Quote a scuola per i bimbi extra Ue

In un Comune del Trevigiano il Carroccio domanderà al ministro della Pubblica istruzione di porre un tetto del 30% al numero di extracomunitari in classe

Treviso - Un’altra delibera che farà scuola nel Nordest che si sente sotto assedio. È quella che approverà la prossima settimana il consiglio comunale di Chiarano (Treviso), guidato da una giunta leghista che il 26 novembre ha fatto propria l'ordinanza sulla residenza agli stranieri. Questo provvedimento però non avrà effetto immediato: è una richiesta al ministro della Pubblica istruzione perché imponga un tetto del 30 per cento al numero degli studenti non italiani nelle scuole e filtri l’accesso con un esame di ammissione.
Dopo la residenza e il matrimonio, tocca dunque alla scuola. «Chiediamo che non si superi il 30 per cento delle presenze straniere nelle classi - scrive il sindaco Giampaolo Vallardi - per non far sentire stranieri i nostri ragazzi che, inevitabilmente, con l'attuale situazione, perdono tradizioni, identità culturale e attaccamento al territorio. Chiediamo al ministro di istituire una apposita commissione con l'obiettivo di approntare un idoneo filtro mediante prove di ammissione che valutino il livello di conoscenza della lingua italiana prima dell'inserimento degli alunni nelle classi».
Gli stranieri, spiega il primo cittadino, non possono seguire lo stesso programma degli studenti italiani: «Vengono buttati nella mischia senza conoscere l’italiano e senza poter comunicare. Questo provoca problemi in primo luogo ai ragazzi immigrati e rallenta le attività didattiche per gli italiani». La soluzione è un limite agli stranieri a scuola, previo esame di lingua e la frequenza a corsi di recupero per colmare il divario.
La notizia arriva nel giorno in cui il Gazzettino pubblica i risultati di un sondaggio settimanale svolto dall’istituto Demos di Ilvo Diamanti, secondo il quale il 27 per cento di veneti e friulani chiede aule separate per gli studenti stranieri (la media nazionale è pari al 18,3 per cento). Gli immigrati in classe impediscono agli italiani di imparare come dovrebbero: è la medesima convinzione del sindaco Vallardi. L'indagine dell'Osservatorio Nordest per il Gazzettino specifica che la quota di chi auspica scuole «a due velocità» è legata al livello di istruzione (solo il 18,4 per cento dei laureati è favorevole) e alla pratica religiosa (d'accordo il 46,1 per cento dei praticanti assidui). Tra gli elettori del centrodestra le «classi differenziali» raccolgono il 35,4 per cento dei consensi (fermi al 15,6 tra gli elettori del centrosinistra): Lega Nord 39 per cento, Forza Italia 36,9, 36 Udc, 24,8 Alleanza nazionale, 16,2 Partito democratico.
I numeri di per sé non giustificherebbero tanta preoccupazione. Gli alunni non italiani di elementari medie e superiori, stando ai dati diffusi il mese scorso dal ministero della Pubblica istruzione, sono il 9 per cento nel Veneto e l'8 per cento in Friuli Venezia Giulia mentre la media nazionale è del 6 per cento. Il Nordest è dunque interessato più che il resto d'Italia, ed è inevitabile che sia anche più preoccupato. Il problema è più sentito nei livelli scolastici inferiori: infatti le percentuali salgono all’11 e al 9 per cento limitandosi a elementari e medie (7 per cento Italia); e se a Vicenza si tocca il 12 per cento, a Treviso si raggiunge il 16 e in alcune realtà si supera il 40. Secondo l'ultimo rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, la percentuale di studenti stranieri in ritardo nel percorso di studio è del 43,2 rispetto al 13,2 degli italiani. E tre insegnanti su quattro, soprattutto della scuola primaria, ritengono problematiche le difficoltà di comunicazione e di comprensione dell'italiano da parte degli alunni immigrati.
Stefano Filippi