Raddoppiate in un anno le patenti ritirate per guida in stato di ebbrezza

C’è il professionista cinquantenne «beccato» al ritorno da una cena di lavoro e il ragazzino di diciotto anni uscito dalla discoteca. L’etilometro non fa differenze: chi ha bevuto più di un bicchiere di vino, un superalcolico o una birra in lattina non deve mettersi al volante. Altrimenti contribuirà ad allungare la lista dei cinquemila genovesi che (cento più cento meno) quest’anno si sono visti sospendere la patente per guida in stato di ebbrezza. I dati della commissione provinciale patenti, di cui fanno parte anche i medici del Sert, parlano chiaro: è bastato aumentare i controlli per far cadere nella rete degli agenti un numero doppio di persone che non hanno superato l’esame dell’etilometro.
«Se l’anno scorso sono state 3.500 le patenti ritirate - spiega Giorgio Schiappacasse responsabile dell’unità operativa del Sert di Quarto -, nel 2006 la cifra si avvia ad essere quasi raddoppiata. E questo perché manca completamente la cultura del “non bere” quando ci si mette alla guida. Basti pensare che non esiste un ristoratore che non offra un amaro a fine pasto, o che non c’è locale dove sono disponibili solo liste lunghissime di cocktail alcolici di tendenza».
Di questo problema sociale che non accenna a diminuire si è parlato ieri e oggi nel corso del convegno «Guida in stato di ebbrezza: pena pecuniaria o attività socialmente utili?», organizzato dalla Asl 3 e dall’associazione nazionale magistrati presso la sala riunioni della sede centrale della Banca Carige (via David Chiossone 12 a Genova). La proposta lanciata dagli esperti che cercano di contenere la diffusione del binomio alcol-guida è quella di trasformare la multa che si deve pagare per rimettersi al volante dopo una sospensione della patente per stato di ebbrezza in lavori socialmente utili. «Oggi la pena pecuniaria si aggira tra i 500 e i mille euro - spiega Schiappacasse -, ma una volta pagata non si impara nulla. Diverso il discorso se si facesse scegliere tra la multa e lo svolgimento di un’attività di servizio. Per esempio se si tratta di uno studente si potrebbe chiedergli una ricerca sull’argomento, oppure se è un negoziante si può fargli fare una pubblicità nel suo negozio... insomma, ci possono essere varie iniziative per far circolare le informazioni giuste e farle arrivare soprattutto ai giovani».
Gli incidenti stradali causati dalla guida in stato di ebbrezza sono la maggior parte e spesso coinvolgono giovani che perdono la vita così, in una maniera che si poteva evitare, solo con un po’ di buonsenso. «Ma bisogna parlarne e attivare iniziative nuove - spiega Schiappacasse - come pubblicizzare i biococktail, analcolici e che devono diventare una vera moda».