Rame, l’attrice che si fa il lifting per recitare anche in politica

Dopo sessant’anni di teatro, Franca Rame ha trasferito il suo palcoscenico in Senato dove si applica a disonorare un’onorata carriera. Attrice simbolo della disobbedienza civile, è diventata l’emblema dell’obbedienza alle logiche di partito. Ruggente sulla scena contro le guerre, ha belato in Parlamento approvando la missione afgana e il capriccio dalemiano di una spedizione in Libano. Così ha interrotto la serie dei maschi voltagabbana e ci ha regalato la novità di un trasformismo politico in graziose fattezze femminili.
Sulla leggiadria della senatrice di Italia dei Valori non si discute, nonostante i 77 anni. Ha fatto di recente anche un lifting, collo-zigomi-occhi, di cui aveva pochissimo bisogno ma che comunque l’ha resa ancora più fresca. Due giorni di ricovero alla clinica Villa Letizia di Milano, lo sgancio di 20mila euro per bisturi e soggiorno, e la pupilla di Totò Di Pietro è tornata sullo scranno in tempo per approvare l’ampliamento della base Usa a Vicenza e un paio di guerre italiane nel mondo.
L’umana decisione di ricorrere al plastico ha fatto un po’ di scalpore solo perché presa da una sinistrorsa tutto tondo come Franca, sempre pronta a tuonare contro gli sprechi dei ricchi. In effetti, 40 milioni di lire per spianare pochi centimetri di pelle, non sono esattamente una bazzecola. Per di più, la signora pareva contraria a queste pratiche. Quando il Cavaliere si era sottoposto al trapianto dei capelli, lei e il marito Dario Fo lo avevano preso per i fondelli nella fondamentale piéce teatrale, l’Anonimo bicefalo. Era inoltre noto che lo stesso Totò, suo leader, disprezzava la chirurgia estetica. Infatti si tiene le pronunciate borse agli occhi, preferendo la sua virile devastazione a un poco maschio ritocco. Contrarietà che risulta per tabulas da una dipietresca dichiarazione di un paio di anni fa, riferita al vanitoso Berlusca: «C’è gente che pensa al lifting invece di pensare ai soldati di Nassirya che rischiano la vita». Troppo galante però per rimproverare alla senatrice la sua debolezza, Totò si è perfino congratulato con Franca per il nuovo look.
Tra i due c’è un vecchio feeling di marca girotondina che risale ai tempi di Tangentopoli. Questo spiega perché l’attrice si sia candidata con l’ex pm, noto populista di destra, anziché coi comunisti di Fausto Bertinotti o di Oliviero Diliberto, a lei tanto più affini. Fu Leoluca Orlando, pure lui di Idv, a farle la proposta nel febbraio 2006, a due mesi dalle elezioni. La signora, che ama le iperboli, ha dichiarato che non dormì otto notti prima di accettare. Alla domanda sul perché scegliesse Di Pietro rispose: «Perché lui ha fatto saltare un sistema, ha fatto pulizia e ha fatto sorridere gli italiani». Spiegò poi che scendeva in campo per tre ragioni. La prima è che «sono donna, e le donne in politica scarseggiano». La seconda perché «altrimenti la gente di sinistra potrebbe disertare le urne in mancanza di candidati credibili», con ciò sottintendendo che, quanto a lei, lo era al massimo grado. La terza «per mandare a casa Berlusconi» di cui si era fatta questa opinione: «Un comico, un bugiardone. Ma come si fa a prenderlo sul serio? Diteglielo che non ci sono più i comunisti. La sinistra dovrebbe smetterla di rispondere a quello che dice. Dovrebbe andare nei comizi e fare solo grandissimi cori: “Bugiardo, bugiardo, bugiardo”».
Giunta a Palazzo Madama, Franca ha voluto a ogni costo entrare in commissione Bilancio, soffiando il posto al senatore a vita, Carlo Azeglio Ciampi, che credeva, come ex governatore di Bankitalia, di avere qualche carta in più da giocare. Ma la Rame disse che voleva combattere gli sprechi di Stato, forte della sua esperienza di amministratrice della compagnia teatrale Rame-Fo. A dimostrazione, espresse alcuni profondi concetti di finanza pubblica. «Mi sconvolge il debito pubblico. Chissà perché lo chiamano pubblico... noi cittadini non c’entriamo nulla con quei denari sprecati e buttati». Le fu chiesto come intendesse provvedere. «Non certo con tagli di spesa - rispose - ma riducendo gli sprechi». Della serie, mangio ma digiuno, parlo ma taccio, dormo ma veglio. Si è poi stupita che i parlamentari prendano 16mila euro al mese e vadano in pensione dopo 35 mesi anziché 35 anni come i comuni viventi. Ha quindi spiattellato sul suo sito internet tutti i privilegi dei colleghi, sdegnata con loro e soddisfatta di sé che gode dello stesso trattamento. Una e doppia: senatrice quando passa alla cassa a intascare l’indennità mensile, cittadina indignata gli altri giorni del mese.
