Al via la raccolta di firme per restituire la Rai alla gente

L’annuncio della Santanchè: i gazebo del Movimento per l’Italia in ogni piazza
È l’ora di reagire con un atto di disobbedienza civile. Lo dobbiamo ai nostri figli. La controinformazione
è un bene ma non può diventare
l’alibi per fare politica attraverso
la completa falsificazione dei fatti<br />
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Lo scrivevo, oltre un anno fa, l’8 maggio 2008, all’indomani della puntata di Annozero che si concludeva con le vignette di Vauro che sbeffeggiavano la tomba delle centinaia di vittime del terremoto in Abruzzo. Perché mai, chiedevamo, i soldi dei contribuenti raccolti dalla televisione pubblica con il canone devono farsi complici efiancheggiatori di questo modo incivile di fare informazione? Torno a chiederlo oggi, dopo la prima puntata della nuova stagione di Annozero: stesso fango, stesse tecniche di linciaggio, stessa demagogia. E stesse vignette: al ghigno sulle tombe dell’Abruzzo è sostituito solo quello sulle tombe dei caduti italiani in Afghanistan. Torno a ripetere oggi quello che scrivevo allora: la critica, anche la più aspra, e la controinformazione sono un bene per la democrazia ma non possono essere l’alibi di comodo per perseguire uno scopo apertamente politico attraverso la manipolazione e la falsificazione sistematica dei fatti. Rattrista come non si rifletta sulle conseguenze che si possono avere nel Paese se al modello Annozero del servizio pubblico si assegna un titolo ad honorem di legittimità morale e culturale. Che lezione esemplare per i giovani ai quali diciamo di voler insegnare la forza delle idee, certo, ma nel rispetto per gli avversari! Che esempio per i meno giovani ai quali si propone in modo ossessivo l’equazione libertà uguale licenza, confronto uguale discredito, diffamazione o perfino ingiuria! Anche il presidente della Repubblica è tornato in queste ore a mettere l’accento sui valori fondanti che l’Italia troppo spesso dimentica, e che vanno invece riportati al centro della vita politica e della società civile. Tra questi valori c’è quello di un servizio pubblico che significa, anzitutto, pluralismo, pluralismo, pluralismo. Nell’attesa che questo avvenga non possiamo più restare indifferenti e dobbiamo reagire. E siamo chiamati a farlo nel solo modo che abbiamo a disposizione: con la disobbedienza civile, col rifiuto di assolvere l’obbligo di pagare il canone Rai fintanto che la Rai non verrà restituita a tutti i cittadini. Anche su questa battaglia, noi del Movimento per l’Italia, saremo insieme alla gente con i nostri gazebo per raccogliere firme e adesioni per una Rai che sia davvero servizio pubblico, davvero al servizio di tutti. Ci sono battaglie in cui i politici non possono vincere se non hanno al fianco l’impegno costante dei cittadini. Dimostriamo che l’ora del disimpegno è finita, che non abbiamo paura di protestare, di riappropriarci del futuro nostro e dei nostri figli. I quali già sono condannati a studiare nelle scuole pubbliche spesso su libri che raccontano le false verità della sinistra sostenute da professori di sinistra. Non costringiamoli oggi a essere indottrinati dal Santoro di turno anche nel tempo, non poco, che passano davanti alla televisione. Sta a noi decidere di non subire più.
Daniela Santanchè
leader del Movimento per l’Italia