziende, delle quali 4.264 a interessi dell’8%, con tutta una serie di vincoli tra i quali il blocco dei finanziamenti comunitari finchè non è stata pagata la prima rata, la rinuncia dei contenziosi e molto ancora". "A differenza di quello che è accaduto nel 2003 - ha affermato il ministro leghista - quando si pagava la multa, in capo alle aziende, ad interessi zero a 14 anni. Se la mia è una sanatoria - ha concluso Zaia - qualcuno mi dica cosa è accaduto nel 2003".

Le proteste in piazza Opposte fazioni schierate una accanto all’altra: Cobas da una parte a sostenere il decreto quote latte e sindacati di categoria Cia e Confagricoltura dall’altra a manifestare contro la "legge vergogna". Com’era già accaduto la settimana scorsa, dal Piemonte, dall’Emilia e dal Veneto, centinaia di allevatori si sono radunati di nuovo davanti a Montecitorio per protestare in occasione del passaggio finale alla Camera del decreto. Ma questa volta a Roma, sotto la storica insegna della mucca Ercolina, sono arrivati anche i Cobas che hanno sottratto parte di piazza Montecitorio ai sindacati. E senza averne l’autorizzazione, secondo quanto denunciato in aula alla Camera da Domenico Pizzetti, del Pd. "Chi fuori legalmente manifesta sta subendo i soprusi di chi non ha l’autorizzazione", ha detto il deputato del Pd che ha chiesto alla presidenza della Camera di informarsi "come mai i responsabili dell’ordine pubblico abbiano acconsentito di occupare la piazza a chi non ha autorizzazione". Fuori, ha riferito Pizzetti, "c’è tensione".

L'intervento dei carabinieri E qualche intemperanza c’è stata, tanto che i carabinieri sono stati costretti ad allontanare un manifestante dei Cobas dal lato della piazza occupato dagli allevatori di Cia e Confagricoltura. A vegliare sui manifestanti, almeno cinquecento in tutto, sono schierati carabinieri e poliziotti in assetto antisommossa. Durissimi gli slogan urlati dai produttori che si dicono in regola con la produzione e che considerano il decreto un regalo ai cosiddetti 'splafonatori'. "Lega ladrona" e "Zaia dimettiti" sono i più gentili. Un manifestante è stato legato a una croce e sulla testa, oltre alla corona di spine, ha un cartello con su scritto: "Onesto". Ma gli splafonatori si difendono e consegnano ai passanti le prove, a loro dire, che gli 'onesti' in realtà tanto puri non sono: un articolo di un giornale locale del Piemonte in cui sono riportare le foto di documenti di produzione alterati, così da risultare in regola con le quote. Le copie dei libretti sono servite per aprire un'inchiesta su alcune cooperative piemontesi. Dunque, è la tesi dei Cobas, chi sostiene di rispettare la legge spesso ha falsificato le carte.