Franca è stata duplice anche quando si sono posti i problemi della base Usa di Vicenza e della guerra a Kabul. Ha fulminato il governo contro la base. Ha marciato a Vicenza insieme a Fo, no-global e pacifisti. Si è fatta una doccia, è tornata in Senato e ha votato a favore del raddoppio della caserma americana. Sull’Afghanistan ha recitato uno psicodramma. «È un’angoscia - ha fatto sapere - che mi prende al cuore. La guerra è una tragedia, non posso votare sì. Sono pronta a dimettermi. Mi dimetterò. Anzi, mi dimetto». Si è guardata attorno, non ha notato apprezzabili reazioni e ha aggiunto: «Ma, ho un rovello: Franca, vuoi mettere di buonumore Berlusconi che adesso sta piangendo? No. Io il decreto lo voterò. Ma quando lo farò avrò il sangue agli occhi». E, trascurando eroicamente questo inestetismo, ha dato il suo sì alla guerra. Poi, deposta la scheda nell’urna, ha ricominciato la manfrina: «Se però ci fossero i morti... mi legherò ai cancelli di Palazzo Chigi, come quelle madri dell’Ohio davanti al ranch di Bush». Recita tre parti in commedia per restare avvinghiata alla sedia.
La sua ultima iniziativa, per completarne il profilo senatorio, è un «appello laico» contro la Chiesa. Il documento propone di devolvere l’otto per mille al Sinodo valdese per protesta contro le ingerenze cattoliche nella vita degli italiani. Il «dispetto» è controfirmato dai soliti firmaioli: Umberto Eco e Giorgio Bocca che già sottoscrissero documenti contro il commissario Calabresi, poi ucciso; Paolo Flores d’Arcais, Michele Santoro, Lidia Ravera e altri siffatti. Finanziare i valdesi è senz’altro meritorio, ma farlo in segno di condanna delle ingerenze religiose, è ipocrita. Nessuna chiesa infatti è più coinvolta in politica di quella della Valpellice che protestò contro i missili di Comiso, si schierò per il sì nei referendum bioetici, aderì al Social forum di Genova a fianco di collettivi e trozkisti. Non è dunque l’ingerenza religiosa in sé che Franca combatte, ma quella della chiesa che non le piace. Così oltre che pacifista di comodo, è anche una laica fasulla.
Non resta che rifugiarci nella sua biografia, per vedere se ne caviamo qualcosa di meglio. Milanese di Parabiago, Franca discende da una famiglia che era già di attori nel Seicento. A poco più di vent’anni incontrò Dario Fo, ex paracadutista del mussoliniano Battaglione Azzurro di Tradate, e gli fece gli occhi dolci. Li aveva bellissimi, come tutto il resto, ma Dario, ai suoi debutti sulle scene, finse di non accorgersene. Dopo un paio di settimane, Franca lo afferrò dietro le quinte e lo baciò sulla bocca con reciproca soddisfazione. Nel ’54, il prete benedisse le nozze nella basilica di Sant’Ambrogio. Ora, sposati da più di mezzo secolo, sono bisnonni.
Il loro sodalizio artistico ha avuto due fasi. Nella prima, cercarono il successo nei circuiti teatrali normali e in tv. Ma erano irriverenti e furono emarginati. Allora si misero in proprio, diventando i beniamini della sinistra estrema e paraterrorista. Misero in scena Morte accidentale di un anarchico che imputava a Calabresi l’omicidio dell’anarchico Pinelli. Quando poi il commissario fu assolto da ogni accusa e assassinato da Lc, non fecero una piega. Per sfregio, in quei torbidi anni ’70, Franca fu stuprata da cinque neofascisti che le spensero le sigarette sul seno e le tagliuzzarono la pelle. Pare che a aizzarli fosse stato un ufficiale dei Cc. Al processo, 25 anni dopo, furono tutti assolti per prescrizione.
Col successo, e nella crisi della cinquantina, Dario cominciò a correre dietro le sottanelle. Franca gli lanciò un avvertimento con un’intervista in cui diceva: «Quando un uomo è importante, le ragazze se li ritrova a letto col bidet già fatto». Lui fece orecchio da mercante e lei passò all’attacco. A Domenica in dichiarò in diretta: «Divorzio da Dario». Raffaella Carrà chiese esterrefatta: «Ma lui è al corrente?». «Adesso lo sa», rispose l’altra. Fo, all’estero, fu avvertito dai giornalisti. Cadde dalle nuvole: «Non so bene. Franca mi lascia?...». Poi bluffò: «Certo che lo so». Il loro unico figlio, Jacopo, commentò: «Divertente». Folli tutti e tre, come si vede, ma uniti. La faccenda si ricompose e Franca rientrò come nulla fosse. Anche stavolta aveva fatto la manfrina.